sabato, Settembre 18

Definire il populismo

0
1 2


ParigiÈ diventato facile etichettare politici e intellettuali in maniera favorevole o sfavorevole. Oggi esistono tantissime etichette con cui gli avversari possono agevolmente stigmatizzarsi a vicenda. Quelli che sono maggiormente stigmatizzati sono spesso coloro che osano staccarsi dalla linea di pensiero convenzionale. Avendo opinioni meno popolari di quelle detenute dalla maggioranza, sono facilmente definiti estremisti. E i responsabili del marketing politico adorano i marchi.

Attualmente, il marchio di “populista” è uno dei più utilizzati dai detrattori nei confronti di quegli attori e pensatori politici che sfidano la tendenza dominante. Così, ad esempio, il primo ministro ungherese di destra Viktor Orban e il leader francese di sinistra Jean-Luc Mélenchon sono entrambi spesso additati come “populisti” dalla stampa, nonostante abbiano pareri alquanto divergenti.

Abbastanza spesso, il populismo è associato alle idee di estrema destra, ma è anche impiegato per descrivere le linee di pensiero di coloro che, soprattutto a sinistra, si oppongono alla globalizzazione o austerità. Fondamentalmente, chi si concentra su soluzioni semplici per problemi complessi, se tali soluzioni vanno a favore delle masse, in particolare della classe medio-bassa e dei poveri, è definito populista. Il populismo è considerato come una serie di strategie e politiche di comunicazione politica ciniche e irresponsabili che mirano a trarre vantaggio dalle paure, sofferenze e preoccupazioni del popolo, al fine di vincere le elezioni e di fare carriera. In breve, questa è la descrizione dello stigma di populismo utilizzato contro i politici. Quando lo stigma è indirizzato agli intellettuali, il meccanismo è analogo: intellettuali che parlano al popolo, del popolo e dei loro problemi e che non sostengono l’élite politica e aziendale, sono spesso considerati populisti. Ma in realtà, in entrambi i casi, si tratta di un’etichetta che, a volte, è il risultato di un pensiero superficiale e che è spesso impiegata come arma nelle battaglie intellettuali.

Molto spesso, in un dibattito intellettuale, i soggetti che si trovano ad affrontare avversari più forti le cui argomentazioni sono meglio costruite e più coerenti ricorrono ad attacchi personali nei loro confronti. Ciò significa che la parte più debole in tale dibattito intellettuale, trovandosi in netto svantaggio, cercherà di privare il dibattito stesso della sua sostanza, concentrandosi sulle caratteristiche personali dell’avversario e spazzando via le sue argomentazioni etichettandole come argomentazioni di qualcuno le cui idee non meritano di essere prese in considerazione. A tal proposito, l’etichetta populista è un’arma formidabile. Pone la persona in una posizione in cui viene considerata superficiale, manipolativa ed egocentrica, l’archetipo del perfetto approfittatore pubblico.

Questo uso negativo e aggressivo del termine populismo è deplorevole, non solo per il cinismo che comporta, ma anche, e forse più importante, a causa della distorsione politica e filosofica che ha creato nel corso degli anni. In realtà, esistono due diverse definizioni di populismo:

  1. La dozzinale manipolazione delle emozioni del popolo e l’esercizio di argomentazioni superficiali da parte di politici e intellettuali.
  2. L’atto del preoccuparsi della popolazione, del suo futuro e del suo benessere.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->