sabato, Maggio 15

Decalogo del buon lettore Vinciamola, questa guerra!

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La guerra continua e i bollettini che si susseguono non sono edificanti. Altre saracinesche che si abbassano, altre librerie che chiudono. Si arrende persino la Arion Montecitorio di Roma, un luogo storico che la città non ha saputo difendere. E nulla ancora si intravede all’orizzonte. Non un decreto legge organico, non un intervento amministrativo d’urgenza. Continuano a essere finanziati quotidiani e settimanali inutili, mai comprati, mai letti… Soldi veri, milioni di euro che escono dalle casse dello Stato a foraggio di imprese nulle, decrepite, antistoriche, senza nemmeno la scusa verosimile della difesa del lavoro, poiché ben più alta è l’emorragia in atto ai danni della filiera editoriale e dei tanti suoi dipendenti ormai a spasso. Ma questa guerra bisogna vincerla a tutti i costi, e siamo noi Lettori a doverla combattere per primi. Per cui seguiremo un decalogo di atti e di comportamenti. Se questa politica vorrà seguirci, bene, altrimenti cambieremo la politica.

Primo, parliamone! Coinvolgiamo i nostri concittadini nel dramma crescente dell’estinzione delle librerie italiane. Facciamo capire ad amici e a conoscenti che molto dipenderà da noi, dai nostri comportamenti abituali, e che soprattutto non serve a un tubo piangere e commemorare i caduti. C’è assai più bisogno di gesti individuali a sostegno di un mondo che non appartiene alla preistoria della nostra vita ma al nostro quotidiano.

Secondo, cresciamo bambini-lettori! Non ci vuole molto e non costa fatica. Le mamme lo hanno capito prima e lo fanno con attenzione, i papà se lo mettano in testa. Portare i propri bimbi in libreria significa farli divertire pazzamente! Le copertine sono colorate, le storie sono fantasiose, le  avventure, poetiche. Raccontiamo ai nostri figli quell’universo di eroi che è pronto a popolare la loro immaginazione. Ce n’è a grappoli e per tutti i gusti: oltre a Peppa, ci sono la Pimpa, Caillou, Giulio Coniglio, i Barbapapà, Topo Tip, il mondo fantastico dei classici Disney… Mia figlia Irene, due anni, la mattina balla sul letto e canta che «Tutti quanti vòno fare gès!!!» e dopo l’asilo mi dice «Liberìa!!!» 

Terzo, basta chiedere sconti! Cerchiamo di comprendere che il prezzo di copertina è fisso, che i margini del libraio sono esigui (40% al massimo) e che lo sconto sistematico rappresenta un taglio importante al fatturato. Usciamo da questa strana mentalità psico-libraria per cui, avendo acquistato un volume, lo sconto ce lo meritiamo. Adeguiamoci alle campagne promozionali dei negozi, accontentiamoci delle carte fedeltà e dei loro benefici. D’altronde non chiediamo sconti al bar, al teatro, in parafarmacia o al centro estetico…  

Quarto, boicottiamo Amazon! È una scelta fondamentale, da cui discende persino la qualità della nostra esistenza. Amazon non paga tasse, e infatti sul piano fiscale, in Francia, la stanno mettendo sotto. Fatturati mostruosi per un marchio che tiene in pugno l’intero mercato e, se continua così, tenderà a orientare sempre di più le opere d’ingegno e i suoi autori. Amazon, per la filiera editoriale, è il male assoluto. Eppure una buona fetta di acquirenti se ne serve. Felice e contenta.  Per quali ragioni? Per risparmiare, dice. Vero, gli sconti proposti dal portale sono ineguagliabili. E con questi sconti, Amazon si sta comprando le città italiane, le sta riducendo a territori miserandi, desertificati dallo strapotere di centri commerciali omologati. E poi i tempi di consegna, dice l’acquirente. E già, possiamo immaginare l’urgenza che un libro venga recapitato in ventiquattro ore! E se no come facciamo?!? Sono i classici bisogni indotti… Non dico che sianoì balle, sono “vantaggi” reali, ma proprio per questo combattiamole! Privilegiamo i siti delle librerie, anche se ci fanno attendere mezza giornata, anche se spendiamo un euro in più. Boicottiamo Amazon prima che Amazon boicotti noi e la nostra gioia di vivere!  

