giovedì, ottobre 18

Def: impegni non mantenuti, credibilità e onorabilità dell’Italia pari a zero Oltre ai numeri che non tornano -il Governo è smentito oggi anche dal FMI- c’è l’impegno sottoscritto a nome dello Stato e non mantenuto assunto da Conte e da Tria in Europa

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Oggi in Parlamento inizia la discussione sulla Nota di aggiornamento del Def. In 3 giorni l’iter dovrà essere concluso. Saranno tre giorni da seguire con attenzione. Di sicuro lo faranno i mercati, ieri la Borsa ha ‘bruciato’ poco meno di 15 miliardi di capitalizzazione e lo spread ha sfiorato i 310 punti, chiudendo a 307, non accadeva da aprile 2013. Non bastasse, la giornata di oggi è iniziata con un monito che dovrebbe pesare come un macigno sui parlamentari che lavoreranno al Def: le stime del FMI: il Pil italiano cresce dell’1,2% nel 2018 e dell’1% nel 2019, in calo rispetto al +1,5% del 2017.

Al di là delle urla scomposte e insulse dei nostri governanti, la lettera giunta venerdì (a mercati chiusi) dall’UE, a firma dei Commissari Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis, non va presa sotto gamba, come invece hanno fatto i membri di Governo. Salvo Sergio Mattarella, che discretamente riceve Mario Draghi e Ignazio Visco.
La lettera è importante per due motivi, molto diversi, del secondo dei quali, vedrete, credo che pochi, se non nessuno, abbia parlato.

Il primo è chiaro, o meglio, quasi chiaro. La Commissione europea -i due parlano a nome della Commissione che è un organismo collegiale-, cerca di interpretare le note del Governo italiano, con particolare attenzione, non solo (è in realtà a mio parere la cosa meno importante) al livello dell’indebitamento, di cui parlo dopo, ma per quanto attiene alle previsioni di crescita, dato che, perfino per un ignorante assoluto di economia come me, è evidente che quanto più il livello di crescita è alto, tanto minore è ilrischiodell’indebitamento, infatti, ieri, il Ministro Paolo Savona, durante una conferenza stampa all’associazione stampa estera, ha detto: «Se non c’è la crescita allora la probabilità di una difficoltà del debito pubblico italiano aumenta, non diminuisce». E ha aggiunto: «Nel nostro progetto», la nota di aggiornamento, «per cautela la quantità di investimenti che prevediamo di fare è ancora bassissima». La crescita è stata la prima cosa, quasi l’unica, fatta vedere e sottolineata ripetutamente dal Governo italiano, attraverso il Ministro Giovanni Tria, scritta a ‘chiare’ lettere nel documento di aggiornamento al DEF. La UE ne prende atto, ma … diciamocelo chiaramente, anzi diciamolo al Governo, non pare ci creda.

All’attendibilità della manovra e dei suoi numeri ha cercato di contribuire Savona, che ha gettato sul piatto tutta la sua credibilità, con un coraggio degno, forse, di miglior causa, quando non solo ha detto, senza ridere, che la crescita sarà al 3 percento, ma ha anche aggiunto che per ogni pensionato anticipato ci saranno due nuovi occupati. Ieri ha detto: «Io ritengo tecnicamente che noi possiamo arrivare al 2% di crescita nel 2019 invece che dell’1,5% e al 3% nel 2020». Come abbiamo visto il FMI lo smentisce, si crescerà dell’1% nel 2019.
Mi permetto di suggerire a Mattarella, di conferire subito al professor Savona una medaglia d’oro al valor civile; se, poi, dato lo stato delle nostre casse non ci fossero i soldi per la materia prima, mi impegno a nome di questi giornale a pagarla, così Mattarella non dovrà fondere uno dei candelabri del Quirinale, se ancora ce ne sono.
Quei numeri sono apparsi quanto meno poco credibili alla UE.

Se avessimo dei governanti veri quei numeri dovrebbero impedirgli di dormire la notte. In altri tempi, in condizioni simili i governanti si suicidavano, compostamente, seduti nei loro uffici, dopo avere scritto due parole alla moglie … Salvini e Di Maio, non avrebbero nemmeno questo problema, per non parlare di Conte (chi?). Perché dico questo, perché suggerisco il suicidio, composto e silenzioso eh!, dei nostri bei governanti?

