sabato, ottobre 20

Def: caos, volgarità e dietrofront di un Governo ignaro della Costituzione Dopo il giudizio dei mercati, nulla esclude che si possa arrivare ad un giudizio di costituzionalità, per altro chiave di volta per verificare chi vuole realmente uscire dall’UE

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Il caos regna nel nostro Governo, anzi, è ormai al massimo, e al massimo è il frastuono di dichiarazioni e controdichiarazioni in materia di Def, con un livello di infantilismo davvero incredibile e crescente. Dopo le dichiarazioni arroganti (dal balcone), ora siamo allecorrezioni’ (alla chetichella o quasi): dopo che ieri lo spread era schizzato a 300 punti, lacabina di regiadel Palazzo (quello del balcone -ieri sera rimasto vuoto, ovviamente), avrebbe (condizionale d’obbligo perché nessuna dichiarazione ufficiale è al momento in cui scriviamo disponibile) deciso il semi-dietrofront: se nel 2019 il target del deficit-Pil rimarrà al 2,4%, come annunciato, nel 2020 e nel 2021 si ridurrà (nell’annuncio si era parlato di un target al 2,4% per tutti i prossimi tre anni) -dovrebbe scendere al 2,2% nel 2020 e al 2% nel 2021, oltre alla clausola di salvaguardia sulla spesa che il Ministro dell’Economia Giovanni Tria aveva già in qualche modo annunciato.

Annunci, tanti, tutti annunci, zero documenti. Non voglio parlare di questo, mi concentro su tre cose che rischiano di passare sotto silenzio in questo frastuono.

Il ‘povero’, no, mi correggo, niente ‘povero’: o resisteva, o si dimetteva o non credeva in quello che affermava e dunque comunque peggio per lui. Giovanni Tria, ormai in balia delle onde, va su e giù e non manca di fare assurdità: lasciare di punto in bianco la riunione dell’Eurogruppo non poteva non determinare contraccolpi negativi sui mercati e specialmente creare ulteriori interrogativi e timori.
Anche se, a leggere l’andamento della borsa (e dello spread) le cose stanno un po’ (un po’ molto a mio parere) diversamente da come il giovane Luigi Di Maio e il brutale Matteo Salvini la mettono. Il primo, in effetti, come un bambino viziato urla e strilla che non recederà mai dalla decisione del 2.4, mentre il suo socio (nemico, lo ripeto, ‘nemico mortale’) alleggerisce la tensione dicendo, con eleganza invidiabile, che dell’Europa se ne frega. Ma Di Maio è andato oltre, e con una dichiarazione veramente infantile per chi l’ha vista, rosso in faccia i denti digrignati, accusa Pierre Moscovici di avere determinato il salto dello spread e la caduta della borsa perché avrebbe detto che il 2.4 non è in linea con le prescrizioni europee. Scusate, ma che avrebbe dovuto mai dire Moscovici, di fronte ad una decisione clamorosamente e deliberatamente antieuropea, strombazzata come una grande vittoria contro l’Europa con festeggiamenti al balcone, ecc., e, in verità, un atteggiamento ambiguo di Paolo Savona, che ha parlato di crescita al 3%! Anzi, Moscovici si è contenuto molto, da buon diplomatico. Di fronte a urli e insulti e sbeffeggiamenti, a lui compete di difendere le regole europee.

Peraltro, il linguaggio usato da nostri politicanti è più che inaccettabile: parlare diterrorismo’ è non solo ridicolo, è insulso. Tanto più che, secondo le ricostruzioni degli esperti, il crollo in borsa e il ‘balzo’ dello spread hanno avuto il loro momento più pesante quando Tria si è recato all’improvviso a Palazzo Chigi prima di partire per l’Eurogruppo, e quando poi, altrettanto improvvisamente, ha comunicato di tornare precipitosamente indietro. Anche qui, diamine, un po’ di savoir faire … basta non fare sapere certe cose, sgattaiolare dalla porta di dietro, accusare un mal di pancia: queste davvero sono cose da principianti.

Ma poi, perché non prendersela anche con Sergio Mattarella? Anche lui ha osato fare capire che la linea del Governo era a dir poco discutibile. Della dichiarazione di Mattarella, invece, se ne è parlato poco quasi, come se fosse una trascurabile affermazione rituale o, peggio un dispetto a Di Maio e Salvini. E invece, permettetemi, a me non pare proprio che sia così, ecco perché approfitto della giornata interlocutoria (insulti a parte, quelli continuano sono diventati rituali) per queste considerazioni. Mattarella ha citato l’art. 97 della nostra Costituzione, che fino ad oggi, credo, è quella sulla quale hanno giurato sia Di Maio che Salvini e anche un certo Conte … vabbè non importa! Ha citato quell’articolo (e non l’art. 81, badate bene! l’odiato articolo frutto del Fiscal Compact) in forma un po’ volutamente elisa: non ha detto l’inciso importantissimo «in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea». Chiaro? No?
Lo spiego un poco. La norma dice esplicitamente che il bilancio deve essere fatto in applicazione e nel rispetto delle norme europee. Mattarella, volutamente secondo me, non lo ha detto … per cortesia, diciamo così ma, ne sono certo, non ha mancato di ricordarla quella frase all’avvocato del popolo, che non conta nulla ma come passaparola può ancora servire. Perché quella norma, letta alla luce del primo comma dell’articolo 117 (che dice «La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali»), significa, o almeno potrebbe significare, che una legge di bilancio in contrasto con le norme europee potrebbe essere incostituzionale, e il primo controllo sulla costituzionalità della legge di bilancio spetta, guarda caso, proprio a Mattarella. Che, educatamente, non dà segni di fastidio quando i due dioscuri citano l’articolo 1, per dire che la «sovranità appartiene al popolo», dimenticando sistematicamente la seconda parte della frase: «che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione» e quindi alla luce dell’art. 97, a meno di violare la Costituzione. E dunque nulla esclude che prima o poi si possa arrivare ad un giudizio di costituzionalità. Tanto più che questa potrebbe essere proprio la chiave di volta per verificare davvero chi vuole realmente uscire dall’UE e chi, invece, no.

