giovedì, Giugno 24

Ddl Zan, tra diritti della persona e guerra politica su corpi e coscienze Il fine è di punire chi con parole, atti, comportamenti violenti discrimina per l’orientamento sessuale altre persone. Tutto il resto è ideologica guerriglia di chi protegge, collude, è uno di quei soggetti che istigano all’odio. Che sono quasi sempre provenienti dalla destra

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

Philip Roth

Nell’accogliere gradite sollecitazioni ad occuparmi del DDL Zan mi rendo conto che fornire qualche spunto sociologico conduce ad un cammino irto di trappole, intrecciandosi nel tema questioni soggettive di identità, diversità, ruoli sessuali fluidi, accettazione di sé, con più ampie dinamiche politiche, morali, culturali e sociali.

In premessa introduco queste parole “Com’è certo che una foglia non è mai del tutto uguale a un’altra, così è certo che il concetto foglia è formato trascurando arbitrariamente le differenze individuali, dimenticando le distinzioni al fine di sviluppare pertanto la sua rappresentazione, come se nella natura ci fosse qualcosa, come la ‘foglia’, quasi una forma originaria su cui siano tessute, disegnate, circoscritte, colorate, increspate, dipinte, ma da mani maldestre, tutte le foglie, per cui nessun esemplare sarebbe riuscito in modo corretto e attendibile quale copia fedele della forma originaria”. Miei corsivi. Queste affermazioni suggestive sono di Friedrich Nietzsche in “Su verità e menzogna fuori dal senso morale.

Con fantasia sostituite ‘natura’ con ‘cultura’, ‘foglia’ con ‘persona’, ‘forma originaria’ con ‘divenire del mondo’ e vi troverete nell’illimitato campo da gioco circoscritto dell’esistenza umana, rappresi tra verità e menzogna. Così ogni foglia, ovvero ogni umano sente se stesso e prova sensazioni di attrazione, espressione, appartenenza del proprio sé nel genere sessuale che ne realizza le aspirazioni, dovendo sfidare i diversi limiti posti dalla morale delle società. Poi come ognuno di noi, una sorta di ‘Emilio’ di Rousseau, quello vero non l’ufficietto della democrazia diretta dei vecchi pentastallati, contaminato integrandosi nei canoni morali e giuridici imposti dalla società.

Inizio dal merito. Il ddl del deputato Zan del Pd, eppur si muove…, mira ad introdurre ‘misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità’, modificando gli artt. 604-bis e 604-ter sui reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Pene che prevedono il carcere fino ad 1 anno e 6 mesi o multa fino a 6 mila euro (pagamento pecuniario che negherei, chi ha soldi offende ed umilia tanto poi paga, misteri del diritto, quindi il giudice diviene anche un surrettizio esattore delle tasse verificando le ricchezze, spesso occulte da noi, degli offensori…). Se poi si istiga alla violenza, la reclusione aumenta da 6 mesi a 4 anni.

È insomma un atto normativo finalizzato a contrastare l’omotransfobia, un allargamento dei casi della poco praticata Legge Mancino, perché di saluti romani ed assembramenti fascisti sono ormai piene le piazze italiane. Per inciso è un disegno di legge o proposta, progetto, presentato da parlamentari, non decreto, gentile Gruber, come va ripetendo con ospiti che non conoscono la differenza. Il decreto difatti è un atto che ha ‘forza di legge’, vale a dire è un atto normativo del Governo, parificato ad una legge. Due cose proprio diverse, ma tant’è.

Questo è quanto nel disegno, tutto il resto è ideologica guerriglia di una destra incapace di confrontarsi su terreni culturali di cui pure rivendica la paternità, cercando uno ‘scontro di civiltà’ di cui non si ravvedono tracce. Invece il ddl in oggetto è fermo da novembre 2020 per i continui ostruzionismi e pregiudizi politico-ideologici di una destra leghista che ne rinvia la calendarizzazione. Il fine è di punire chi con parole, atti,comportamenti violenti discrimina per l’orientamento sessuale altre persone. Il resto è polverone usato da chi protegge, collude, è uno di quei soggetti che istigano all’odio. Che sono quasi sempre provenienti dalla destra politica. È un fatto che non ammette menzogne. Il fatto è che non sono io che sono buonista (a proposito, con una foto di una manifestazione di studenti, buonista un caz..o!), sono loro che sono violenti con metodi squadristici.