Nessuno, mi pare, abbia rilevato che in quellaletterinail punto saliente è la citazione di ben due riunioni del Consiglio in cui l’impegno italiano a restare nei limiti fissati, ‘concordemente’ -badate bene, ‘concordemente’-, è stato ribadito e confermato.
Nel Consiglio, dico, cioè nell’organismo più importante della UE, quello in cui gli Stati membri sono rappresentati in quanto tali attraverso i Ministri responsabili o addirittura i capi di Stato e di Governo. In quelle due occasioni: 28.6.2018 Consiglio europeo, cioè Giuseppe Conte, e 13.7.2018 Consiglio dei Ministri, cioè Giovanni Tria, in quelle occasioni l’impegno è stato ribadito all’unanimità.
Chiaro? All’unanimità, e quindi con il voto favorevole del rappresentante italiano, cioè dell’Italia.
Non si può girare intorno a cose del genere, credetemi non si può: lo abbiamo detto noi, lo abbiamo votato noi. Non ci si può passarci su, per due motivi.

Il primo, secondo me il più importante, dato che faccio il giurista, è che non solo con quel voto si è presa una decisione valida per tutti e direttamente applicabile in Italia, anzi, obbligatoriamente subito applicabile in Italia, specie quella di Giugno. Il Consiglio dei Capi di Stato e di Governo, è l’organismo massimo dell’UE e in quel caso non ha adottato atti tipici dell’UE (come i regolamenti o le direttive, ad esempio) ma ha adottato un indirizzo, mediante un accordo, o, se preferite, un contratto. Di Maio e Salvini dovrebbero sapere cosa è un contratto, visto che ne parlano ad ogni pie’ sospinto. Nel caso è anche di più, perché è un contratto internazionale, insomma un trattato, certo, in una forma atipica, non formalizzata in un documento contrattuale (ma scritto, almeno nei verbali della riunione) ma proprio perciò ancora più importante: è laparoladello Stato. È la stretta di mano che si scambiano compratore e venditore ai mercati degli animali o delle derrate agricole, ecc.
È un impegno tutto fondato sulla onorabilità, sulla credibilità, appunto, dello Stato, non della persona.
Uno Stato che non rispetta un impegno preso due mesi prima e in quella forma solenne e impegnativa, perde ogni credibilità, credetemi.
Nella politica e nell’economia internazionale, il rispetto della parola data è fondamentale, in particolare perché nella Comunità internazionale non ci sono notai, bolli, registrazioni, ecc., ma c’è solo la parola data. Se la violi, magari non ti succede nulla sul momento, ma nessuno si fida più di te, -non diversamente da come Di Maio non si fida dei ‘poveri’ che dice di voler soccorrere al punto che, siccome li considera tutti dei potenziali imbroglioni (forse proprio perché poveri, appartenenti, si sarebbe detto in altri temi, alla ‘populace’ … una certa Maria Antonietta, mal per lei, ne seppe qualcosa), dei ‘furbastri’ ecc., li mette sotto controllo.

Naturalmente c’è anche un’altra conseguenza, meno evidente, ma forse anche più grave. Non solo e non tanto i governanti, che in fondo ci sono abituati e sanno benissimo che stringersi la mano spesso non significa nulla quando non nasconde una coltellata, ma i mercati, gli investitori, a questo punto capiscono che gli impegni dell’Italia non valgono nemmeno la carta su cui sono scritti. E, si regolano di conseguenza. Certo non è alta la nostra credibilità mai, e in genere è anche vero che delle promesse dei governi è bene fidarsi poco, ma qui è diverso: abbiamo sottoscritto una promessa due mesi fa, una promessa chiarissima, esplicita, la promessa di un numero esatto!
Si sente ripetere in questi giorni, con una insistenza tanto insopportabile quanto rumorosa, che non so quale fondo estero, continua a comprare BTP italiani. Certo, ma è ovvio: li compra, ben sapendo quanto poco affidabili siamo, ne compra pretendendo un tasso di interesse più alto: è il suo mestiere. Ma intanto, garantitosi quel bel guadagno (a spese nostre), si guarda intorno per acquistare titoli meno redditizi ma più ‘sicuri’, lasciando progressivamente cadere gli investimenti in bond italiani. Non credo affatto che sia un caso che una grande parte del nostro debito pubblico sia nelle mani degli stessi italiani.
Noi, ogni anno dobbiamo rinnovare qualcosa come 400 miliardi di bond, se nessuno li compra, si fa in modo che li comprino gli italiani, nell’unico modo possibile: imponendo alle banche di comprarli e naturalmente le banche cercheranno di sbolognarli ai clienti, che magari sono anche contenti, perché prendono un tasso di interesse maggiore, ma contemporaneamente le stesse banche aumenteranno a loro volta i tassi di interesse sui soldi che prestano agli stessi clienti. È una partita di giro, che può diventare micidiale.

Per di più, a ben vdere, noi sforiamo il deficit per aiutare i nostri ‘poveri’, per fare risparmiare tasse a gente che non le ha pagate alla faccia di chi lo ha fatto, per fare andare in pensione dei vecchietti cadenti di 62 anni e alla fine … noi stessi ce lo dobbiamo pagare: entrano soldi da là ed escono da qua. Bello!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.