domenica, Maggio 16

DEF: la guerra delle Regioni La Legge di stabilità potrebbe aprire uno scontro tra il Governo e il fronte unito delle Regioni

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Il Pre
mier Matteo Renzi ha partecipato al decimo vertice Asia-Europe Meeting (ASEM) che si svolge a Milano oggi e domani. «Milano» ha esordito Renzi nel suo discorso «è una delle città più laboriose d’Europa, è la capitale economica dell’Italia, la città dove nel corso degli anni si sono verificati fenomeni di innovazione». «Auguro a tutti noi» ha aggiunto «di avere la stessa curiosità che ha portato questa città a investire nel futuro». Per il Premier, però, è stata soprattutto l’occasione per riproporre alla platea internazionale alcuni temi-mantra del suo Governo: «Credo che sia importante che da questo vertice si esca con una posizione comune sulla crescita sostenibile quale priorità condivisa». Renzi ha, infatti ribadito con enfasi che «patrimonio comune è la necessità di investire e sostenere la crescita globale che sia sostenibile e in grado affrontare le difficoltà finanziare e occupazionali che alcune zone del mondo stanno vivendo». «L’Europa e l’Asia» ha proseguito «devono affrontare la sfida verso uno scenario che rimuova alla radice le cause della povertà», perché l’interesse comune di tutti i Paesi è «garantire la sicurezza alimentare, le risorse idriche, la sicurezza energetica, opportunità sociali e pari opportunità per donne e giovani nel mondo del lavoro».

Tra i temi caldi al centro degli incontri clou di domani che verteranno attorno al problema del terrorismo e dell’Isis, all’emergenza sanitaria legata all’epidemia di ebola in Africa occidentale e alla soluzione della crisi russo-ucraina. A quest’ultimo riguardo, si terrà un incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e quello ucraino Petro Poroshenko; parteciperanno anche Renzi, Angela Merkel, Francois Hollande e David Cameron.

Le Regioni fanno fronte comune contro la Legge di stabilità presentata dal Governo. Il presidente della conferenza delle Regioni Sergio Chiamparino ha dichiarato che «la manovra è insostenibile per le Regioni a meno di non incidere sulla spesa sanitaria». «Il Governo fa delle legittime e condivisibili manovre di politica economica» ha proseguito «ma usando risorse che sono di altri enti: l’elemento incrina un rapporto di lealtà istituzionale e di pari dignità». Per questo, ha aggiunto Chiamaparino, «le regioni chiedono un incontro urgente al Governo per affrontare una serie di temi e ricostituire un rapporto di leale collaborazione». Rincara la dose il presidente della Campania Stefano Caldoro: «C’è un tema di affidabilità istituzionale che si pone: con questa misura vengono meno due patti e quindi, da parte del Governo, non si è affidabili». Identità di vedute da parte del presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni «Valutando il testo, sembra ci siano 4 miliardi di tagli alle Regioni, 2 dei quali sono i nuovi fondi alla sanità datici a luglio di quest’anno con un accordo tra Governo e Regioni e che adesso sarebbero inopinatamente tagliati.(…) Non è che il Governo può prima fare un accordo e poi togliere di mezzo questo accordo senza coinvolgere chi ha firmato». Non meno esplicito e polemico è il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti: «Siamo chiamati a finanziare scelte politiche non nostre ma prese dal Governo, legittime, ma non richieste dall’Unione europee. (…) Semplice abbassare le tasse con i soldi degli altri. Le Regioni sono chiamate ora a condividere il raggiungimento di obiettivi di finanza pubblica dettati dall’Ue, a finanziare scelte che non abbiamo preso noi ma il Governo». Il presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini ha fatto poi notare che «è tecnicamente impossibile prevedere questi tagli senza incidere per il 70% sulla sanità: dei 4 miliardi di tagli, 3 saranno sulla sanità. Il resto ricade sul trasporto pubblico che si basa sulle entrate delle Regioni: non si regge tecnicamente. Con la rettifica fatta in Finanziaria non si vuole dire la verità: questi tagli sono su sanità e trasporti». Insomma, se il Governo sembra essere riuscito a limitare i danni delle opposizioni interne al PD in Parlamento durante la presentazione del DEF, non sembra che il gioco gli stia riuscendo con le Regioni, nonostante queste siano governate il larga maggioranza da giunte di centrosinistra. Leggendo le varie dichiarazioni, uno dei temi che compattano più efficacemente il fronte regionale è il rifiuto di prestarsi a un disegno di tagli drastici, nel quale siano i presidenti di Regione a doverci mettere la faccia. Alla luce della determinazione espressa dai presidenti di Regione Renzi potrebbe essere costretto, suo malgrado, a rivedere alcune parti sensibili della manovra appena presentata. In caso contrario, non è escluso un muro contro muro che rischia di mettere in seria difficoltà il Governo.

