domenica, Settembre 26

De Luca, Renzi, Zingaretti: dimissioni per tre De Luca

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Giornata politica dedicata alle conferenze stampa. A Napoli, il governatore della Campania Vincenzo De Luca prova a schivare, definendosi «parte lesa» e senza rispondere alle domande della folla di giornalisti presente, l’accusa di concussione per induzione mossa dalle procure di Napoli e Roma per aver fatto ‘aggiustare’ in suo favore (con tanto di presunto ricatto subito e non denunciato) la sentenza che annullò la sua sospensione dalla carica come prescritto dalla legge Severino. La notizia di una nuova indagine a suo carico piomba come un fulmine a ciel sereno sullo ‘sceriffo salernitano’ (anche se al fedelissimo capo della segreteria di De Luca, Nello Mastursi, erano già stati perquisiti casa e ufficio provocandone le dimissioni due giorni fa per misteriosi ‘motivi personali’).

A Roma, invece, nella Sala Nassirya del Senato, il gruppo parlamentare di Area Popolare ha presentato il proprio pacchetto di emendamenti (Sud e Famiglia) alla legge di Stabilità, una sorta di cambiale recapitata al presidente del Consiglio Matteo Renzi per i fedeli servigi prestati da Angelino Alfano e dai suoi. Rimanendo in campo centrista, Fabrizio Cicchitto chiama all’adunata Ncd, Udc, tosiani e Scelta Civica perché ritiene necessario e urgente «aggregare subito un nuovo Centro».

A cavalcare l’onda dei guai giudiziari di De Luca ci si mettono i parlamentari del M5S Riccardo Fraccaro, Alessandro di Battista, Luigi Di Maio e Roberto Fico, che vedono in Renzi il «complice» della disastrosamente illegale presenza del ‘sosia di Maurizio Crozza’ nelle stanze del potere partenopeo e ne chiedono le dimissioni da Palazzo Chigi. Seguaci di Beppe Grillo scatenati nel pretendere la cacciata anche di un altro governatore, quello del Lazio Nicola Zingaretti, alla luce delle indiscrezioni di stampa secondo cui il Ros dei Carabinieri avrebbe accertato un patto segreto tra l’ex capogruppo Pd in Regione Marco Vincenzi e l’ex consigliere FI Luca Gramazio (sotto processo per Mafia Capitale) al fine di foraggiare con soldi pubblici le cooperative in mano a Salvatore Buzzi. Scontato l’attacco antideluchiano a testa bassa di Sel e Forza Italia, anche il renzianissimo senatore Pd Stefano Esposito (che forse è stato autorizzato a parlare da qualcun altro) chiede che a De Luca sia riservato lo stesso trattamento propinato a Ignazio Marino.

La notizia dell’assunzione nella buona scuola renziana di Agnese Renzi, la poco loquace (per nemesi) moglie di Matteo, ha provocato la reazione di un altro grillino, Luigi Gallo, membro della commissione Cultura della Camera. Gallo chiede la pubblicazione delle graduatorie, che fino ad oggi sono rimaste secretate, per fugare ogni dubbio di favoritismo e per rispetto delle decine di migliaia di insegnanti precari.

Il nuovo dramma politico-giudiziario con protagonista Vincenzo De Luca ha inizio nella tarda serata di ieri quando le Agenzie di stampa battono compulsivamente la notizia che il governatore della Campania, eletto nelle liste Pd, è indagato per corruzione (emergerà poi che la contestazione è per concussione). Secondo le ipotesi di accusa formulate dalla procura di Napoli (fascicolo poi trasferito a Roma per competenza in quanto è indagato un magistrato), lo staff deluchiano guidato fino a lunedì scorso, giorno delle dimissioni, dal suo braccio destro Nello Mastursi, avrebbe accettato la ‘proposta indecente’ dell’avvocato Guglielmo Massa di nominarlo ai vertici della Asl campana in cambio del trattamento di favore adottato da sua moglie Anna Scognamiglio, giudice del Tribunale Civile di Napoli, nella sentenza che il 22 luglio scorso ha accolto il ricorso presentato da ‘don Vincenzo’ contro la sospensione dall’incarico di Governatore stabilita dalla legge Severino. Di fronte a questo ricatto, fa notare Luigi Di Maio del M5S, il clan De Luca si è ben guardato dall’andare a denunciare l’avvocato in procura, decidendo, invece, di chiudere lo scellerato accordo.

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