giovedì, Dicembre 2

Ddl tortura: cosa ci chiede l’Europa

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Ecco poi le risposte del prof. Pasquale Bronzo:

Cosa pensa del testo di questo disegno di legge?

Direi che – al di là dell’amarezza manifestata da Luigi Manconi, che comprendo –  la necessità di colmare la lacuna non è ulteriormente procrastinabile, tanto che vale la pena di varare la riforma così, anche se ci sono alcuni difetti, qualcuno anche serio. E’ ormai così grave non avere una legge che  forse è meglio avere una brutta legge.

A cosa si va incontro senza una legge sulla tortura?

La Convenzione contro la tortura esiste dal 1984 e noi avremmo dovuto attuarla già nel 1989. Si tratta di un gravissimo inadempimento degli impegni assunti nei confronti della comunità internazionale. E poi c’è la condanna della Corte europea per i fatti della scuola Diaz, il caso ‘Cestaro’.Del resto una legge sulla tortura da noi è necessaria perché per queste condotte, nel nostro sistema, la risposta penale si può dare solo con pene medie o medio basse, che fanno scattare quei meccanismi come la sospensione condizionale, o l’affidamento in prova ai servizi sociali, che affievoliscono molto l’effetto deterrente. Per tutti questi tipi di reati, poi, c’è il timore delle vittime di andare incontro a rappresaglie in caso di querela, circostanza che normalmente le induce o a non sporgere querela, o a ritirarla.

Come si esprime in merito alle critiche mosse a questo disegno di legge?

Una la trovo immeritata; si è lamentato che la fattispecie sia stata definita in termini di reato ‘comune’: chiunque pratichi tortura è punito, e lo è in modo aggravato se è un pubblico ufficiale. Questa figura ci allontana dal concetto di tortura per come siamo abituati a pensarlo come ‘violenza di Stato, quale cioè atto proveniente da una pubblica autorità, però non è inopportuno che sia punita qualsiasi deliberata inflizione di sofferenze su una persona inerme, perché è questo il nucleo del concetto di tortura: non è un fenomeno che si verifica in caserme o commissariati. Se una banda di fanatici si mette a perseguitare il clochard, l’extracomunitario, un comportamento del genere rientra nella tortura. Il legislatore ha costruito la norma base come reato comune, aggravando la punizione  – e di molto – quando la condotta sia posta in essere da un pubblico ufficiale: e ha fatto bene a mio avviso, non tanto perché un reato proprio stigmatizzerebbe le forze dell’ordine quanto perché in questo modo la norma copre condotte che a mio avviso meritano di rientrare nella fattispecie di tortura. La paura è che si configuri l’ipotesi  aggravata come una circostanza, bilanciabile in presenza di circostanze attenuanti, con un conseguente depotenziamento della tutela. Leggendo la norma, si capisce invece che il caso del secondo comma, quello previsto per i reati dei pubblici ufficiali, ha un disvalore del tutto autonomo: e quindi giustifica un inasprimento della pena che non si può bilanciare con un’attenuante.

Può fare un esempio?

La paura è che, se c’è stata la ‘provocazione’, la circostanza aggravante derivante dall’essere l’aggressore un pubblico ufficiale cade. In realtà, però, questo bilanciamento – un istituto del codice penale – non si può applicare se non si tratta di un’aggravante, ma di una figura autonoma più grave; questa, a mio avviso, lo è. I profili critici sono altri: stando al testo sembra che, perché si risponda di quel reato, occorrono varie plurime condotte. E invece la tortura, quando è praticata in modo ‘professionale’ – possiamo dire – è rapida, e  quasi istantanea! Il torturatore, se è bravo, non impiega tanto… Abbiamo una condanna famosissima della Grande Camera Corte europea dei diritti dell’uomo contro la Germania che ha fatto epoca: condannava le autorità tedesche per non aver punito la semplice minaccia di eseguire tortura fatta ad una persona arrestata! Già quel solo, unico,  atto secondo la Corte europea bastava a costituire tortura. Anche delle fonti sovranazionali quindi non ci richiedono affatto che ci sia un comportamento abituale, né reiterato. L’altro dato censurabile quello di aver richiesto la produzione di un trauma psichico in qualche modo ‘accertabile’; una norma singolare: qualunque conseguenza del reato va infatti accertata dal giudice in tutti i suoi elementi, quindi è ovvio che il trauma psichico vada accertato. Ma quell’accenno che fa pensare a esiti psichici permanenti complica molto la decisione, per reati che spesso si accertano a distanza di molto tempo dalla consumazione. Certi segni tendiamo a seppellirli dentro di noi. Poi vi è il gravissimo problema della prescrizione, per reati che spesso è assai complicato scoprire ed accertare: vedo molto negativamente il fatto che, nel disegno di legge, sia sparita la norma che raddoppiava il termine di prescrizione. Anche la prospettiva della prescrizione svilisce l’effetto dissuasivo delle norme penali.

Che dire del richiamo ai trattamenti inumani e degradanti?

Si è fatto un richiamo al trattamento inumano e degradante, affermando che la tortura può consistere in un trattamento inumano e degradante; a mio avviso questo è un fuor d’opera, perché il trattamento inumano e degradante comprende la tortura, ma non è sempre tortura. Qualsiasi trattamento inumano e degradante è vietato anzitutto dall’articolo 3 della Convenzione, ma le fonti sovranazionali non ci richiedono la punizione penale per qualsiasi trattamento inumano e degradante. In Italia sappiamo ormai bene che un trattamento inumano e degradante è stato praticato a tutti i detenuti che in questi anni sono stati tenuti reclusi con due metri e mezzo di spazio vitale pro capite per quasi ventiquattr’ore al giorno, ma nessuno si sognerebbe di sottoporre a procedimento penale i direttori di quelle carceri! La tortura è un’atrocità, ma, proprio perché è tale non va diluita nel trattamento inumano e degradante. Se tutto è tortura, c’è il rischio di indebolire lo stigma che deve avere la tortura.

È la volta buona per arrivare ad una legge sulla tortura?

Bisogna turarsi il naso e approvare questa legge, a mio avviso. Certo che non basterà la legge: occorre anche prevenzione, come sempre. E’ importante, ad esempio, formare in modo adeguato le autorità di polizia. Ma in questo momento sono del parere che sia meglio avere una legge imperfetta che non avere una legge. Nessuno dei difetti tecnici di cui si è detto mi pare senza rimedio, interpretando giudiziosamente le norme: il cosiddetto diritto giurisprudenziale molto spesso è giurisprudenza correttiva. Ci siamo abituati.

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