martedì, novembre 13

Dazi, Trump e Juncker firmano la tregua Usa-Ue Italia: 'Missione Sophia, vogliamo cambiamento'. Pasdaran minacciano Washington

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E’ tregua tra Donald Trump e l’Europa. Jean Claude Juncker, presidente della Commissione Ue in visita a Washington, è riuscito a strappare un accordo. «Oggi è un grande giorno, abbiamo lanciato una nuova fase nei rapporti tra Usa ed Europa», ha detto Trump dopo l’incontro. «L’obiettivo è quello di zero tariffe, zero barriere commerciali non tariffarie e zero sussidi sui beni industriali che non siano auto», ha spiegato.

«Abbiamo visto che se l’Europa si mostra unita, la sua parola ha un peso», ha commentato il ministro degli esteri tedesco, Heiko Maas. mentre la Francia, per bocca del ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, chiede dei chiarimenti sull’accordo commerciale tra Unione europea e Usa seguito all’incontro tra Trump e Juncker.

«Non abbiamo mai scritto che ci saremmo sottratti alla missione Sophia ma chiediamo un cambiamento delle regole operative». A ripeterlo oggi il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi durante l’audizione al Senato sul post vertice della Nato. E sulla situazione attuale della gestione dei flussi migratori, ha aggiunto: «I porti sono rimasti aperti, non è che si sono chiusi e poi riaperti».

Intanto, rimanendo in tema migranti, circa 800, in arrivo dal Marocco, hanno forzato la barriera nell’enclave spagnola di Ceuta, ingaggiando una battaglia con la polizia marocchina e la Guardia Civil spagnola che ha provocato decine di feriti. Lo riferisce la polizia spagnola sottolineando che oltre 600 di loro sono riusciti a entrare in territorio spagnolo.

Il caso Benalla «è una tempesta in un bicchier d’acqua»: il presidente francese, Emmanuel Macron, torna a contrattaccare sulla vicenda del suo ex bodyguard indagato per le violenze del primo maggio in Place de la Contrescarpe. Ma intanto l’ex guardia del corpo del presidente ammette: «Ho la sensazione di aver fatto una grossa sciocchezza».

Il comandante delle forze speciali Qods delle Guardie rivoluzionarie (Pasdaran) iraniane,
Qassam Soleimani, ha mandato un messaggio chiaro al presidente Usa, Donald Trump: «Siamo più vicino a voi di quanto non possiate immaginare. Siamo pronti. Non dimenticate che siamo le Forze Qods. Come soldato è mio dovere rispondere. Come osi minacciarci? Se voi comincerete una guerra, noi la termineremo».

In Pakistan invece l’ex campione di cricket Imran Khan ha proclamato la vittoria del suo partito nelle elezioni di ieri e dichiarato che ‘finalmente’ si ha la possibilità di «cambiare il destino di questo Paese».
Secondo i dati non ancora definitivi, Imran Khan è nettamente in testa sui rivali ma non avrebbe la maggioranza assoluta.

E’ salito ad almeno 246 morti il bilancio della serie di attacchi simultanei lanciati ieri dall’Isis nella cittadina di Sweida, nel sud della Siria, e in alcuni villaggi circostanti. A dirlo l’Osservatorio siriano dei Diritti umani (Ondus). I media ufficiali governativi invece si attestano sulla cifra di 216 morti.

Ahed Tamimi, l’adolescente attivista palestinese condannata per aver aggredito dei soldati israeliani a Nabi Saleh in Cisgiordania, sarà rilasciata dal carcere domenica prossima al termine della pena. Lo ha fatto sapere la sua famiglia. Detenuta per tre mesi in attesa del processo, è stata poi condannata nel marzo scorso a otto mesi di reclusione.

Chiudiamo con lo Zimbabwe, perché lunedì prossimo si andrà alle urne. Si tratta delle prime elezioni dopo le dimissioni dell’ex uomo forte Robert Mugabe, rimasto ininterrottamente al potere per 37 anni. Un Paese in forte crisi economica, dove si afronteranno l’attuale presidente Emmerson Mnangagwa, già vice di Mugabe, e Nelson Chamisa.

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