domenica, Settembre 26

Democrazia USA: cronaca di una morte annunciata? Una democrazia osannata, ma progettata in modi e forme alquanto claudicanti, alla luce degli avvenimenti di cui siamo stati attoniti od entusiasti spettatori

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I can’t breathe (sussurrava il cittadino americano madi pelle nera George Floyd al poliziotto squadrista Derek Chauvin il 25 maggio 2020 che lo ha ucciso volontariamente per soffocamento a Minneapolis con un ginocchio sul suo collo per 8 minuti e 46 sec. Poliziotto con ottime referenze, negli anni scorsi aveva sparato alla pancia una ventiduenne ammazzandola. Ad oggi è sospeso ma libero dopo aver pagato 1 milione! di dollari di cauzione… Questa è l’America in apparenza democratica, che criminalizza da 400 anni gli umani neri, dalla schiavitù alla segregazione razziale)

Nei giorni convulsi per le sorti attuali e future della democrazia in America e nel mondo, la lieta novella è che Trump si può gloriare di essere il primo Presidente statunitense ad aver collezionato due impeachment! Non sono previsti risultati immediati e manca il tempo perché sarà accompagnato alla porta. Non dopo aver inflitto altre ferite al tessuto istituzionale politico e culturale di quel Paese. Facendone emergere con il suo estremismo limiti e contraddizioni delle sue fondamenta tanto sbandierate. Beandosi in tanti acritici del presunto faro della democrazia americana, narrazione globale molto discutibile affezionatasi al protagonismo dell’individuo ed uno Stato minimo, un’economia competitiva con una violenta lotta per la vita quotidiana, privi di ogni sostegno, protezione sociale, solidarietà. Ciò che al contrario ha caratterizzato i sistemi sociali europei sempre posti in secondo piano e che alla luce dei drammatici fatti dell’assalto insurrezionale e terroristico al Campidoglio andrebbero rivalutati. Compresi gli istituti italiani, al netto della mediocre fauna politica di cui è popolata.

Dunque tra i diversi temi istituzionali e politici su cui riflettere suscitati dall’attacco e dagli spari alla democrazia americana, il 6 gennaio del 2021 è già accreditato impropriamente come un nuovo ‘11’ settembre dopo quello del 2001. È nella loro evocazione mitologica alla base del modello culturale americano di enfatizzare un atto violento drammatizzandone gli effetti suscitati da quell’attacco al Congresso, oggi si sa organizzato, condotto, solo da lontano, da un estremista di destra fattosi ‘re’. Questa liturgia laica serve a ricompattare il popolo simbolizzando un accadimento che diviene luogo di una tragedia comune. Non avendo mai goduto nel Nuovo Mondo della tragedia greca, uno dei fondamenti della civiltà umana, ne ripropongono ogni volta una ex novo. La spianata dove ‘vivevano’ le Torri Gemelle, Ground Zero, ne è un esempio.

Mia notazione personale: ho estrema fatica a ricordare di esserci salito più volte, come se anche parte del mio cervello partecipasse della rimozione di un atto collettivo ad alto tasso emotivo. Quando accadono avvenimenti straordinari, fuori da un ordinario rassicurante, si sprecano le iperboli ed esempi di fatti diversi. Lì c’erano terroristi islamici, qui, molto più grave, concittadini americani, più pericolosi, al netto dei morti procurati dai primi. Su quelli si scatena l’inferno, sui secondi si fa finta di niente o si sminuisce. Come avventatamente affermato da Biden parlando di non vera America di ‘sparuti’ gruppuscoli estremisti. Ed al contrario purtroppo di Trump non comprendendo ragioni e motivi antichi e recenti di una polarizzazione estremista nella politica e nella società che muovono molti americani. Occorre che Biden si contorni di intellettuali e consiglieri proiettati meglio sulle dinamiche contemporanee.

Alla luce di quanto accaduto e si sta preparando in occasione dell’insediamento di Biden nella spianata dell’ormai famigerata Capitol Hill il 20 gennaio, con uno spiegamento di forze di oltre 20 mila uomini, mostruoso, l’FBI ed altre agenzie di intelligence da giorni sono in allerta per la previsione del più grande raduno di fascisti, nazisti (forse anche quelli dell’Illinois odiati da Jake, John Belushi ed Elwood, i mitici Blues Brothers del grande film omonimo del 1980), suprematisti bianchi, gruppi terroristici organizzati. Insomma tutta una fascia di popolo che per un mal interpretato senso della libertà vengono fatti scorazzare per l’America, senza che i tanti troppi apparati dello Stato li fermino e li mettano in condizione di non nuocere.

