giovedì, Ottobre 21

Definire il populismo

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Nella seconda metà del diciannovesimo secolo, negli Stati uniti viene fondato il Partito Populista. Esso difendeva, molto semplicemente, gli interessi dei meno abbienti contro l’ingordigia delle élite aziendali dell’epoca. Il partito ha goduto di un significativo ma effimero successo, promuovendo la causa dei poveri, i proletari. Il nome del Partito Populista era una chiara indicazione delle sue priorità: difendere i poveri contro l’avidità e l’elitarismo di uno spietato sistema capitalista, cosa di cui andar fieri e non uno stigma di cui vergognarsi. Esistono politici che, in effetti, si definiscono orgogliosamente populisti. Ma molti membri della stampa continuano a usare il termine “populismo” con il medesimo cinismo, come se fosse vergognoso preoccuparsi degli interessi della popolazione.

Questo uso cinico che viene troppo spesso fatto della parola populismo è, in realtà, pertinente al termine demagogia. Questo termine definisce una tipologia di argomentazione e comunicazione fondata sull’inganno, manipolazione e superficialità al fine di raccogliere consensi; è molto più preciso del termine “populismo” che stigmatizza tanto la popolazione stessa quanto l’avversario interessato.

Precisione di linguaggio e chiarezza delle definizioni sono fondamentali nel lavoro intellettuale. Ma il marketing politico cerca la semplicità e ritiene la popolazione incapace di comprendere i concetti complessi. Ne consegue la manipolazione del concetto stesso di popolazione da parte delle élite egocentriche. È lecito dire che un filosofo come Karl Marx era populista, ma non era un demagogo. Di fronte a ragionamenti come i suoi, ad esempio in materia di capitalismo, l’uso di etichette e approcci semplicistici non funziona a lungo, per quanto l’idea possa risultare accattivante. D’altro canto, sull’isola della filosofia politica, è quasi impossibile ignorare realtà quali il fatto che l’immigrazione dovrebbe essere controllata al fine di evitare la disintegrazione sociale e la disoccupazione di massa, tra i vari pericoli. Ma, invece di ammettere tali realtà, coloro che chiedono un miglior controllo dell’immigrazione sono spesso etichettati come populisti dai loro detrattori.

La popolazione non è più preoccupata delle connotazioni negative con cui è associata. E sta cedendo, tra le democrazie occidentali, a coloro che usano il marketing politico come fonte primaria di idee. Così, populisti come Nigel Farage a destra, oppure Jean-Luc Mélenchon e Bernie Sanders a sinistra, stanno per vincere sempre più elezioni restituendo al populismo la sua vera definizione. Strada facendo, i demagoghi, coloro che sono erroneamente definiti populisti e coloro che etichettano i propri avversari come tali, verranno sicuramente allo scoperto. E i membri della stampa, che fanno il gioco dei demagoghi da tempo, per ignoranza, per pigrizia, per settarismo o addirittura per corruzione, pagheranno il caro prezzo che sta erodendone la credibilità.

Aggettivi e definizioni ci aiutano a comprendere il mondo e a gestirlo. Abbiamo bisogno di impiegarli razionalmente e con prudenza. Il cinismo politico ha danneggiato la moralità e le capacità intellettuali delle società occidentali. Oggi, queste società stanno voltando le spalle ai responsabili di questa situazione, ma ci vorrà del tempo per riparare il danno che è stato già fatto. Le parole e il modo in cui la società le utilizza sono spesso alquanto indicativi. Cosa c’è di peggio del far credere alla popolazione che il termine populismo ha un’accezione negativa? All’Occidente si prospetta un ripido percorso in salita se intende recuperare prima o poi il suo posto nel mondo, ma si spera che la popolazione guiderà l’élite in questo viaggio. Sembra essere più portata per la leadership.

Traduzione di Maria Ester D’Angelo Rastelli

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