domenica, Agosto 1

Ddl Boschi: meno Regioni, riecco lo Stato field_506ffbaa4a8d4

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Come era stato promesso dalla Boschi, il suo disegno di legge, che riforma la nostra Carta Costituzionale sta procedendo. I punti maggiormente discussi sono stati: le funzioni attribuite al Senato, l’elezione dei giudici della Consulta, il quorum per l’elezione del capo dello Stato e la modifica del Titolo V (e l’ampliamento della ‘devolution’). Allo Stato tornano alcune competenze, che nel 2001 erano state affidate alle Regioni: energia, infrastrutture strategiche, politiche attive e grandi reti di trasporto.

Lo scopo delle precedenti riforme era quello di dare allo Stato una fisionomia che si avvicinasse ad una concezione federalista, nella quale i centri di spesa e di decisione si sarebbero spostati dallo Stato alle Regioni. Con la modifica della seconda parte della Costituzione vengono ricentralizzate gran parte delle competenze. Su proposta del governo, quindi, la Camera potrà approvare leggi nei campi di competenza delle Regioni, “quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”.

Con l’articolo 30 del ddl viene cancellata la legislazione concorrente tra Stato e Regioni. L’articolo 117 della Costituzione riguarda appunto la potestà legislativa delle Regioni a cui rimarrà il potere di legiferare su «pianificazione del territorio regionale, mobilità al suo interno, dotazione infrastrutturale, programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali, promozione dello sviluppo economico locale e organizzazione in ambito dei servizi alle imprese e in materia di servizi scolastici, istruzione, promozione del diritto allo studio, anche universitario».

Spetterà allo Stato la competenza sulla tutela del lavoro, sulle politiche attive e sulla sicurezza alimentare sul coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Fra le altre materie resteranno inoltre alla competenza esclusiva dello Stato la produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia e le infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e navigazione d’interesse nazionale e porti e aeroporti di interesse nazionale e internazionale.

Con l’articolo 116, con un emendamento del Pd, a firma Francesco Russo, viene infatti ampliata la possibilità di devoluzione di poteri dallo Stato alle Regioni, la cosiddetta ‘Devolution’. Di fatto viene rafforzato il federalismo differenziato: le Regioni più virtuose avranno più possibilità di devoluzione di poteri dalla Stato (politiche attive del lavoro, istruzione e formazione professionale, commercio con l’estero, giustizia di pace, disposizioni generali e comuni per le politiche sociali).

Allo Stato sarà quindi affidata la competenza esclusiva sulle ‘politiche sociali’; quella in materia di tutela, sicurezza e politiche attive del lavoro, tutela alimentare e promozione della concorrenza.  L’articolo 33 del ddl Riforme modifica l’articolo 119 della Costituzione sull’autonomia finanziaria degli enti territoriali. Con l’articolo Comuni, Città metropolitane e Regioni avranno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorreranno ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea.

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