Questa vicenda in apparenza secondaria, è al contrario la piena conferma dell’assunzione della centralità che assume nella dinamica politica contemporanea la questione della biopolitica dei/sui corpi, ossia il convivere nella democrazia di un’intima contraddizione che «non abolisce la vita sacra (homo sacer, soggetto il quale poiché privo di diritti può essere sacrificato dalla società, come migranti, poveri, precari, malati psichici, mio), ma la frantuma e la dissemina in ogni singolo corpo, facendone la posta in gioco del conflitto politico» odierno (Agamben). Nel senso che la soglia del corpo, la sua cura e manutenzione, ma soprattutto il suo utilizzo formano oggetto di guerre ideologiche per ricondurle nell’alveo di una ‘normalità’ prefissata dai valori che la società ritiene moralmente significativi. Dunque il corpo oggi costituisce l’oggetto ed il cuore della politica, l’oggetto da ‘normalizzare’ e da ‘normativizzare.

Ma quali corpi? Non certo quelli di Sanremo dove travestitismi, scoloramenti identitari, unghie laccate, rielaborazione di un sé, sono tollerabili in virtù dell’essere atti legittimati a qualificarsi in perfetta consonanza con i dettami della rappresentazione della società dello spettacolo, circoscritti, delimitati in uno spazio di rappresentazione scenica di sdoppiamento dalla realtà quotidiana. Dove può essere attivata la ‘messa in scena’ di uno ‘spaesamento, sdoppiamento’ estetico-ludico della verità. Insomma si accetta quel corpo, quel trucco, quella indistinta indefinizione perché costitutivi, espressivi di una messa in scena registrabile e codificabile nella ‘finzione’, nel potenziale inganno connesso allo show. Nel mondo della vita quotidiana, al contrario, la realtà entra nella rappresentazione teatrale della realtà priva di filtri, proponendosi con il suo carico eversivo di verità di ciò che in forza del suo manifestarsi vitale diviene oggetto di politica. Insomma fa paura perché non scimmiotta la realtà, ma si presenta il corpo per ciò che vuole essere, per ciò che sente di voler vivere. Questa è la preponderanza etica, stavolta, non estetica, raggrumata in un dire che deborda dai canoni per orientare le proprie condotte personali, ma, qui un possibile cortocircuito, necessitando delle prescrizioni appannaggio delle norme.

Dunque per affermare la mia libertà non posso non ricorrere ad uno strumento normativo senza il quale la mia libertà è preda di uno ‘stato di eccezione’ dalle norme. Il punto centrale non risolvibile da una legge che è solo la necessaria delimitazione del campo da gioco sociale nel quale la norma non può eradicare pregiudizi, ottusità, oscurantismi, aggressioni, violenze. Per far ciò è inevitabile che il conflitto sociale culturale giocato sull’identità non precostituita dei corpi esploda e si manifesti. Movimento ad un tempo politico e culturale. Molto, troppo tempo fa, uno dei più importanti intellettuali italiani, Antonio Gramsci, l’avrebbe chiamata egemonia. Quella che sparita la sinistra, è divenuta la contendibilità di una destra che si è anche appropriata, mutandone il senso, di parole d’ordine di un campo semantico e politico a lei del tutto estraneo. Come il ripetere di una non meglio precisata libertà di espressione, che c’entra con la violenza sulla definizione sessuale della propria corporeità minando i pozzi della prevalente ignoranza, paventando che il ddlZan mini quella libertà di esprimere che cosa? Anche commenti violenti, che con il progressivo offuscamento dei valori di schieramenti di sinistra è andato riprendendo vigore. Valori di sinistra più o meno riformisti, più o meno di progresso, disquisizioni lessicali dei politici professionisti intelligentissimi di chi ha perso il passato, negandolo come fosse solo una somma di totalitarismi, trascolorato il presente in un indistinto calderone per cui i Casini e le Lorenzin diventano “compagni/e”! chiedetelo agli elettori di Bologna trovatisi dinanzi il destro, democratico, ex presidente della camera per volere berlusconiano, ovvero quanto di più lontano da un pensiero liberale e democratico. Afasici quanto al futuro, ai futuri a seconda del proprio agire politico strategico, dinanzi al gioco di un capitalismo neoliberista ormai unico padrone di vite e coscienze del mondo. Ma questa è un’altra storia, o forse si inscrive in questa…

