giovedì, Aprile 22

Dei professoroni e della deriva autoritaria 40

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La polemica instaurata da personaggi come Zagrebelsky e Rodotà è forse stata esagerata nell’enfasi ma ha un fondo di verità su cui accendere attentamente i fari. Il rischio emergenza autoritarismo è potenziale se vogliamo intendere l’Italia un Paese democratico. Chi, come il sottoscritto, sostiene che il nostro Stato lo è solo formalmente ma non sostanzialmente (e fa sempre più fatica a esserlo anche solo nella forma) non vede solo un rischio ma una certezza. La certezza che non si eliminano le province (enti meno inutili di quanto per propaganda in tanti si sono agitati ad affermare) ma ci eliminano il diritto a scegliere i consiglieri e i presidenti provinciali; la certezza che non si elimina il Senato ma si riduce il numero di senatori che non saranno più eletti dai cittadini; la certezza che la nuova legge elettorale Italicum, uscita dall’accordo tra i soli Renzi e Berlusconi, sia un tentativo di deformare i consensi democratici a favore degli interessi del Pd e di Forza Italia (anche se il Movimento 5 Stelle cresce nei sondaggi e comincia ad essere un problema per la destra).

È sulla legge elettorale che sinceramente mi sento di concordare con Rodotà: è un rischio di deriva autoritaria perché cerca forzatamente di ridurre le forze politiche in Parlamento senza libera scelta dei parlamentari e con un forte ruolo dei leader carismatici (in questo caso Renzi Berlusconi e Grillo) e con una riduzione del suffragio elettorale dei rappresentanti delle istituzioni.
Non solo ma un ritrovato Pierluigi Bersani ha ricordato a Enrico Mentana che la possibile futura legge elettorale garantirebbe una maggioranza certa a una minoranza che potrà eleggere il presidente della Repubblica, i membri del Consiglio Superiore della Magistratura e altri organi di garanzia. Anche qui la deriva autoritaria è concreta.

Qualora dovesse saltare veramente l’accordo tra l’attuale presidente del Consiglio e il leader di Forza Italia sarebbe urgente rivedere la legge elettorale e farne una temporanea da realizzare a maggioranza semplice e successivamente coinvolgere il popolo italiano con un dibattito ufficiale e un referendum informale o con una assemblea costituente da realizzare con metodo proporzionale delle forze politiche e senza sbarramenti.

Non è questione di lana caprina, è questione di sostanza democratica e di nuove regole durature per contrastare il rischio di una deriva autoritaria che l’Italia non deve più vedere tanto meno desiderare.

 

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