lunedì, Maggio 17

Ddl Boschi in Aula al Senato, opposizione: forzata la Carta field_506ffb1d3dbe2

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Approda nell’Aula di Palazzo Madama il disegno di legge Boschi per la riforma costituzionale e la riorganizzazione del Senato. Proteste delle opposizioni, che non considerano concluso il lavoro in commissione secondo quanto previsto dai regolamenti. Respinte però tutte le pregiudiziali di MoVimento 5 Stelle, Lega, Forza Italia e Sinistra, Ecologia e Libertà, mentre nel Partito Democratico si continua a cercare una mediazione fra renziani e minoranza. Alla Camera emendato il ddl penale, aumenta a un anno il termine d’azione contro il reato di associazione mafiosa. E Montecitorio si costituisce parte civile nel processo contro Francesco Belsito, ex tesoriere leghista, accusato di frode allo Stato per truffa aggravata sui rimborsi elettorali. Il Primo Ministro Matteo Renzi incontra il pari ruolo lussemburghese Xavier Bettel, al centro del discorso l’azione dell’Unione Europea sull’immigrazione. In serata toccherà al Presidente della Repubblica francese Francoise Hollande. Viminale, il ministro dell’Interno Angelino Alfano riceve una delegazione di sindaci per un vertice sulla sicurezza nelle città, mentre il presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani Piero Fassino chiede nuovi fondi al Governo da inserire nella legge di stabilità per colmare i 5 miliardi che saranno persi dai tagli a Imu e Tasi.

Il ddl Boschi approda al Senato e dalle opposizioni si sollevano le proteste. Respinta infatti la richiesta di far slittare l’inizio dei lavori a dopo il parere della commissione Bilancio sul finanziamento delle missioni internazionali. Il presidente del Senato Pietro Grasso conferma così che «non c’è alcuna variazione del calendario» e partono le accuse al Governo di voler imporre un regime dittatoriale: il leghista Roberto Calderoli parla di «ritorno al fascismo», Lucio Malan di Forza Italia rievoca invece il «Soviet supremo». Loredana De Petris di Sel insiste su «l’inaccettabile accelerazione anticostituzionale» ribadita dal MoVimento 5 Stelle tramite il blog di Beppe Grillo, «in un colpo solo Governo e Pd hanno fatto carta straccia della Costituzione e messo sotto i piedi il regolamento del Senato saltando a piè pari il lavoro della commissione Affari Costituzionali», di conseguenza abbandonata dai membri pentastellati a tempo indeterminato perché di fatto «esautorata». L’appello dei grillini è al Capo di Stato Sergio Mattarella, nella speranza di trovare «la sensibilità istituzionale e l’attenzione mancata nell’Aula del Senato», sempre dimostrata dal Presidente della Repubblica anche con «le sue parole del 2005 in occasione del voto sulle riforme approvate dal centrodestra». Respinte comunque le pregiudiziali presentate dalle opposizioni e la richiesta finale di sospensiva dell’esame della norma da parte di Forza Italia. Ddl Boschi che passa ora alla discussione generale.

E la relatrice del provvedimento, il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, spiega l’urgenza di portare il disegno di legge in Aula, «abbiamo l’esigenza di rispettare la data del 15 ottobre perché poi dobbiamo presentare la legge di stabilità. L’Europa ci riconosce spazi finanziari di flessibilità se in cambio facciamo le riforme: la clausola vale qualcosa come otto miliardi da spendere». Oltre a quella delle opposizioni, c’è da vincere la resistenza interna al Partito Democratico, «mi piacerebbe che ci fosse anche il Pd tutto unito e spero in una soluzione che tenga tutti assieme». «Se il segretario vuole un voto blindato lo può ottenere anche per procura, se invece pensa a una sede dove si ricerca uno sbocco condiviso troverà ascolto e disponibilità», risponde il leader della minoranza dem Gianni Cuperlo, perché «la crisi sarebbe un errore e una sconfitta. Una rottura indebolirebbe il Pd e leverebbe credibilità alla stessa riforma. È compito del macchinista evitare che il convoglio deragli, nell’interesse dei passeggeri e anche suo». «La spaccatura è inevitabile se si continua il gioco delle parti, servirebbe dialogo con la maggioranza ma per loro conta solo la voce del premier», aggiunge la senatrice Pd Doris Lo Moro, che torna poi sullo strappo in commissione di un paio di giorni fa, «premier e sottosegretari davano per impossibile una mediazione sull’articolo 2 del ddl Boschi, quindi non aveva senso quel tavolo». Articolo su cui si è espresso anche il premier Matteo Renzi, «se il presidente del Senato Pietro Grasso ne ammetterà la riapertura della discussione, la maggioranza agirà di conseguenza».

Alla Camera approvato invece un emendamento presentato dal democratico David Ermini al ddl penale che sarà votato il prossimo 23 settembre a Montecitorio. Sale a un anno dalla conclusione delle indagini il tempo a disposizione del Pubblico Ministero per esercitare l’azione penale o chiedere l’archiviazione per i reati di mafia e terrorismo. La disposizione sarà applicata ai procedimenti nei quali le notizie di reato sono iscritte nell’apposito registro successivamente alla data di entrata in vigore della legge. Introdotti tempi certi per l’esercizio dell’azione penale, da chiedere entro 3 mesi dalla scadenza di tutti gli avvisi e le notifiche di conclusa indagine, con due eccezioni: per i casi complessi la proroga sarà estendibile di altri 3 mesi dal Procuratore Generale della Corte d’Appello e appunto per i delitti di mafia e terrorismo si va automaticamente a 12 mesi. Per la relatrice del ddl Donatella Ferranti la norma «non può ostacolare le indagini, va piuttosto nella direzione di una ragionevole durata del processo e può contribuire ad evitare la tagliola della prescrizione. I magistrati continueranno a svolgere le indagini esattamente come oggi».

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