martedì, ottobre 23

Def: il Governo ‘crea’ … Savona si arrampica sugli specchi A Roma Di Maio fa ‘creare’ soldi a Tria, a Strasburgo Savona prova a trovarci una logica e intanto guarda oltre, alla riforma e al miglioramento della UE per la quale, però, occorrerebbero fior di statisti, teste pensanti, politici e non politicanti arrembanti ‘creati’ dalla democrazia del web

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Def: ovvero, la creazione … del documento (di aggiornamento o marcia indietro, che dir si voglia), dei soldi, dei tagli, dei posti di lavoro. «Im Anfange schuf Gott Himmel und Erde, und die Erde war ohne Form und leer,… Und Gott sprach: Es werde Licht! Und es ward Licht». Non traduco perché al Governo ‘sanno’ le lingue. Solo per i miei Lettori: si tratta dell’esordio dellaCreazione’ (‘Schöpfung’) di Joseph Haydn, una cosa grandiosa, mozzafiato, quasi come il ‘Requiem’ di Mozart, che narra (in realtà utilizza la Genesi, Luigi Di Maio certamente sa di che si tratta) che Dio crea il cielo e la terra e quindi Dio (sempre lui) dice ‘sia la luce’ e la luce fu. Poi, Dio, gran lavoratore, va avanti con il resto, sempre creando.
La ‘creazione della nota di aggiornamento al DEF è altrettanto affascinante e entusiasmante. Nelle vesti di Dio, Di Maio, crea i soldi, il povero Giovanni Tria gli fa notare che, bene che vada, può contare su tre o quattro miliardi, tutti in deficit. Ma il ragazzo ne vuole almeno sette … Saranno creati?

E infatti Di Maio mica si ferma lì. Lui ha già risolto tutto, i soldici sono’ (eh certo, se te li fai dare in prestito … se te li danno) e saranno distribuiti nel reddito di cittadinanza mediante carte di credito tipo ‘carta prepagata’, ma utile solo per spese morali’, da fare solo in Italia. Sarà facile controllare, spiega Di Maio-Dio: tu vai al supermercato e compri caramelle … e zac, scatta l’allarme al Ministero di Di Maio (uno qualunque, lui ne fa collezione) e, qui non si capisce bene, ti fanno la lavanda gastrica per farti riemergere le caramelle, ti tagliano le mani, si riprendono la carta. Già, e chi lo decide che quella spesa lì è morale o no? Sigarette? Mai sia!, Bibite alcooliche? per carità. Mutande? Eh, dipende, se sono di quelle minuscolissime ad usum captatio benevolentiae (Di Maio mi capisce) direi di no. Condom? Assolutamente solo bucati: abbiamo bisogno di bimbi noi, se no arrivano i turchi!
Ma i soldi, quei soldi che hanno fatto saltare sulle loro sedie i ‘burocrati’ europei, dove sono? Di Maio ordina: si trovino. Oddio … ma se queste spese sono in deficit, non si possono trovare nelle casse dei Ministeri: io sono convinto che Giggino crede davvero che nelle cantine del Ministero delle finanze ci siano montagne di soldi, tipo grattacielo di Paperon de Paperoni, che il ragioniere dello Stato, cattivo e avaro, non vuole dargli per potervi nuotare liberamente. Certo, visto che Di Maio ha la mano tagliente e taglierà a più non posso qualche soldo anche da lì arriverà, Cottarelli docet.
Eccolo il punto dolente vero. È il verbo. No, tranquilli, non voglio fare lezioni di italiano a Di Maio, voglio solo dire che ilreddito di cittadinanzasi dà, i tagli si … faranno.