Quinto, regaliamo libri! Alle persone che amiamo, a quelle che soltanto ci piacciono, ai colleghi, agli amici del cuore, ai conoscenti occasionali. Regaliamoli per ogni occasione: compleanni, comunioni, matrimoni (le liste di nozze… io la feci in libreria… che felicità!). Togliamoci dalla testa la stupidaggine che un libro non faccia la sua figura! Che sia un regalo povero! Ma no!!! Vogliamo mettere un bel Flaiano con una cinta di pelle? L’ultimo di Roth con un paio di orecchini? Altra classe! E, se c’è confidenza col festeggiato, un buono-libri e se li scelga da sé.

Sesto, adottiamo un libraio! Per noi, mica per lui. I librai sono gli eroi resistenti del nostro tempo. Sono contenti di quel che fanno. Sono fieri del loro lavoro. Scegliamone uno e portiamolo nel cuore. Ce n’è in tutte le salse, tra l’altro… Ci sono librai tenebrosi, malinconici, spiritosissimi, afflitti, soli come dongiovanni a notte fonda… E ci sono libraie belle come il sole, dubbiose e guardinghe, aperte, luminose, che collegano un titolo a un autore alla velocità del suono! E allora, ciascun lettore scelga il proprio libraio e ne innamori segretamente, così da tornare più spesso, come facevano i personaggi di Fellini per motivi assai più profani. Tra l’altro non è stalking, è reading! 

Settimo, leggiamo in treno! Certo che sì! Ricominciamo a farlo. Oscuriamo l’immagine di queste carrozze stracolme di falsi manager con il computer perennemente acceso, in crisi di astinenza e di tempistica, che appena salta il segnale perdono la testa (che non hanno già da un pezzo…). Facciamo loro capire che un manager il quale non legga non è un autentico manager ma un vero ignorante, che non farà mai carriera. Invece è stupendo leggere in treno, è un’attività che contribuisce a isolarci da quelle telefonate fastidiose di chi, ogni dieci minuti, tenmde ad avvisare un certo rompiballe che può star tranquillo, che è in orario. Non è in orario. È fuori tempo.

Ottavo, leggiamo a casa! A sera, l’abat-jour accesa, a letto, un quarto d’ora  -fanno cento ore l’anno all’incirca. Come leggere quattro giorni consecutivi, più o meno una decina di libri. Non cediamo alla tentazione dell’iPad, lo dico per primo a me stesso. Quello ci stende, ci addormenta, ci rincoglionisce. Chiudiamolo alle ventidue e apriamo il nostro bel libro. E buona notte!

Nono, spegniamo la televisione! Basta tv, fa schifo, lo sappiamo bene. I telegiornali sono pastoni noiosissimi, i talk-show di politica sono un insulto all’intelligenza umana, i conduttori sono dei riccastri che campano sulle nostre amarezze, i varietà sono invedibili, il calcio è uno sport di mercenari tranne un paio… E oltretutto non c’è mai una volta che, nel bel mezzo di una sit-com appaia un libro, si ascolti una citazione, si declami per sbaglio un verso. Sicché puniamo le reti senza anima e stacchiamo la spina.

Decimo, andiamo in libreria! Semplice. La domenica mattina, ad esempio, è anche bellissimo farlo. Si incontrano esseri umani in carne  e ossa, bipedi senzienti come noi, con le loro belle facce allegre, le loro preoccupazioni, le loro storie da raccontare. Andiamoci, passeggiamo tra gli scaffali come fossero viali della nostra città interiore e respiriamo l’odore della carta, che sa di memoria e di domani.

Il nostro domani, con le librerie aperte. Dobbiamo vincerla, questa guerra!  

 

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