venerdì, Settembre 17

Davutoğlu, neo-ottomano o panislamista? field_506ffb1d3dbe2

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davutoglu

Dopo la vittoria di Recep Tayyip Erdoğan alle elezioni presidenziali del 10 agosto con quasi il 52% dei voti, la Turchia aveva bisogno di un nuovo Primo Ministro e di un Presidente per l’AKP. La decisione non ha colto di sorpresa, e Ahmet Davutoğlu, ministro degli esteri dal 2009, è subentrato a Erdoğan sia come Primo Ministro, sia come Presidente del partito. Scegliere Davutoğlu è stato facile. Erdoğan stava cercando un Primo Ministro leale che gli lasciasse l’iniziativa in politica interna anche in futuro, visto che, come Presidente, Erdoğan non ha competenze de iure per controllare la politica quotidiana. Per questo motivo, fin quando l’AKP dominerà la politica turca, il Paese sarà governato da un sistema semipresidenziale de facto.

In ogni caso, Davutoğlu, come negli anni precedenti, sarà la figura dominante in politica estera, insieme al neoeletto Ministro degli esteri Çavuşoğlu. Davutoğlu è senza dubbio il più importante rappresentante della politica estera turca degli ultimi decenni. Ha studiato alla prestigiosa Università del Bosforo negli anni 80, ottenendo la laurea in relazioni internazionali. Negli anni ’90, ha lavorato come professore in università pubbliche e private. Il suo capolavoro è “Profondità Strategica”, pubblicato nel 2001, e le cui idee di politica estera proattiva centrata sui vicini sono state incluse nel primo programma elettorale dell’AKP per le elezioni del 2002, le prime vinte dal partito. Da allora, Davutoğlu è stato l’artefice della politica estera turca, un teorico che ha potuto mettere in pratica le proprie idee.

I sostenitori di Davutoğlu hanno lodato il suo approccio del “nessun problema” coi vicini che ha cercato di trasformare la Turchia in un potere regionale con relazioni economiche forti, turismo, un accattivante sistema democratico basato sul potere morbido, un’identità musulmana forte, aspirazioni europee, e programmi televisivi e musicisti alla moda. I suoi oppositori hanno criticato l’interesse di Davutoğlu per la storia, la cultura e la religione, definendolo “neo-ottomano” perché si allontanerebbe dagli alleati occidentali di lunga data e agognerebbe un passato che dovrebbe restare nel passato. Per lungo tempo, però, i detrattori non hanno avuto tanta ragione, perché tra il 2002 e il 2010 la politica estera è sembrata avere successo, le relazioni economiche hanno prosperato, il turismo è aumentato, le ambasciate e i consolati turchi nella regione si sono moltiplicati, la Turchia è stata vista come un mediatore, e si è parlato tanto, all’inizio della Primavera Araba, di un modello turco da seguire. Nonostante ciò, dal 2010 e con l’inizio della guerra civile in Siria, il panorama è cambiato completamente, anche per via degli errori di valutazione del governo turco. Ankara credeva che le relazioni economiche e personali, il potere morbido e una politica dei visti liberale sarebbero stati sufficienti per influenzare un cambio di regime in Siria. Si sbagliava. Il risultato è stato un appoggio incondizionato all’opposizione, tra cui anche gruppi islamici radicali come IS, che Davutoğlu si astiene dal chiamare “terroristi”. Questo ha allargato il divario con gli USA e i paesi dell’UE, dando alla Turchia un ruolo tendenzioso nella regione per via di un presunto programma sunnita.

Questo fatto non sembra sorprendere. Dopo aver analizzato gli oltre 300 articoli che Davutoğlu scrisse da studente per alcune pubblicazioni islamiche, il suo ex alunno Behlül Özkan definisce la visione di Davutoğlu “panislamista”. Secondo Özkan, Davutoğlu ha una visione di stato prenazionale: «Divide il mondo in civiltà. La Turchia appartiene alla civiltà islamica. … Nel mondo panislamico, la fede sunnita è egemonica, motivo per cui non c’è posto per l’Iran nella sua concezione», afferma Özkan in un’intervista al quotidiano Taraf del 23 agosto. Comunque, Özkan critica il fatto che «la Turchia abbia perso la rotta in Medio Oriente perché la politica estera di Davutoğlu non corrisponde alla realtà, ma esiste solo nel suo mondo dei sogni».

Quando Erdoğan ha presentato Davutoğlu come l’unico candidato dell’AKP alla carica di Primo Ministro e alla presidenza del partito, ha sottolineato il fatto che Davutoğlu sia stato colui che ha aiutato a combattere il movimento islamico di Gülen, e che avrebbe continuato a farlo in futuro. La continuità era importante per Erdoğan, e ora ci sarà continuità in politica interna ed estera. Il fatto che l’ex ministro europeo Çavuşoğlu sia diventato il Ministro degli esteri, e l’ex ambasciatore a Bruxelles, Bozkır, sia ora Ministro europeo, non significa per forza migliori rapporti con l’UE. Come ha affermato Özkan, Davutoğlu «non crede minimamente nell’UE. Dice che non ci accetteranno». Potrebbe aver ragione.

 

Traduzione di Emma Becciu

 

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