domenica, Novembre 28

Ddl Boschi: meno Regioni, riecco lo Stato field_506ffbaa4a8d4

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“L’operazione è di ridimensionare le competenze regionali rispetto al 2001” ci spiega Carlo Fusaro, professore di diritto Parlamentare ed Elettorale all’università di Firenze. “Si è ritenuto che fossero state attribuite alle Regioni competenze non opportune, come la famosa questione della distribuzione dell’energia”. Aggiunge che “oltre al fatto di ritornare allo Stato ci sono altre due cose: il tentativo di evitare conflitti abolendo o ridimensionando la cosiddetta competenza concorrente. Questo vuol dire che sulle stesse cose sono competenti lo Stato per i principi e le Regioni per i dettagli. In realtà lo Stato si è messo ad invadere la competenza delle Regioni e sono nati una serie di conflitti. Ora vengono separati: nel complesso alle Regioni si danno meno competenze di quelle che avevano prima, ma al tempo stesso queste ultime, attraverso i loro rappresentanti nel Senato, concorreranno in maniera determinate a quelle decisioni che adesso stanno tornando alla centralità statale”.

Parlando concretamente, se si volesse “mettere uno stabilimento di produzione di energia o fare una rete elettrica o di trasporto, oggi, con la normativa attuale, sarebbe difficile perché bisognerebbe mettere d’accordo tutte le Regioni (attraversate dall’ipotetico impianto) oltre che lo stato. Da domani le Regioni non potranno ostacolare un certo tipo di infrastrutture di interesse nazionale. Questo è il vero punto. In più, effettivamente, c’è la disposizione, in base alla quale, la legge dello Stato, ove ci siano esigenze di carattere nazionale, può imporre alle Regioni scelte a livello nazionale. Più o meno è una cosa che è avvenuta anche in Germania, credo che molto dipenda da come funzionerà il nuovo assetto bicamerale. Si terrà conto degli interessi regionali in fase di legislazione nazionale, si spera che tutto funzionerà meglio di oggi”.

Anche Lodovico Sonego, senatore del Partito Democratico, è concorde con la modifica del Titolo V, e quindi di restituire allo Stato determinate competenze. “Sono stato per vent’anni in una regione autonoma, il Friuli-Venezia-Giulia, il regionalismo lo conosco bene. La riforma del 2001 aveva fatto alcuni passi inopportuni, per esempio attribuire alle Regioni funzioni in materia di politica energetica, che le Regioni non possono avere. Oppure di infrastrutture di livello nazionale. Riportare queste attribuzioni in capo allo Stato sembra essere un passo convincente”. Inoltre aggiunge che “la legislazione concorrente è stato motivo di grandi conflitti e lungaggini”.  Si potrebbe pensare  che anche la cronaca degli ultimi tempi (scandali e sperperi vari) siano stati una leva fondamentale per muoversi in questa direzione.

“Nell’immaginario collettivo, ad esempio, il problema di come sono stati gestiti i fondi per gli scavi di Pompei è colpa della regione Campania, ma non è così. La colpa è dell’amministrazione centralizzata, del Ministero dei Beni Culturali. Ancora, lo scandalo del Mose non riguarda la regione Veneto, ma è uno scandalo accaduto a Venezia e frutto di una pessima gestione dell’amministrazione dello Stato. E’ in corso un enorme regolamento di conti su dove deve stare il potere, ed è in corso un processo di ricentralizzazione”. Altra situazione, invece, è la proposta di accorpamento delle Regioni, su cui Sonego è fortemente contrario: “E’ stato presentato un ordine del giorno, di Ranucci, che prevedeva l’accorpamento delle Regioni. E’ stato un fulmine a ciel sereno perché è un argomento che non si è mai toccato in nessuna parte del dibattito costituzionale e non c’è traccia nell’articolato e c’è un ordine del giorno presentato in maniera estemporanea. Mi sono pronunciato contro quell’ordine del giorno che poi ha visto un’assunzione di paternità politica da parte del Governo”.

 

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