domenica, Maggio 9

Delitto dell'Eur e la depressione-paracadute Federico Leonelli, l'assassino di Oksana Martseniuk, sarebbe stato depresso. Un male sociale?

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Può considerarsi il libro sacro della depressione, il romanzo ‘Il male oscuro di Giuseppe Berto. Un romanzo che rappresenta tale malessere esistenziale e si riflette nella vita dei tanti depressi che questa società antropofaga espelle e emargina (ma che la patologia spinge anche a auto emarginarsi e ad auto espellersi).

E’ a Giuseppe Berto ed al suo ‘male oscuro’ che ho pensato allorché ho letto i commenti all’efferato delitto avvenuto all’Eur, in via Birmania, del quale è stata vittima una povera colf ucraina 38enne, Oksana Martseniuk, uccisa e decapitata da un uomo, ospite da qualche mese del suo datore di lavoro, il 35enne Federico Leonelli.

Il paracadute della depressione è stato usato per spiegare la barbara uccisione della donna; così come a questa causa scatenante è stato attribuito il suicidio di Robin Williams; oppure il ‘figlicidio’ di Luca Giustini, ad Ancona, che ha ammazzato a coltellate la figlia di 18 mesi, ‘rea’ di disturbarlo col suo pianto.

E’ la depressione il vero veleno/droga del secolo – presente e passato -? Me lo chiedo setacciando le cronache degli ultimi anni e mettendo insieme i tasselli di un mosaico che rappresenta la ricorrenza di questo cancro dell’io.

Non voglio sostituirmi a chi ha competenza in materia psichiatrica; non ho gli studi che supporterebbero considerazioni scientifiche agganciate a tale disciplina. Parlo da osservatrice, essendomi imbattuta in una fenomenologia che declina la depressione negli esseri umani che ho incontrato.

Parto da un interrogativo, a cui non so dare risposta: siamo tutti depressi? E la depressione è la malattia del benessere? Ovvero, quando si ha necessità di focalizzare tutte le proprie forze, fisiche e psichiche, al raggiungimento dell’obiettivo minimo della sopravvivenza, non c’è spazio per la depressione?

Certo, nella mia esperienza quotidiana, non nego di essermi sentita scoraggiata e sconfitta. Molte volte. Quasi sempre.

C’è chi ha la forza interiore di rialzarsi; di combattere ancora e ancora. C’è chi si lascia sommergere dagli eventi e persino dalle piccole contrarietà.

Che appaiono a chi ci si confronta come la montagna del Purgatorio a Dante, nella Divina Commedia.

C’è chi, come lui, l’affronta; c’è, invece chi, come molti altri, se ne fa sovrastare e annichilire. E cova una cupa disperazione, un senso di revanche contro l’intera umanità, rappresentata dai perfetti sconosciuti e persino dalle persone più care; fino a giungere all’atto estremo di rivalersi su sé stesso.

Ebbene, la cronaca dei delitti attribuiti a depressi, stimola queste riflessioni e persino il desiderio di sottoporsi ad una specie di ‘pulizie di primavera’ per sgombrare da sé ogni ragnatela di depressione: sempre che ci si riesca; sempre che la si sappia riconoscere e averne contezza. Sempre che lo si voglia. Che non appaia persino più comodo, e interiormente doloroso e difficile da ammettere, tenersele strette le ubbie di questo ‘male oscuro’. Oscuro perché sordo e strisciante nella psiche.

Pare difficile immaginare che un uomo, giovane e fisicamente a posto, di aspetto imponente – le cronache ci raccontano che Leonelli fosse alto 1:90 – si crogioli in fantasie morbose e feroci; giri in casa in abbigliamento paramilitare, ivi compreso il volto coperto, e si trastulli con armi bianche, come la mannaia con cui ha staccato dal busto la testa della sventurata Oksana. E sorge persino il dubbio che il detonatore di tale pratica estrema possa essere stata la diffusione del video sulla decapitazione in Siria del giornalista americano James Foley.