Qui occorre dire alcune cose sullestetica del populismo. Nella sua sconsiderata e criminale cavalcata nazional-populista che ha raccolto l’estrema destra armata e non americana sotto la bandiera di nuove forme autoritarie e dittatoriali, il quasi ex Presidente, ancora in grado di scatenare insurrezioni e sommosse con morti, aveva lanciato il roboante proclama di far pagare, al Messico!, la costruzione di un muro con gli Usa perché i primi erano cattivi e stupratori (gli americani no!)!! Così per rallentare il traffico di droga, oltre le parole incendiarie non ha mai pensato di toccare veramente il sistema finanziario delle organizzazioni criminali, mandando solo agenti in territorio messicano o lungo il confine, facendo finta di frenare fiumi di droga richiesti da una domanda crescente in America che alimenta ovviamente il potere dei cartelli messicani. Ed il 12 gennaio 2021 ad 8 giorni dalla sua uscita dove è andato se non ad Alamo, Texas per un rituale di ‘celebrazione’ della costruzione di un pezzo di muro contro il Messico. Fantastico! Oltre la retoricaquell’atto è proprio la conferma delle incendiarie parole delle destre, populiste o meno, un segno simbolico di una potenza fittizia, non essendo stato capace di costruire veramente un Muro, con i soldi dei messicani poi! Perché è tipico del populismo scatenare guerre con tutto il mondo con tutti i mezzi possibili, mentre chiude spazi di libertà, come fatto in Italia nell’additare all’odio gli avversari come nemici fornendo indirizzi di domicili o numeri telefonici, come qualsiasi mafia. Metodo usato da anni dai giornalacci di destra e dalle tv commerciali in Italia con giornalettisti, quali mazzieri, costruttori, non quelli di Mattarella, di falsi dossier.

Salvo nei fatti non far nulla, ma intanto rilasciare nella gggente, il popolo, quella carica di rabbia montante per cui ci si sente meglio, con frustrazioni che sedimentano e vengono ‘ascoltate’ producendo poi gli effetti desiderati dai conducator Che poi si producano false notizie non importa a nessuno, essendo i fanatici sostenitori populisti incapaci, indifferenti o contrari a qualsiasi fact cheking, fatti verificati. Ovvero mettere alla prova la fiducia, emergendo qui una sua variante, la fede. Perché se la fiducia è la prova concreta tra parlare e fare, la fede è un affidamento che non prevede una prova realmente concreta dei fatti. Come nei miracoli: non esistono, ma si decide di crederci. Negli Stati, forse, Uniti una massa di popolo non crede a nulla, come taluni in Italia no vax no mask no brain, è scettica su tutto e sostiene solo ciò che viene presentato come un affronto nei loro confronti o frutto di bieche manovre, sempre altrui. Si pensi che c’è gente in America che crede alla tesi complottista di QAnon per cui i democratici sono pedofili!!!! Come comunichi con individui così? Narrazioni la cui falsità implica un collaudato schema fatto di una trama dove tutti gli elementi concorrono coerentemente a fomentare ed alimentare credenze prive di fatticità ma redditizie per speculazione politica. Questa iperbole parolaia necessita di una struttura narrativa dove vi siano i demagoghi, coloro che si offrono in/al pubblico con il loro corpo, oltre quello simbolico, i ‘due corpi del re’ declinati con finezza da Kantorowitz. Fece lo stesso in Italia il berlusca. Componente emozionale fondativa di una mitologia. Poi ci sono gli aizzatori cui seguono truppe di complemento.

In questo panorama abbozzato agisce una democrazia osannata ma progettata in modi e forme alquanto claudicanti, alla luce degli avvenimenti di cui siamo stati attoniti od entusiasti spettatori, come s’intravvede nel mitico balance of power, bilanciamento dei poteri con una parte del Congresso che appannaggio del contendente sconfitto finisce per rendere impraticabilile politiche del vincitore, vittima di un ostruzionismo permanente. Le elezioni di Mid Term dopo appena due anni dal responso elettorale infatti sovente hanno bloccato l’attività dei presidenti, mentre sono cresciute a dismisura potenti lobby che premono per leggi e leggine ad hoc. Benché regolamentate ed ove d’interesse generale le lobby aiuterebbero il potere decisionale, sono gruppi di persone che esercitano la loro influenza per farsi emanare provvedimenti normativi su problemi specifici o interessi, dalle lobby degli ordini professionali o del petrolio (Enc. Treccani). Secondo voi sovente quali interessi sono in genere rappresentati, quelli dei ricchi o quelli del popolo? Noi italiani abbiamo un progetto costituzionale più serio, con una reale separazione dei poteri, che l’arcorianovoleva infatti distruggere ponendo il potere giudiziario sotto il controllo dell’esecutivo, come in America.