Vedremo. Però, una ultima considerazione va fatta. Si sta parlando di cose delle quali non sappiamo nulla. L’unica cosa che sappiamo è che il deficit sarà del 2.4% sul PIL, ma quali saranno le misure non è affatto chiaro, tanto più che il Governo immagina che questa misura potrebbe determinare un aumento del PIL addirittura del 3%, secondo Savona! Se il Governo avesse avuto cura di predisporre prima le misure e poi annunciare misure e entità del deficit insieme, si potrebbe avere una discussione molto più serena anche a livello comunitario.
Solo una ingenuità? Forse, ma questo Governo ne sta inanellando troppe di ingenuità, sempre, purtroppo, congiunte ad arroganze e volgarità.
Come quella, ed è la seconda in pochi giorni, del pagatissimo Innominabile (come ho già detto, mi rifiuto di fare il nome di gente che si esprime in quel modo), che protesta perché i giornalisti non lo lasciano in pace anche in occasione del crollo del ponte di Genova. Sorvolo sul profondo disgusto che provoca in me una reazione così volgare e tranciante in quella occasione, ma non posso sorvolare su un fatto del quale, vedo, pochi hanno parlato, forse nessuno. Certo, tutti hanno diritto ad essere lasciati in pace a tempo debito, tutti possono legittimamente rivendicare qualche momento di riservatezza, ma, me lo permetterà, l’Innominato è pagato profumatamente proprio per essere disturbato in ogni momento e quindi, per usare il suo linguaggio … non rompa!

Due altre brevissime, telegrafiche cose, che rischiano di scomparire nel bailamme chiassoso di questi giorni.

Il PD di nuovo in piazza. Bene, vedremo, poco me ne fido, ma vedremo. Ma la piazza interpellata in varie interviste, chiede unità e mostra scarso interesse per il futuro Segretario, ma molta per il programma, i progetti, le idee. Addirittura Staino, afferma che ci vorrebbe un partito senza leader per dire che si deve ricostruire sui programmi, non sui leader. Sembrano tutti d’accordo, anche i leader, quegli stessi che a mio parere dovrebbero tutti andare a casa. E, infatti si baciano e abbracciano, ma dietro le quinte litigano come e più di prima.

Un ricercatore del CERN di Ginevra, tal professor Alessandro Strumia di Pisa, partecipa ad un convegno dove si parla della discriminazione alle donne nella ricerca scientifica (Stem, si dice: scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). Si parla di discriminazione delle donne, bene, lui interviene e sostiene, con slide e simili (ormai senza slide non si fa nemmeno pipì), che invece la discriminazione non c’è. Ora: di discriminazione si parla, si può essere in disaccordo? Pare di no: si va al convegno solo per essere d’accordo e quindi il ricercatore viene addirittura licenziato dal CERN -e sottoposto a procedimento disciplinare dall’Ateneo di Pisa!- e il CERN addirittura si scusa con le donne per ciò che è stato detto dal professor Strumia; le sue slide vengono cancellate (una volta si bruciavano i libri … beh almeno non ci sarà fumo inquinante) e il CERN dichiara tra l’altro: «Gli organizzatori del Cern e di molte università non erano a conoscenza del contenuto del discorso prima della conferenza. Il Cern si schiera a fianco di molti membri della comunità che hanno espresso la loro indignazione per le dichiarazioni inaccettabili contenute nella presentazione». Quindi, ai convegni del CERN si va, ma prima si informano gli organizzatori di cosa si intende dire e se gli organizzatori non sono d’accordo che si fa? Si sta a casa o si ‘cambia’ idea?
Dunque, anche se si discute proprio della discriminazione delle donne, questo è un dogma, e quindi non si può sostenere che le donne non sono discriminate, al punto che se uno lo fa, non con insulti ma con dati come tutti i dati discutibili e suscettibili di essere interpretati diversamente e quei dati non sono falsi, viene licenziato.
Curiosamente il ricercatore (che, sia chiaro, non conosco, non desidero conoscere e non ne sono l’avvocato, tanto c’è quello del popolo!) è di Pisa, dove un certo signore di nome Galileo e di cognome Galilei ebbe qualche piccolo problema, forse ignoto ai responsabili del CERN: sosteneva che la terra girava intorno al sole, roba da matti!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.