martedì, ottobre 23

Decreto sicurezza Salvini: 16 articoli e tante riserve Ecco in sintesi cosa prevede il decreto Salvini sulle politiche migratorie e i punti sui quali i dubbi sull’incostituzionalità permangono

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Ieri il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro dell’interno Matteo Salvini, ha approvato un decreto legge che introduce disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, nonché in materia di sicurezza pubblica e misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, e anche in materia di giustizia sportiva e di regolare svolgimento delle competizioni sportive.

Per quanto attiene a migranti, rifugiati e più in generale politiche migratorie, i provvedimenti erano stati in larga parte anticipati il 6 settembre scorso, quando si era diffusa la notizia che il giorno seguente si sarebbe tenuta una riunione, extra Consiglio dei Ministri, per discutere un decreto Salvini in tema immigrazione che a breve sarebbe approdato in Consiglio. Subito si era acceso il dibattito attorno a quelle che parevano evidenti essere norme palesemente incostituzionali (violazioni palesi della Costituzione e delle Convenzioni Internazionali). A distanza di circa 20 giorni, durante i quali si è tenuta una interlocuzione tra il Governo e il Quirinale, evidentemente allarmato per quella prima bozza del 6 settembre, il Consiglio dei Ministri ha partorito un decreto che, in 42 articoli, incide su due fronti diversi: politiche migratorie -i primi 16 articoli sono riferiti a migranti/rifugiati/richiedenti asilo– e sicurezza.

I dubbi e le perplessità sull’incostituzionalità del provvedimento in materia migranti, asilo, cittadinanza permangono, e si appuntano in particolare su: rimpatri dei richiedenti asilo; prolungamento fino a 180 giorni della permanenza sia negli Hot Spot, sia nei Centri di permanenza per il rimpatrio; ritiro della cittadinanza entro tre anni dal passaggio in giudicato della sentenza definitiva per chi commette reati ‘per finalita’ di terrorismo o di eversione dell’ordinamento costituzionale.
Dubbi anche sul ricorso allo strumento del decreto legge, considerato che guardando ai numeri degli ingressi degli stranieri nel Paese non si ravvede la fondatezza dell’urgenza (al decreto legge si ricorre nei casi di urgenza), che si traduce nella riduzione del ruolo del Parlamento -per quanto Salvini e Conte abbiano assicurato che il decreto non è ‘blindato’, e il Parlamento è, anzi, chiamato a intervenire per l’implementazione del testo.
Per potenziare le misure di rimpatrio dei richiedenti asilo considerati non idonei ad accedere alla protezione internazionale, si prevede che l’apposito fondo venga incrementato di 500.000 euro per il 2018 e 1.500.000 sia nel 2019 sia nel 2020.

Ecco le principali misure del decreto relativo alle politiche migratorie.
Il
decreto, specifica la nota del Consiglio dei Ministri, prevede misure volte a: «contrastare più efficacemente l’immigrazione illegale, garantendo l’effettività dell’esecuzione dei provvedimenti di espulsione; disciplinare i casi speciali di permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari e definire nuove regole in materia di revoca dello status di protezione internazionale in conseguenza dell’accertamento della commissione di gravi reati; scongiurare il ricorso strumentale alla domanda di protezione internazionale e razionalizzare il ricorso al Sistema di protezione per i titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati; prevedere la revoca della cittadinanza acquisita dagli stranieri condannati in via definitiva per reati di terrorismo».

Ecco cosa prevedono i 16 articoli del provvedimento in estrema sintesi:
Abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari e disciplina di casi speciali di permesso di soggiorno temporaneo per esigenze di carattere umanitario (atti di particolare valore civile, grave sfruttamento lavorativo, violenza domestica, eccezionali calamita’ naturali, motivi di salute di eccezionale gravita’).

Prolungamento della durata massima del trattenimento dello straniero nei Centri di permanenza per il rimpatrio (180 giorni), una durata conforme ai tempi massimi previsti dalla direttiva europea sui rimpatri 2008/115/C
Trattenimento dei richiedenti asilo negli Hot Spot, per un periodo non superiore a 30 giorni, al fine di accertarne l’identità o la cittadinanza. Laddove non sia stato possibile determinarne l’identità, il trattenimento potrà essere effettuato nei centri di permanenza per il rimpatrio fino ad un massimo di 180 giorni.
– Autorizzazione al ricorso alla procedura negoziata, con invito ad almeno cinque operatori economici per eseguire celermente lavori di costruzione e ristrutturazione dei centri per tre anni.
– Possibilità di trattenimento degli stranieri da espellere anche in strutture idonee nella disponibilità della pubblica sicurezza in caso di indisponibilita’ dei CPR.
– Validità del divieto di reingresso dello straniero espulso non solo in Italia, ma nello spazio Schengen.
Soppressione della disposizione che ha istituito trenta sportelli comunali per il rimpatrio volontario e trasferimento delle risorse al fondo rimpatri del Ministero dell’interno.
– Ampliamento della platea dei reati per il diniego e la revoca della protezione internazionale, includendo fattispecie delittuose di allarme sociale, come violenza sessuale e reati legati agli stupefacenti.
– Cessazione della protezione internazionale per rientro del titolare nel Paese di origine.
– Disposizioni per impedire il ricorso strumentale alle domande reiterate di protezione internazionale.
– Possibilità per la Commissione territoriale di sospendere l’esame della domanda quando il richiedente abbia in corso un procedimento penale per uno dei reati che in caso di condanna definitiva comporterebbero diniego della protezione internazionale e ricorrono i presupposti di pericolosità. In tal caso, il richiedente ha l’obbligo di lasciare il territorio nazionale. Entro dodici mesi dalla sentenza definitiva di assoluzione, l’interessato potrà chiedere la riapertura del procedimento. Trascorso tale termine, senza richiesta di riapertura, la Commissione competente dichiara l’estinzione del procedimento.
– Riserva di accoglienza nel sistema SPRAR per i soli titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati.
– L’esclusione dall’iscrizione all’anagrafe non pregiudica l’accesso ai servizi riconosciuti dalla legislazione vigente ai richiedenti asilo (iscrizione al servizio sanitario, accesso al lavoro, iscrizione scolastica dei figli, misure di accoglienza) che si fondano sulla titolarità del permesso di soggiorno.
Revoca della cittadinanza per reati di terrorismo accertati con sentenza definitiva, entro tre anni dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna per i reati in parola.

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