Un altro problema americano. Si devono aspettare oltre due mesi dal voto per proclamare il nuovo presidente, assurdo perché non c’è nulla da intermediare, difatti nella spaventosa realtà che sfida persino la fantascienza, si riflette ad horas preoccupati per un sociopatico capace di scatenare qualsiasi cosa, muoia Sansone con tutti i filistei o àpres moi le dèluge, provando a sottrargli in questi ultimi giorni i codici della valigetta nucleare. Che già mi pare una cosa allucinante. Così come si è tentato in modo velleitario di applicare il 25° emendamento cui Pence si oppone, poiché comunque sodale di Donald. Per cui l’impeachment che è passato (con 197 senatori repubblicani contrari, si ricordi) varrà come clausola di sicurezza per non farlo ripresentare alle elezioni del 2024. Neanche il dittatorello della Corea del Nord ha fatto più paura di questo narcisista malato di onnipotenza, che non ammette contraddittorio o critiche. Pare come quando perdendo a pallone ci rivalevamo portandolo via. Ma avevamo 8-10 anni! Poi siamo cresciuti abbiamo perso e quindi abbiamo riprovato. Così ‘deve’ aver vinto le elezioni, è ‘sicuro e certo’ che ha vinto, ‘non è possibile’ altra ipotesi. E qualsiasi cosa accade sono sempre gli altri ad essere corrotti. Paranoica affermazione di superiorità che a naso nasconde vuoti di moralità che ne certificano l’inferiorità. Uno così altro che TSO, andrebbe rinchiuso e fatto rieducare ad un bagno di realtà, perché è un individuo capace di ogni atto maligno. Basta ascoltarlo quando da discusso palazzinaro, intervistato dichiarava che il sommo principio della sua vita era la vendetta contro gli avversari. Più chiaro di così, come confermano molti commenti psichiatrici sulla personalità disturbata di quest’ultimo in un interessante servizio televisivo del 2017, Unfit (ah la memoria allenata, anni fa anche ‘The Economist’ parlando dell’uomo arcoriano fece un servizio titolato Unfit to lead, incapace di governare). Ragionateci sopra, direbbe il Crozza-Zaia.

Venendo all’oggi dinanzi a ciò che è avvenuto il 6 gennaio la cui memoria ci attanaglierà per molti anni, si accavallano questioni geopolitiche tra loro intrecciate. Primo quesito: dopo 75 anni che gli Usa hanno salvato Italia ed Europa dal nazifascismo, nelle condizioni geopolitiche globali attuali, quel debito deve continuare a pesare come un macigno? Dobbiamo sempre andare a Washington a chiedere il permesso per governare, come fatto pure dal mio omonimo? Secondo punto: il mondo della Guerra Fredda con l’Unione Sovietica era bipolare ed i conflitti venivano ricondotti a due grandi attori, noi di qua loro di là. Di modo che la fedeltà o fiducia nel potente impero era scontato. Poi è venuto il periodo dell’Impero, un modello di dominio e sopraffazione condito della retorica dei diritti umani in cui l’Occidente ha preteso di poter regolare la geopolitica del mondo che cominciava a definirsi globale, per denaro merci oggetti più che per persone. Nel mentre cominciava a perdere appeal il richiamo ad un Occidente democratico a guida statunitense, con tutti in riga muti dinanzi ad una potenza il cui concetto di democrazia scatenava i più sanguinosi bagni di sangue in America Latina con colpi di stato, Cile, San Salvador, Argentina, mettendo a capo di quei Paesi estremisti e generali di destra per spezzare qualsiasi anelito di libertà ed autodeterminazione dei singoli popoli a dotarsi di governi scelti in autonomia. L’influenza americana aveva dei costi e poi il complesso industriale-militare doveva trovare sfogo per il benessere degli americani! Restano da approfondire ragioni e motivi di un processo politico di polarizzazione in atto nella società globale sospeso tra l’ideologia l’economia la cultura.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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