domenica, Giugno 20

Debiti Pa: diminuiscono gli investimenti delle imprese field_506ffb1d3dbe2

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finanziaria economia

Nonostante il passo in avanti fatto dal governo italiano in merito alla questione dei debiti delle Pa è emerso che, nel primo semestre 2014, l’81% delle imprese edili registra ancora ritardi nei pagamenti della Pa. A causa di ciò, il 53% delle imprese ha ridotto gli investimenti previsti ed il 36% ha dovuto ridurre il numero dei dipendenti. Tali dati sono quelli che vengono registrati dallo studio effettuato dall’Ance e confermati dal presidente Paolo Buzzetti, nel corso di un’audizione sul Dl sblocca Italia in commissione Ambiente alla Camera. Secondo lo studio effettuato dall’Associazione nazionale costruttori edili, i tempi medi di pagamento nei lavori pubblici sono di circa 7 mesi malgrado la legge fissi il termine a 30-60 giorni.

A cercare di spiegare il lavoro fatto finora dal governo italiano è stato il Sottosegretario all’Economia e finanze, Pierpaolo Baretta: «Non siamo fermi. Abbiamo già stanziato 38 miliardi di euro ed altri 35 sono stati dati alle imprese. Siamo pronti per stanziarne altri 15-20 entro quest’anno. Mi sembra che rispetto alla cifra stimata in 70 miliardi un passo in avanti notevole sia stato fatto con le imprese che ne hanno beneficato e che hanno oggi un’ulteriore boccata di ossigeno per poter ripartire: si tratta di cifre importanti».

Malgrado i 38 miliardi di euro già versati, la situazione in cui versano molte imprese italiane rimane complicata. Per l’Ance «i ritardi di pagamento della Pa continuano a determinare una situazione di estrema sofferenza nel settore delle costruzioni, uno dei settori più colpiti dal fenomeno in Italia».

Intanto in Italia non accenna a risalire la fiducia delle imprese italiane. A confermare tale dato è l’Istat che, secondo uno studio effettuato emerge che, l’indice è calato a 86,6 punti rispetto agli 88,1 di agosto. La diminuzione di 1,5 punti colpisce tutti settori indistintamente: manifatturiero, servizi di mercato, costruzioni e commercio al dettaglio. Per le imprese manifatturiere, l’indice del clima di fiducia scende del -0,4% mentre migliorano le attese di produzione, salito di un punto, ma peggiorano i giudizi sugli ordini, passato da -25 a -27; stabile a 3 il saldo relativo ai giudizi sulle scorte di magazzino. L’analisi effettuata dall’Istituto nazionale di statistica ha fatto emergere anche che, per i raggruppamenti principali di industrie (Rpi) si è registrato un miglioramento per i beni di consumo del +0,8% e per i beni strumentali del +0,4% e un peggioramento per i beni intermedi di un punto. Per le imprese di costruzione, l’indice è passato da 76,7 di agosto a 75,4. In calo anche la fiducia delle imprese dei servizi che è passato dall’ 87,4 di agosto all’ 84,9 di settembre.

A preoccupare il Bel Paese c’è anche la questione delle pensioni. Secondo un altro studio effettuato dall’Istat, al Sud oltre la metà dei redditi pensionistici è inferiore ai 1.000 euro. Entrando più nello specifico, nelle Isole e al Sud la quota di pensionati sotto i 1.000 euro al mese è rispettivamente il 51,4% e 50,9%, valore di circa 10 punti percentuali superiore a quello del territorio nazionale (41,1%). La quota minima di pensionati sotto i 1.000 euro si rileva invece nel Nord-ovest del 34,4% mentre al Centro  si registra la maggior quota di beneficiari di redditi pensionistici superiori ai 2.000 euro mensili (il 22,0%), come anche la maggior quota di beneficiari con redditi superiori ai 3.000 euro (7,3%).

A livello nazionale l’1,3% dei pensionati percepisce un reddito pensionistico di oltre 5.000 euro al mese: nelle regioni del Centro supera tale cifra circa il 2% dei pensionati, mentre al Sud solo lo 0,9% e nelle Isole solo l’1%. 

Se in Italia ci sono ancora molte problematiche da risolvere per uscire dalla crisi economica che attanaglia il Paese ormai da anni, per la Spagna invece ci sono segnali di ripresa. Infatti, per il 2014-2015, il governo spagnolo stima una crescita del Pil dell’1,3% nel 2014 e del 2% nel 2015 contro l’1,2% e l’ 1,8% previsto finora. La disoccupazione dovrebbe scendere al 24,2% alla fine di quest’anno per arrivare al 22,2% a fine 2015.

Chi invece da segnali forti di crescita è l’Usa. La crescita del Pil nel secondo trimestre è stata rivista al rialzo al 4,6% dal 4,2% della seconda lettura di fine agosto e dal 4% della prima lettura di luglio. Il dato reso noto dal dipartimento del Commercio dimostra chiaramente che si tratta della crescita più rapida da fine 2011. Il Pil statunitense non cresceva del 4,6% dal quarto trimestre 2011 e non supera questa percentuale dai primi tre mesi del 2006. Tale dato conferma le previsioni degli analisti secondo cui l’economia americana sta ritrovando slancio per chiudere il 2014 con un rialzo superiore al 2 per cento mentre la Fed prevede un crescita 2014 tra il 2 e il 2,2 per cento.

Dunque, segnali di crescita importanti per gli Usa e per la Spagna a cui l’Italia dovrebbe guardare per puntare ad ottenere i medesimi risultati in termini di crescita economica. 

 

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