giovedì, Dicembre 2

Ddl Zan, la battaglia di quelli nello scantinato Il dibattito è oramai parossistico, condotto da 'politici' nello scantinato del Paese, agitati nei loro litigi inutili, volgari, miopi e fini a sé stessi

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Che il disegno di legge Zan fosse pessimo l’ho scritto varie volte e quindi non vale la pena tornarci. Ma ho anche detto, e confermo, che ormai la frittata è fatta e non si può non approvarlo, magari solo con le piccole modifiche sufficienti ad evitare la critica vaticana relativa al Trattato del Laterano.
Le critiche in questione, benché molto tardive e che perciò possono, purtroppo, apparire strumentali, sono fondate su un principio assolutamente chiaro ed inequivoco: se si stipula un trattato internazionale, poi lo si deve rispettare. Il Vaticano ritiene che alcune clausole del disegno di legge potrebbero entrare in conflitto con quanto scritto nel trattato. Questo è tutto.

In casi del genere, nessuno si sognerebbe di gridare allo scandalo o alla interferenza vaticana nella nostra vita o dire sciocchezze (pronunciate con la solita protervia ignorante da molti dei nostri politicanti) sulla sovranità del Parlamento (che non esiste) e roba simile. Sono cose che non c’entrano nulla. Se si fa un trattato, ripeto, si deve rispettarlo e chiedere di modificare ciò che, a giudizio della controparte, può violarlo, è perfettamente normale. Uno Stato normale non ne fa un dramma ridicolo, ne discute seriamente con la controparte e poi decide e se ne assume la responsabilità. Se, fatta la legge, la violazione c’è, il Vaticano potrà chiedere all’Italia di risponderne sul piano dei rapporti internazionali. Cioè, il Vaticano, invece di una semplice nota, potrà fare una vera e propria protesta e aprire la relativa controversia, eventualmente dinanzi alle autorità giudiziarie internazionali, se e quando competenti. Non credo, che anche al limite, ci dichiari guerra!
Nel caso specifico, però, c’è di più. I Patti lateranensi sono esplicitamente contemplati nell’art. 7 della Costituzione italiana, e dunque, sia direttamente il Vaticano che qualunque italiano (la Conferenza episcopale, ad esempio), può impugnare a vario titolo ed in vari modi la legge, ed arrivare fino alla Corte Costituzionale.
Di nuovo, tutto normale e regolare. Anche se, aprire una controversia che duri anni dubito che sia nell’interesse sia della Chiesa (e su ciò non mi pronuncio) che dell’Italia, dove il clima stupido che regna intorno a questi problemi, in un Paese in cui la laicità è una parola priva di contenuti, significa trascinare la cosa con mille scontri per anni. Scontri stupidi perché laicità significa sia essere indipendenti (culturalmente, parola difficile, non per nulla tradotta in ben altro da Sabina Guzzanti) dalla religione, e quindi dalla Chiesa, sia il contrario, e cioè non essere pregiudizialmente favorevoli ad una, peraltro presunta, posizione della Chiesa.
‘Presunta’, dico, perché la nota del Vaticano (che ho definito ‘dolce’) non entra nel tema, ma si limita a segnalare certe difficoltà che potrebbero sorgere a un cattolico e a certe organizzazioni legate al cattolicesimo. Punto, non più di questo.
Anzi, la Chiesa sul punto è stata molto sfumata: non mi sembra che la posizione della Chiesa sia contraria alla legge, e più specificamente al fenomeno in sé. Il Papa in persona lo ha detto ripetutamente. Per cui, è nettissima la sensazione (anzi, la certezza) che l’opposizione di certi politicanti italiani alla legge, usi la Chiesa e la religione e il Vaticano come scusa per una polemica tutta di politica interna.

Ma, appunto, siamo in Italia e, come sempre, il livello del nostro dibattito politico e della nostra cultura politica e sociale sono infimi.
Immediata è stata la reazione di parte della nostra politica nell’utilizzare la questione a fini di polemica interna. La destra, da Silvio Berlusconi a Giorgia Meloni, è ovviamente contraria alla legge, perché è la destra italiana. Se chiedete a Meloni (si fa per dire) cosa ci sia di male nell’impedire che gli omosessuali eccetera siano insolentiti e magari malmenati, la risposta, bene che vada, sarà del tipo che è contro natura, che crea scandalo … fino alla insulsa affermazione che attenta alle famiglie o che so io. Per gli altri politici italiani, la cosa è esattamente l’opposto, ma anche qui le motivazioni non è che siano più profonde. Certo, i principi di libertà di pensiero e di azione, ma molto più di ciò non vi diranno. Salvo che, la sinistra come la destra, al solito, fanno di questa legge una battaglia identitaria, di principio. Ma di principio in termini di politica interna, non certo di ordine filosofico o culturale.
Data la situazione, al solito, si inseriscono neldibattitoi politicanti all’italiana, che fanno del piccolo cabotaggio politico, nel colpo ad effetto e, in particolare, del ricatto, la loro arma quotidiana.
E dunque, puntuale, Matteo Renzi e soci, che hanno tranquillamente votato a favore del disegno di legge alla Camera, ora ricattano la sinistra, il PD in particolare, minacciando di non votare al Senato, dove il loro voto, a differenza che alla Camera, potrebbe essere decisivo. Nella trappola, naturalmente, cade subito felice ildotto Letta‘, sempre pronto a restare col cerino acceso in mano. E il PD non sa fare di meglio che fare le barricate, affermando che se la legge non passa, la colpa è tutta di Renzi, come se a Renzi la cosa possa in qualunque maniera nuocere. Renzi non se ne frega nulla di tutto ciò: ha un partitino del 2%, cioè nulla, e l’unica cosa che può fare è esattamente quello che sta facendo, cioè mettere zizzania e cercare di fare vedere che esiste.
E quindi, una volta di più, la nostra politica, la nostra grande politica, diventa la solita fanghiglia maleodorante, in cui gli ‘ideali’, le convinzioni filosofiche, la religione, tutto viene strumentalizzato in un gioco da vicolo puzzolente.

Solo che ormai tutto ciò sta diventando parossistico. Per cui il nostro è un Paese diviso nettamente in due piani, non più nemmeno comunicanti. Quello basso, lo scantinato, in cui si agitano i nostri politici nei loro litigi inutili, volgari, miopi e fini a sé stessi. L’altro, quello alto, di Mario Draghi per intenderci, che fa politica per conto suo, anzi, che fa la sua politica, completamente ‘libero’ da qualunque necessità di discussione, di mediazione, di sintesi, perché dal basso arrivano solo i rumori del conflitto nello scantinato, che solo saltuariamente pone qualche domanda o qualche problema al piano alto, dove se ne prende nota per fare qualche piccola modifica per soddisfare la fame dello scantinato, mentre si va avanti per la propria strada.
Deficit democratico? No, purtroppo, inesistenza della politica, e quindi assenza della democrazia. Non c’è, in chi oggi governa, autocrazia, imposizione, volontà di potere, ‘liberismo’ o altro, c’è l’isolamento di chi non può che governare da solo, perché non è roba da governo serio la lotta nello scantinato.
La ‘politica’ non solo non dà nulla, semplicemente non c’è.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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