Pare difficile che, nella sua mente, si fosse proiettato il miraggio di un’impunità da SuperIo tale da farlo considerare invincibile e legibus solutus: lo stesso slanciarsi all’assalto delle forze dell’ordine accorse per l’allarme lanciato dai vicini, viste le urla d’aiuto della donna – prima che Leonelli la tacitasse per sempre – appare come incredibile in una persona dotata di normale raziocinio e di senso della realtà.

Così come è poco praticabile la tesi di chi sostiene che si poteva arrestare l’uomo senza ucciderlo. E’ la stessa dinamica dei fatti a contraddire questa obiezione.

Non si tiene conto della tensione di quella manciata di secondi in cui si sono consumati i fatti: i poliziotti, forzando la porta del seminterrato ove Leonelli si era rifugiato con il cadavere della vittima, se lo sono trovati di fronte, pronto a avventarsi su di loro per assicurarsi la fuga (ma davvero credeva di farla franca? Di uscire indenne da una caccia all’uomo che si sarebbe immediatamente mossa sulle sue tracce?). E comunque è riuscito a raggiungere la sua auto, fuori dal seminterrato, malgrado fosse stato colpito al cuore.

Se ne fosse uscito vivo, era convinto che la giustizia, visti i suoi appoggi familiari, lo avrebbe condannato ad una pena mite? Oppure ad una pena nominalmente esemplare e poi erosa da sconti vari? Oppure la sua mente era talmente obnubilata da non soffermarsi in nessuna di queste considerazioni?

La mente mi vola al delitto del Circeo e alla belva Gianni Izzo… a quei fatti terribili che dimostrano come, in certe menti maschili distorte, e più diffuse di quel che si creda, le donne siano sempre oggetti di consumo, a cui non è permesso dire di no. Oppure che sono persino colpevoli di aver detto sì e questo le rende indegne di continuare a vivere.

Si attendono i risultati degli esami autoptici di entrambi i morti in quest’orribile fatto di sangue.

Emergerà che Federico Leonelli era imbottito di alcol, droga, medicinali? Saremo impressionati dalla descrizione della dinamica del delitto, del numero delle coltellate che hanno straziato Oksana, come ormai è tradizione in questa società di guardoni e cripto sadomasochisti?

Ci sarà un effetto scia, tale da far replicare da qualche altro ‘depresso’ le gesta terribili di Leonelli?

Troppi interrogativi punteggiano questo articolo: ma è la vita che è un tunnel di interrogativi e, forse, anche questi sono i detonatori della depressione.

C’è però chi non considera il ‘punto di domanda’ (come ho sentito chiamarlo da qualcuno che non ha frequentazioni con la grammatica) come un uncino inflitto nella propria carne e non vi reagisce delittuosamente e chi, invece, soggiace a questo meccanismo criminogeno.

I Soloni della psichiatria, naturalmente, ora andranno a scavare sui rapporti di Leonelli con la madre – separata da anni dal marito, alto ufficiale (della Finanza? Dell’Esercito? Ho anche scovato un tal Leonelli generale di Corpo d’Armata dell’Esercito, nel ’75); insegnante oggi sulla sedia a rotelle – e sui litigi che uscivano dall’appartamento in cui convivevano.

Mi chiedo, ancora: che ci faceva ospite del collega, se viveva dalle parti di Eatitaly, all’Ostiense, dunque neanche tanto lontano dall’Eur? E – per inciso – era così ricco questo collega, da permettersi una villa a via Birmania?

Lascio ai miei amici della cronaca nera, mastini di professione, le risposte a queste domande.

Per me, quest’ulteriore femminicidio è la punta dell’iceberg di una depressione specifica maschile, su cui andrebbe puntata l’attenzione per prevenire situazioni di allarme sociale (come se non bastassero quelle in cui viviamo quotidianamente immersi…).

 

 

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