lunedì, ottobre 15

Decreto Salvini: il ‘Ciapa lì e porta a cà’ di Mattarella al ‘pajass’ del Viminale Nella lettera che accompagna la firma del decreto, Mattarella, di fatto, ha detto che il provvedimento non rispetta la Costituzione; ecco perché

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La lettera, stringatissima, del Presidente della Repubblica nel momento in cui emana il così detto Decreto Salvini sulla sicurezza -commentata da Matteo Salvini con la solita finezza da ‘pajass’ (vedasi un dizionario milanese-italiano) e rispetto verso le nostre istituzioni e la nostra Costituzione (alla quale ha, forse, solo finto di giurare)- non va presa sotto gamba, benché stringata come d’uso da parte della Presidenza della Repubblica.
Leggiamola.
Il richiamo, quasi ‘buttato lì’ all’articolo 10 della Costituzione è … un manuale di diritto costituzionale e di diritto internazionale. Sì, proprio così: altro che «Ciapa lì e porta a cà».

Vediamo bene, benché molto rapidamente, sottolineando che nella lettera del Quirinale troviamo conforto di tutto quanto in queste settimane abbiamo scritto, seguendo passo passo questo decreto, fin da quando venne anticipata la bozza, che abbiamo subito definito ‘incostituzionale’, e poi quando il decreto uscì dal Consiglio dei Ministri per andare al Quirinale, accompagnato dalle volgarità che oramai sono consuete.

L’articolo 10 della Costituzione contiene due norme non una come sembra ritenere Salvini e come certo non ritengono, perché non lo sanno, Di Maio-Robespierre e l’avvocato del popolo, sulla cui risposta anodina e vaga non mi pronuncio.
La prima è l’obbligo di concedere l’asilo in Italia a chi non goda delle stesse libertà politiche e umane italiane nel proprio Paese. Dico ‘obbligo di concedere, perché la disposizione parla di diritto dello straniero ad ottenere l’asilo, diritto, chiaro? diritto!
In altre parole e cerco di dirlo nel modo più semplice che mi è possibile, come sempre senza ‘giuridichese’ non basterà dire: ‘non te lo do, l’asilo’. Ma non basterà nemmeno direnon te lo do, perché hai rubato o addirittura sei accusato di avere rubato o di volere rubare un pacchetto di sigarette’. No, non basta, perché quella persona benché straniera si tratta di una persona, chiaro? ha un diritto, che prescinde dalla sua qualità dal punto di vista del diritto penale. Cioè, non gli si può negare l’asilo (salva la verifica delle condizioni, come ovvio) ‘soloperché ha commesso o si suppone che abbia commesso un reato in Italia. Mica si toglie la cittadinanza o il diritto di risiedere in Italia a un italiano perché ha commesso un reato. In altre parole, è un problema di uguaglianza, perché quel diritto compete a quella persona in quanto persona: se anche ha commesso un reato, resta una persona. In altre parole ancora: quella persona sarà arrestata e messa in galera e della sua cella sarà gettata via la chiave, ma avrà l’asilo, perché gli spetta come persona. A causa del fatto che se tornasse a casa, subirebbe danni gravi fino alla perdita non solo della vita, ma di una cosa che per la nostra Costituzione è addirittura più importante: la libertà politica, il diritto di pensare, di agire politicamente, di votare. Certo, oggi in Italia ci sono persone a cui ciò non piace e non solo in Italia, se si pensa che in Svizzera al CERN si punisce uno scienziato perché pensa in maniera difforme dal ‘comune sentire’.
Tecnicamente, cioè, se la norma non verrà corretta in Parlamento, alla prima occasione vi sarà un ricorso alla Corte Costituzionale e la norma verrà annullata … anzi, potrebbe farlo il Parlamento direttamente o meglio i parlamentari!
Altro che «Ciapa lì e porta a cà».

Ma, come detto, quell’articolo contiene un’altra norma, ancora più importante, cari Salvini, Di Maio e Conte (conte chi?): dice, infatti, che l’Italia si conforma (lasciatemelo dire in fretta, poi se volete vi scrivo un libro per spigarlo, credetemi sulla parola: si conforma, cioè in ogni minuto secondo, tutte le norme di cui parlo tra un istante sono, a tutti gli effetti, sono già norme interne) dunque, si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute. Il che vuol dire due cose: tutte le norme di diritto internazionale che stabiliscono che i trattati internazionali sono obbligatori, tutti, sono obbligatorie per il diritto interno. E ancora: tutte le norme non scritte (che sono la gran parte delle norme di diritto internazionale) sono norme di diritto interno. Tutte le norme in materia di diritti dell’uomo, sono in gran parte originate da norme non scritte e specificate in norme scritte, i trattati internazionali.
Questa norma, inoltre, è stata esplicitata in un’altra fondamentale norma della nostra Costituzione: il primo comma dell’Articolo 117, dove si dice che le leggi italiane sono obbligatoriamente coerenti con le norme di diritto internazionale scritte (cioè i trattati) e sono vincolate alle norme comunitarie. Ragione per la quale, violare una norma pattizia internazionale equivale a violare una norma interna di legge ordinaria, ma equivale anche a violare la Costituzione, per cui ogni norma contraria è nulla e verrà dichiarata nulla dalla Corte Costituzionale … se sollecitata, ovviamente.

Infine, la disposizione del Decreto in cui si dice che allo straniero cui venga concessa la cittadinanza, questa può essere ritirata se commette reati, è, a sua volta, completamente incostituzionale, perché a nessun cittadino italiano può essere tolta la cittadinanza e quindi nemmeno ad uno straniero cui sia stata concessa, perché è cittadino italiano.

La Corte Costituzionale può essere chiamata in causa, sia da un giudice ordinario durante un processo, sia dai parlamentari con alcune regole che non vale la pena di esplicitare qui. Certo, occorrerebbe avere un Parlamento composto da Parlamentari, ma su ciò Mattarella può fare poco. Ma con quelle quattro parole, ha detto tutto ciò … e non solo. Mattarella ha infatti detto, con garbo, che quel decreto non rispetta la Costituzione
«Ciapa lì e porta a cà»

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.