martedì, Aprile 20

Delitto e Castigo Arte e Cultura non possono essere derubricate a problema marginale

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Non so bene, da cosa abbia attinto la mai sopita e inesauribile vena mordace e disincantata dei Romani,  per forgiare l’espressione “sta’ a fa’ l’indiano”, oppure “ha fatto l’indiano”. Modi di dire che significano, ha fatto finta di niente, non ha dato risposte, ha fatto la parte di quello che della cosa di cui si discute non ne sapeva nulla. E nella nostra Nazione, di “indiani”, ne vediamo e ne abbiamo visti tanti, in forma singola o di associati in tribù. Maestri in questo si sono confermati senza tema di smentita i politici, i quali ogni qualvolta prendono pubblicamente la parola, ci intrattengono con delle superbe “lectio magistrali”, dell’io non c’ero, non sapevo, ma con me (o con noi dipende dall’opportunità contingente), da questo momento  tutto cambierà.

Allo stato dei fatti le varie tribù di “indiani”, hanno sempre avuto buon gioco, nello sterminare qualsiasi drappello di “giacche azzurre” capitanate dal “Custer” di turno. Alcuni di essi, retti, probi e particolarmente incisivi quali il Mario Segni del momento referendario. Ma era troppo fuori dal coro, e dalle “pastette”, che è stato semplicemente liquefatto con il passare del tempo  e con la non curanza. Ma questi sono aspetti politici, di ordine complessivo, noi vogliamo tentare di circoscrivere il campo di analisi, della nostra riflessione all’inqualificabile comportamento delle classi politiche, tenuto nel corso di tutte le Repubbliche, nei confronti dei Beni e le Attività culturali.

Sotto ogni latitudine, di prima o seconda o terza Repubblica che sia, l’esito di quel poco che hanno fatto è stato non dico disastroso,  il che già configurerebbe almeno, il sentimento di “terrore e pietà”, come insegnava Aristotele nella Poetica, ma semplicemente inconprensibile e indegno. L’aspetto maggiormente inquietante, non è dato dalla costellazione di incongrue disposizione, varate volta per volta a favore (?) delle attività  di settore, ma dalla assoluta mancanza di visione organica e complessiva del medesimo. Certo questo atteggiamento non è casuale, è la mela avvelenata cresciuta nel tempo, nel già di per se avariato frutteto della politica. Recente perla, dell’incompetenza, incapacità, o semplicemente mancanza di buona fede, la dichiarazione di incompatibiltà, del neo nominato Direttore del Teatro di Roma in questa carica, in quanto fino a quando non aveva assunto questo ruolo era stato alto Dirigente del Ministero di riferimento del settore dello spettacolo. La pronuncia d’incompatibilità, proviene all’Ufficio Legale del Ministero stesso. La cosa paradossale è che nel gennaio, momento d’insediamento dei nuovi organi del Teatro Argentina, con il parere negativo alla nomina di  Direttore di Ninni Cutaia, già espresso dai legali dell’amministrazione dello Stato, l’ex Ministro Bray aveva fatto bella mostra di se alla conferenza stampa di presentazione dei nuovi vertici del Teatro, nonostante questo vero e proprio vulnus d’origine per l’operatività dell’Ente.

Ma questo è un piccolo dettaglio, dello scempio quotidiano che si fa, di quel ormai poco che rimane, dell’innervatura del sistema cultuale nel nostro Paese. Il delitto è sotto gli occhi di tutti, le vittime sono plurime, e i colpevoli in concorso  del misfatto più d’uno. A una prima occhiata superficiale, potrebbe sembrare la vittima essere una sola, ossia la Cultura, della quale più o meno parlano tutti con un approssimazione e genericità, che da sola  denuncia il baratro, che questa congrega di pusillanimi ha scavato sotto i nostri piedi. Non è solo un problema settoriale, l’Arte e la Cultura, specialmente in una Nazione come la nostra. Non può essere derubricata a problema di nicchia o marginale. Il delitto perpetrato, produce effetti ben più nefasti di quelli percepibili ad una prima impressione. Consiste, tra l’altro nel fatto di avere disarticolato, il senso etico, morale, civile e di appartenenza del nostro popolo. Sono assolutamente convinto, che una più incisiva tenuta del nostro sistema formativo d’istruzione e culturale, avrebbe costituito, non da solo ovviamente,  un buon argine complementare,  al degrado e  al  capillarmente diffuso malaffare. E il pesce come recita il detto popolare “puzza dalla testa”. Che nel caso specifico, non è solo quella dei politici, ma di una classe burocratica di riferimento, che ad esempio subornando il Ministro di turno, di volta in volta, ha creato una sapiente rete di dubbi, incertezze e insicurezze, al fine di non far approvare alcune Leggi dello Stato in settori determinati, vedasi l’incapacità manifestata dal dopo guerra a oggi nel licenziare la Legge sul Teatro.

La povertà complessiva di spessore, tranne lodevoli eccezioni, quando la stampa e i grandi mezzi di comunicazione, si cimentano con argomenti del genere.  Il tutto viene confinato in un’affare di cronaca, o di denuncia di scandali più o meno veritieri. Insomma quella tanto esaltata, e decantata informazione, che sotto i suoi quotidiani poderosi colpi di maglio, sta letteralmente tritando, qualsiasi possibilità di vaglio critico del singolo. Una moltitudine di individui ai quali, se il dito indica la Luna, il nefasto sistema, si mobilita a morte per far si che si veda solo il dito. Di partecipanti al Delitto operato ai danni della Cultura, ne abbiamo individuati più d’uno, ma la “pratica” per individuarne degli altri per noi non è chiusa. Ma il giusto Castigo, a chi viene inflitto? Senso comune, e di Giustizia, farebbe dire ai responsabili del misfatto. Magari fosse così. E’ ormai di evidenza solare il discredito nelle quali sono cadute, chi in maggior misura come la classe politica, chi in minore, ma è solo questione di tempo, degli altri complici del Delitto perpetrato. Questo è il giusto, anche se insufficiente Castigo per loro, Ma questi comportamenti dissennati, hanno investito con la loro ombra melmosa, tutta la comunità nazionale. E se ne paga un rilevante dazio, a livello di credibilità internazionale.

Le conseguenze di ciò, oltre alla causa degli interessi da tutelare fra le Nazioni spesso conflittuali tra loro, lo vediamo ogni giorno nei comportamenti vessatori che ci vengono riservati dall’Europa. Ma forse neanche noi cittadini siamo così innocenti. Abbiamo anche noi la nostra buona fetta di responsabilità. D’altronde almeno per quanto riguarda gli eletti, sono lo specchio degli elettori. Ma da qualche parte ci sarà pure qualche esattore della premiata ditta “Equitalia e sodali” per far pagare a questi figuri quello che è ben più di un danno erariale. Forse dobbiamo rassegnarci a essere solo “O paese du Sole” e quello “di chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato”. Con buona pace di tutti. Anche con quella di Totti, ma si crepi l’avarizia.

 

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