Per cercare di tenere tranquilla l’UE, ora dal Governo dicono che il deficit nei prossimi anni scenderà dal 2.4 … grazie alla crescita del PIL. Così ha detto l’avvocato del popolo. Anzi, per la precisione ha detto: «Abbiamo inoltre lavorato a disegnare la manovra in modo da accelerare la discesa del rapporto debito/Pil in modo consistente nell’arco del triennio». Bene, ottima cosa, ma come? Su questo il silenzio è plumbeo o meglio si parla di un ‘team mani di forbici’, ma a questo punto non è meglio chiamare Cottarelli: lui sa benissimo cosa fare e sa anche che non è facile per niente! Il tutto per riempire di contenuti un documento che è stato approvato cinque giorni fa: ma che hanno approvato allora, il nulla? Anche qui, qualche problemino di legittimità non mi pare che manchi, a parte che non si capisce i Ministri che ci vanno a fare al Consiglio. Perciò prima parlavo di ‘creazione’: si crea il documento, si creano i soldi, si creano i tagli … Bene, attendiamo fiduciosi. Certo, intanto lo spread sale, la borsa scende, a Bruxelles sono sempre più furibondi, ma che fa: lasciateli lavorare, loro creano.

Interessante, fateci caso, la posizione di Matteo Salvini. All’attacco furibondo e inverecondo delle istituzioni europee, con Jean-Claude Juncker che è brillo e l’Europa che trama per comprare a basso costo le aziende italiane, persegue il suo di disegno, del tutto diverso da quello di Di Maio. Lui, Salvini, ha già avuto quasi tutto quello che voleva: eliminare i migranti, insultare la UE, allearsi con Orban, del reddito di cittadinanza non gli importa proprio nulla. Anzi, se non arriva, tanto di guadagnato: un altro punto a suo favore nello scontro finale, sempre più vicino, con Di Maio, tanto più che a stabilire che si va in pensione subito non ci vuole niente. Ma poi, nulla esclude che dopo i lunghi abbai, arrivi qualche guaito!

E infine, sempre più problematica è la figura di Paolo Savona, che a Strasburgo ha incontrato prima Antonio Tajani, nella sua veste di Presidente del Parlamento europeo, che gli ha espresso le sue perplessità sulla manovra italiana e lui si è limitato a dire che porterà quelle preoccupazioni a Roma, poi, ieri, gli europarlamentari italiani. Agli europarlamentari ha detto una serie di cose, tra queste: «Io sono europeo, mi sento europeo, fa parte della struttura stessa del Paese in cui vivo», «Non intendo intraprendere alcuna azione contro l’euro, anzi voglio rafforzarlo», «e se parlo di rafforzarlo, vuol dire che la mia istanza è discuterne» «All’interno del Governo il discorso di stare in Europa, rispettare l’euro è, direi, uno dei punti cardine. Io prima ancora di aderire e di dire sì ci sto, ho messo in chiaro questo: non ho nessuna idea di intraprendere un’azione contro l’euro». Ma ha anche detto che abolendo la legge Fornero, per ogni pensionato vi saranno due occupati nuovi: l’abolizione della Fornero «è stata decisa perché noi siamo sufficientemente convinti che avrà un moltiplicatore dell’occupazione giovanile, cioè ogni pensionato che va via trascinerà due giovani nel sistema» … ‘Schuf Savona … Beschäftigte’?

E’ appena il caso di ricordare che non più tardi dello scorso 24 maggio, Savona ha detto chiaramente che in un Mercato Unico unica deve essere anche la moneta. Ma, ha aggiunto, che una moneta unica richiede anche un Governo unico, anzi ha detto esplicitamente, ‘uno Stato’. Ma ha anche detto che qualora non si riuscisse a cambiare le cose, una uscita dall’euro e dall’Europa comporterebbe una svalutazione dell’ordine del 20% e una inflazione dell’ordine del 10%.
Il discorso, apparentemente molto eversivo, va letto con attenzione, perché, nella sua apparente eversività, propone in realtà una linea di politica economica e estera complessa e raffinata, francamente non so quanto comprensibile ai vari Di Maio, Grillo e Casaleggio. Comprensibile, invece, a chi, come Salvini, è esattamente il piano B che vuole: uscire dall’Europa e dall’euro, sfruttando anche qui una suggestione di Savona: ‘riprendere le chiavi di casa nostra’, cosa che piacerebbe molto a Salvini, che invece finge di non sentire la seconda parte della frase di Savona, che parla di situazione del tipo argentino o di una regressione lenta ma inarrestabile.