Comunque tornando in media res, la questione qui accennata ha una portata storica che trascolora nel mondo contemporaneo. Tra le suggestioni, vi è il tema della trasformazione dello stato-nazione liberale nella sua versione modernista, l’abbandono del conflitto ideologico, o meglio l’abbandono alle destre economiche e politiche di tale conflitto, e l’orientamento storico in cui i diritti culturali sopravanzano i temi della struttura e delle vecchie e nuove disuguaglianze economiche. E cosa accade quando questa dinamica incrocia l’azione di una democrazia liberale con la politica della differenza che “non può far rientrare, dal punto di vista etico o ideologico, nella propria definizione di collettività”. Differenza che “non si accontenta del riconoscimento, della tolleranza e concessione dei diritti” come affermano i coniugi Comaroff, importanti antropologi di Harvard.

Insomma, finite le ideologie, comunque portatrici di una carica utopica di prefigurazione di assetti politico-sociali futuri sostituiti oggi da una politica che dalle idee si è trasferita in un processo di personalizzazione nel campo dell’immagine individuale, emerge l’esigenza di sostituire l’ideologia con un’‘identito-logia. I censori affermano che con una legge simile, scritta a tratti in modo confuso, se tutti facessero così dove finirebbe la società? Considerazioni di quanti poco acculturati evocano addirittura la fine della civiltà se froci’ ‘lesbiche’ e transessuali prendessero… il potere. Niente di meno! Ma non lo vogliono, intendono solo affermare le proprie scelte, tendenze, inclinazioni personali. Ma questo periodo storico in cui si rivendica in ogni dove la libertà, in realtà omologata e conformista se non per la richiesta pressante con la pandemia su alcune libertà, quelle privatizzate da un’ideologia liberista con protagonista l’individuo alla ricerca del suo interesse personale e con derive a-sociali vitalistiche di affermazione violenta competitiva contro l’agire altrui, entra in contrasto nelle tradizionali identità normative con l’affermarsi di una domanda personale che rivendica nello spazio pubblico l’affermazione di forme diverse di identità di genere.

Nell’avviarmi ad una parziale conclusione sottolineo che oltre al testo, alla narrazione qui abbozzata, corre un metatesto, ovvero un testo che allude ad altri testi o che ad essi allude, fatto di altri temi che innervano l’orizzonte del mondo sociale e culturale contemporaneo. Dal multiculturalismo dei diritti delle minoranze, alla natura e trasformazione della cittadinanza democratica dinanzi ai turbolenti confini, simbolici e reali nei muri che si innalzano nelle coscienze, alle nuove forme di appartenenza alla comunità sociale che stanno cambiando. E con esse l’idea di cittadinanza, la questione della sovranità, sbandierata dalle destre, e l’integrità nazionale, tutto ciò nell’epoca di un neoliberismo che prescrive e conforma, irreggimenta e liberalizza orientando al soddisfacimento dell’utile nell’agire strumentale, ma lasciando ai margini tutte le dimensioni extraeconomiche di coscienza del proprio sé. Tutto ciò in che relazione sta con l’aumento di estensione di uno stato di emergenza e di una diffusione di uno con un’estensione di uno stato di eccezione’ con un dispositivo di potere che esclude mentre include nelle due soglie, l’una biologico-identitaria di sessualità e corpo, l’altra culturale-sociale di etnie e comunità. Sopra ed intorno a tutto il tematizzare sta che “Rimane il fatto che capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando” (P. Roth, Pastorale americana). Sbagliare per imparare a sbagliare meglio.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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