sabato, Ottobre 16

Delitto Yara Gambirasio: nè innocentista nè colpevolista

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Spesso sui  social appaiono post o dichiarazioni di persone che dietro a una tastiera esprimono le proprie opinioni o critiche e non solo, specie in relazione a programmi televisivi che argomentano su casi come questo o altri delitti che a livello giornalistico hanno attratto l’attenzione di massa.
Personalmente, quando invitato, partecipo e argomento sulla base delle dichiarazioni o dei documenti che mi vengono sottoposti in visione al momento poichè non dispongo di atti ufficiali. Da parte mia solo fredda e distaccata investigazione e opinione! Nè innocentista né colpevolista. Giusto per dare un contributo a una discussione che inevitabilmente si rivela sterile specie se si scade nella tifoseria.

Detto questo, solo sulla base della mia esperienza professionale, fornisco una opinione, condivisibile o meno, criticabile o meno. Non corro dietro alle notizie, il più delle volte inventate o fantasiose, non discuto sugli articoli pubblicati e sopratutto non faccio gossip. Perché questo è il vero problema di una indagine complessa come quella sul delitto della giovane Yara Gambirasio, dove solo il DNA – nucleare – colpevolizza un uomo condannato in primo grado all’ergastolo. Ma ricordiamolo che il DNA è stato rilevato sulle mutandine della piccola vittima quindi in una zona che diventa prova fondamentale e decisiva ai fini del giudizio.

Un’indagine come molte altre, costellata da tanti ‘contorni’ che servono a chiarire determinati aspetti – si ricorda che l’indagine per omicidio deve essere la più meticolosa, allargata e completa in assoluto e deve prevedere anche accertamenti aggiuntivi su persone terze che potrebbero poi non servire ai fini del giudizio ma che non dovrebbero nemmeno essere divulgati – a cui aggiungiamo i comportamenti di taluni personaggi con ricostruzioni utili più al prurito che alla ricerca della verità e mi fermo qui, chi vuol capire capisca.

Per aiutare a capire meglio ecco alcuni scenari incerti ma probabili o presumibili.

  1. la dichiarazione della madre dell’indagato circa la sua frequentazione con l’autista Guerinoni attesta la loro conoscenza e frequentazione anche se a detta della stessa limitata, ma poco importa, non voglio sapere se hanno avuto o meno contatti fisici non mi interessa, il dato investigativo è che vi è la conferma della conoscenza tra i due e quindi l’escursus scientifico per giungere alla identificazione di Ignoto 1 tramite il DNA del defunto Guerinoni è genuino;
  2. la vittima non risulta aver avuto mai contatti fisici, materiali o telematici con l’indagato, quindi in questo caso dovrebbe trattarsi di un rapimento ovvero sequestro di persona ma tale accusa non è mai stata formulata e allora si dovrebbe ritenere che la vittima volontariamente possa essersi accompagnata al suo assassino avendolo conosciuto poco prima e aver concordato con lo stesso, a voce, un incontro ma di questa eventuale evenienza non vi è traccia;
  3. l’indagato è stato molto abile evitando contatti di qualunque natura con la vittima e aspettandola sovente all’uscita della palestra nella speranza che lei lì si recasse ma anche di questi giri o appostamenti non vi è traccia o almeno non ci è stato dato conto;
  4. l’indagato ha dei complici e il suo ruolo nella vicenda sarebbe stato di compartecipazione ma non vuole rilevare tali nomi.

Il dato certo, allo stato è che tracce del suo DNA sono state rinvenute sugli slip della piccola vittima e che potrebbero essere scaturite dal rilascio di sangue, sperma, saliva o sudore. E da qui non si sfugge a meno che non vogliamo pensare che vi sia stato un errore nella rilevazione e nelle quattro differenti analisi effettuate.

La difesa vuole le contro analisi ma intanto cerca un ulteriore fratellastro proprio sulla base di quel DNA che geneticamente potrebbe corrispondere al DNA configurato. 

Ma questa eventualità, da investigatore, la capisco meno. L’indagato ha già dei fratelli perché cercarne altri ? E questa tesi sarà portata in Aula? E’ li che conta non nel salotto televisivo o davanti a un microfono giornalistico. E attenzione al rischio concreto di colpire altri soggetti e altre famiglie che poi potrebbero rivelarsi estranee alla vicenda. Altra fuffa, voglia di scoop o ancora prurito? Lascio a Voi le debite considerazioni.

Il buon investigatore non deve mai innamorarsi di una tesi e sposarla perché cadrebbe in un errore madornale da cui poi è difficile venirne fuori.

E io non l’ho mai fatto rivedendo, all’uopo, anche le mie posizioni e facendo liberare persone arrestate per delitti di cui erano stati accusati ma di cui non erano responsabili – Vedi caso Spilotros giusto per citare un caso emblematico e conosciuto – Spero di aver fornito un contributo perché nei talk gli spazi sono pochi e non sempre si può discutere ed argomentare diffusamente.

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