Cito, soltanto da un documento interessatissimo del 10.7.2018 del Ministro per le politiche europee, cioè del professor Savona, il testo del suo intervento in Senato in occasione della presentazione delle linee programmatiche alle Commissioni congiunte Politiche UE di Senato e Camera, un passaggio, che meriterebbe ben altro approfondimento! ma qui non posso: «Molto dipende dalla dimensione del moltiplicatore nei settori in cui si vogliono indirizzare gli investimenti per rimuovere le strozzature allo sviluppo. Nel clima che si è determinato sul mercato, occorre governare questo scostamento, il cui fondamento logico e pratico è l’esistenza di un risparmio interno inutilizzato, come testimonia il saldo attivo di parte corrente della nostra bilancia estera. Ovviamente la spesa deve avere caratteristiche dimensionali e temporali precise e presuppone il varo di riforme normative per attivare in pratica le gare di appalto per gli investimenti pubblici e per snellire operativamente quelli privati. Su questo aspetto del problema il Governo sta già operando». Se il professor Savona lo dice io gli credo per fede: ma dove sono questi investimenti, queste riforme? come si conciliano con le assurdità del reddito di cittadinanza a cittadini da almeno 10 anni, che non comprino caramelle? Per non parlare dei pasticci pazzeschi del ponte di Genova! Quanto all’altro punto del quale Savona ha parlato, la presunta illegittimità della nostra partecipazione all’euro e al trattato di Maastricht, francamente mi pare da non condividere. Faccio il giurista e non l’economista e non mi pronuncio di fronte alle opinioni economiche di un economista serio come Savona. Ma da giurista, posso assicurare Savona che si sbaglia di grosso. Senza mezzi termini, e me ne scuserà, si tratta di una analisi superficiale o almeno molto meno raffinata di quanto non sia la sua analisi economica del tema. Innanzitutto perché la Corte costituzionale, in numerosissime sentenze ha spiegato che l’Italia partecipa all’UE grazie ad una cessione (non una sottrazione!) di sovranità, legittimata largamente dall’art. 11 della Costituzione; forse alla Consulta qualche cosuccia di diritto la sanno. Ma il professor Savona, dimentica anche che, con la riforma costituzionale del 2001, è stato introdotto il primo comma dell’art. 117, che esplicitamente riconosce la prevalenza delle norme europee, tutte, quando dice che si può legiferare ma con il ‘vincolo’ delle norme europee. La cosa, poi, è stata rafforzata con la riforma del Governo Monti, quando è stato modificato sia l’articolo 81 sul bilancio, sia l’articolo 97 del quale abbiamo parlato a lungo ieri.
Lo dico con tutta umiltà e rispetto, facciamo ciascuno il proprio mestiere. Perché è bene sottolineare il fatto che il professor Savona ha non una ma milleeuna ragioni dalla sua per dire però esattamente l’opposto di ciò che dicono Salivni e Di Maio (che però non lo sa, come non lo sa l’avvocato del popolo) che vogliono, irresponsabilmente, uscire dall’euro ecc. Che, invece, per ottenere la riforma e il miglioramento dell’UE nel senso indicato da Savona, si debba scioccare l’Unione stessa e specialmente la parte BuBacentrica di essa è evidente.

Ma, mi si permetta e senza alcun intento spregiativo, occorrerebbero fior di statisti, fior di teste pensanti, fior di politici e non politicanti arrembanti e poco consci di quello che fanno, guidati come sono da una ideologia approssimativa e scadente e da una voglia incontrollabile e incontrollata di potere, di comando incontrollato e senza garanzie: la ‘democrazia’ del web.
Sempre che… sempre che non ci si svegli una mattina e si scopra che non facciamo più parte dell’Europa, perché è lei, l’Europa, che se ne è andata.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.