Il Parlamento riunito in seduta comune ha votato questa mattina per l’elezione dei due giudici della Corte Costituzionale e del membro laico del CSM. Nonostante l’appello, l’ennesimo, rivolto ieri dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano affinché le forze politiche ponessero fine a una situazione da ‘repubblica delle banane’, l’esito del voto è stato ancora una volta una fumata nera. In attesa che FI riesca a ricompattarsi o anche solo a trovare una qualche tregua tra le fazioni contrapposte, il partito di Silvio Berlusconi e il PD hanno continuato a votare scheda bianca. Raccogliendo l’invito del Presidente della Repubblica e in accordo con i capigruppo dei partiti, i Presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, hanno deciso che si procederà a oltranza finché non verranno eletti i due giudici della Consulta e il membro del CSM. Per il momento, però, neppure questa strategia si è rivelata efficace per superare l’impasse istituzionale: nella tornata (la ventesima!) che si è tenuta nel pomeriggio, infatti, i parlamentari hanno concesso il bis, confermando il voto della mattinata. Visto l’andazzo, non è improbabile che la nomina dei giudici di pertinenza presidenziale (che sono al termine del loro mandato) avvenga prima che il Parlamento riesca nell’epica impresa di nominare i suoi. Tale evenienza, tuttavia, rappresenterebbe un’implicita ed inappellabile sanzione dell’inefficienza e dell’irresolutezza dei nostri parlamentari.

Nel corso di un’informativa alla Camera, il Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha dichiarato che l’operazione «Mare Nostrum non convivrà con Triton, ma sarà chiusa. A un prossimo Cdm sarà deliberata la conclusione dell’operazione». «Anche dopo la dismissione dell’operazione Mare Nostrum» ha proseguito il ministro «l’talia continuerà a fare ricerca e soccorso in mare, ma non avremo due linee di difesa: una più avanzata verso la costa nordafricana e l’altra sul confine Schengen». Parlando degli importanti e innegabili successi di Mare Nostrum, Alfano ha ricordato che l’operazione «ha evitato che il Mediterraneo si trasformasse in un immenso cimitero: in un anno abbiamo soccorso poco meno di 100mila migranti, purtroppo ci sono stati quasi 3mila tra morti e dispersi. Abbiamo inoltre arrestato oltre 500 scafisti e sequestrato tre navi madre». Sul tema della coesistenza tra Mare Nostrum e Triton è intervenuto il direttore esecutivo di Frontex Gil Arias Fernandez, che ha tenuto a precisare che, nella prospettiva delle istituzioni europee, la seconda non sarà alternativa alla prima, dal momento che «Agenzia Triton e UE non possono sostituire gli Stati nella responsabilità di controllare le loro frontiere: da parte nostra arriverà un supporto». Un punto, questo, sul quale il Governo, o comunque il suo Ministro dell’Interno, dovrà fare chiarezza innanzitutto a se stesso. Da questa chiarezza, infatti, dipendono troppe vite.

 

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