giovedì, Agosto 5

Deficit: Italia rischia di sforare tetto field_506ffb1d3dbe2

0

Letta-Saccomanni

La soglia del 3% del rapporto tra deficit e Pil imposta dai patti stretti con l’Europa non è stata ancora ufficialmente sforata, ma rischia di farlo ben presto. Il Governo italiano vede il rapporto tra indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche e crescita (misurata con i dati grezzi del Prodotto interno lordo) attestarsi proprio al livello limite europeo nel corso del terzo trimestre. Su base annua, tuttavia, l’indebitamento netto è cresciuto di ben l’1,6%. Inoltre secondo i dati pubblicati dall’Istat, la soglia è stata superata nei primi nove mesi del 2013 . Il rapporto è stato infatti pari al 3,7% nel periodo preso in esame, con un rialzo dello 0,3% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente.

Tutto dipenderà insomma da come si è chiuso il 2013. Ma, numeri disponibili alla mano, viene da pensare a quanto dichiarato di recente dal Segretario del Pd. Matteo Renzi ha detto chiaramente che, ferme restando alcune condizioni, l’Italia può permettersi di superare la soglia del 3%. «Se all’Europa proponi riforme istituzionali e un Jobs Act che attiri investimenti stranieri, allora in Europa ti applaudono anche se sfori il 3%», ha affermato il sindaco di Firenze.

La Bce ha preferito non varare ulteriori misure di sostegno ai Paesi più in difficoltà come l’Italia. Nonostante l’inflazione non desti alcuna preoccupazione e la ripresa continui ad essere stantia, la Banca centrale europea ha lasciato i tassi di interesse invariati allo 0,25%, il mimimo dalla nascita della moneta unica. Tutti e 51 gli economisti interpellati da ‘Bloomberg‘ si aspettavano una simile decisione. Il tasso sui depositi è rimasto allo zero e quello sugli interessi marginali allo 0,75%. È il secondo mese consecutivo che i tassi di riferimento vengono lasciati allo 0,25% dopo il taglio di un quarto di punto apportato in novembre.

Tra credit crunch, spauracchio della deflazione ed euro forte, Mario Draghi è sotto pressione. Vista la ripresa fragile dell’economia dell’area, il banchiere italiano dovrà trovare un equilibro tra le sue promesse di allentamento monetario e l’assicurazione che la liquidità fornita alle società finanziarie non verrà usata solo per colmare i buchi di bilancio nei capitali delle banche, bensì anche per alimentare i prestiti a famiglie e imprese.

Draghi, che vede pressioni basse sui prezzi per almeno due anni, ha detto di essere pronto a usare tutti gli strumenti a disposizione, ma non ha avuto il coraggio di intraprendere nuove misure di rilancio. Una dichiarazione che ha lasciato interdetti alcuni osservatori. «La Bce ha specificato che anche se tutti gli strumenti necessari sono pronti per essere resi operativi, al momento non sente l’urgenza di metterli in atto», ha dichiarato a ‘BloombergNick Kounis, head of macro research presso ABN Amro Bank NV. «È una presa di posizione notevole, tenuto conto che l’inflazione resterà bassa per un bel po’ di tempo».

Dopo che l’inflazione core è scesa allo 0,7% in dicembre (il CPI è allo 0,8%), è cresciuto il numero di investitori convinti che sia necessario un interventismo da parte della Bce. I prezzi al consumo dell’Eurozona sono rimasti sotto la soglia del 2% per 11 mesi di fila. Secondo gli analisti di Fxcm «siamo in estremo ritardo rispetto ai tagli che avremmo dovuto vedere tempo addietro ed abbiamo timore che pur di fronte ad eventuali decisioni la situazione sia molto difficile da recuperare».

Nella conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo, il banchiere romano ha sottolineato che la Bce agirà nuovamente contro la bassa inflazione prevalentemente in soli due casi: un eventuale inasprimento delle condizioni del mercato monetario o un peggioramento, in senso di ulteriore indebolimento, delle prospettive dei prezzi al consumo.

Draghi ha riconosciuto che l’istituto oggi ha «usato parole più determinate» nella sua retorica su questo fronte. Tuttavia ha precisato che il quadro attuale dei dati risulta ancora accettabile. In un’area euro in cui la disoccupazione resta «elevata», secondo il banchiere «è necessario portare avanti riforme dei mercati dei prodotti e del lavoro» che favoriscano competitività, più crescita e creazione di occupazione.

Sul versante macroeconomico, buone notizie dai paesi virtuosi dell’area euro e negative da quelli indebitati, nel caso specifico Italia e Grecia. Per la prima volta in tre mesi è salita la produzione industriale tedesca. A novembre è aumentata dell’1,9% su base mensile (dato destagionalizzato) dopo il calo dell’1,2% di ottobre. Il dato è stato migliore delle attese degli analisti, i quali puntavano su un rialzo dell’1,5%. Su base annua l’indice ha segnato un aumento del 3,5%, superiore alle stime di un +3%.

In Grecia la disoccupazione è in pratica triplicata per ogni fascia d’età dal 2008 a oggi. Il potere di acquisto delle famiglie italiane nel frattempo è arretrato di 25 anni. Il calo rilevato dall’Istat ha provocato una spending review degli italiani durante l’anno. La situazione economica generale del Paese, osserva la Coldiretti, si riflette negativamente sui consumi delle famiglie. Per effetto di tale ridimensionamento del potere d’acquisto, più di due italiani su tre (68%) hanno ridotto la spesa o rimandato l’acquisto di capi d’abbigliamento e oltre la metà (53%) ha detto addio a viaggi e vacanze e ai beni tecnologici (52%) e molto altro ancora.

Il quadro italiano cozza con quello generale dell’area, dove si è rafforzato sul finale dell’anno il clima di fiducia, specialmente tra i consumatori, secondo l’indagine condotta dalla Commissione europea. L’indice generale si attestato a quota 100 punti a dicembre, dai 98,4 di novembre superando leggermente le attese e segnando il valore più alto dal luglio 2011. Secondo l’inchiesta il miglioramento ha coinvolto soprattutto la fiducia delle famiglie, mentre tra i vari raggruppamenti di imprese si sono registrati valori stabili o lievi flessioni.

Torna a crescere intanto l’ammontarte di prestiti concessi dalla Bce alle banche italiane. Dai 227,6 miliardi di euro di novembre siamo passati ai 235,8 miliardi di dicembre. È quanto si apprende dagli aggregati di bilancio della Banca d’Italia, secondo cui a causare l’incremento sono state le operazioni di rifinanziamento principali, passate da 2,7 a 22,1 miliardi, mentre le operazioni a più lungo termine hanno continuato la discesa, da 224,9 a 213,7 miliardi di euro.

In materia di tasse immobiliari, il governo presenterà un emendamento per concedere ai Comuni la possibilità di incrementare le aliquote della Tasi oltre ai massimi attuali per concedere detrazioni alle famiglie e ai ceti più deboli. L’aumento, che non comporterà alcun aumento della pressione fiscale, sarà compreso tra lo 0,1 e lo 0,8 per mille complessivo e i Comuni saranno liberi di decidere come ripartirlo tra le diverse basi imponibili.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->