domenica, Settembre 19

Davos, grande show tra le montagne svizzere field_506ffb1d3dbe2

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A Davos economia e ottimismo tornano a braccetto?  Si secondo Klaus Schwab. Il fondatore del Forum economico ritiene, infatti, che a differenza di quanto avvenuto nel recente passato, la maratona economico-diplomatica in partenza oggi nella cittadina svizzera si svolgerà nel segno del riavvio. Non solo crisi, dunque.
Per tre giorni, capitani d’industria e strateghi politici riuniti nella cittadina svizzera cercheranno di risolvere anche il rebus dello sviluppo prossimo venturo. Come vuole la parola d’ordine del 44mo forum «Riorganizzazione del mondo: conseguenze per società, politica e business». Formula ambiziosa? Certo. Realistica? Forse.
Debito globale ancora a livelli record. Insicurezze del settore bancario. Incertezze nell’Europa meridionale. Precarietà della ripresa in Giappone e Usa. Difficoltà dei mercati emergenti. Queste le nuvole buie che ancora ondeggiano sulla ripresa mondiale. Un miscuglio tossico. Ma con un rovescio della medaglia meno drammatico. Le minaccie immediate della crisi finanziaria sembrano superate, più lontane le prospettive dei crolli bancari. Da qui l’ottimismo della volontà di Klaus Schwab.

Una fiducia non condivisa, però, dalla popolazione mondiale. Come testimoniano i sondaggi pubblicati parallelamente alla preparazione del forum, in pochi ritengono politici ed economisti in grado di prendere le decisoni appropriate. Di nuovo sono le banche a trovarsi nella posizione più scomoda. Il lutto dei vecchi scandali non è stato ancora elaborato e il settore non è ritenuto attrezzato in caso di nuove crisi. E chissa’ quali nuovi pericolosi strumenti finanziari sta mettendo a punto l’avidita’ degli esseri umani. Questi i fantasmi dell’uomo comune.

Del resto la fiducia è anche questione di stile. E allora i partecipanti alla conferenza in partenza oggi dovrebbero forse iniziare a ripensare i propri comportamenti pubblici. Sarà difficile avere fiducia nelle elite mondiali se queste invece si pensare a risorse idriche, problemi demografici, questioni sanitarie, energetiche ed ecologiche, passano il proprio tempo a vantarsi su chi abbia acquistato gli immobili più cari, se siano o meno falsi i propri titoli accademici, o facendo a gara su chia abbia fatto le nozze piu’ stravaganti. Solo una nuova morale di comportamento può far si che il sistema economico capitalistico possa tornare ad essere visto dal cittadino come soluzione e non parte del problema.

Ovviamente anche l’economia globale ha la sua parola magica. Nel nuovo millenio l’apriti Sesamo della crescita si chiama, «nuova tecnologia». Quell’«internet delle cose» che diventa sempre più parte della vita quotidiana di tutti. E con numeri stratosferici. Finora 10 miliardi di «cose», legate tra loro. Una cifra che entro il 2020 sarà quintuplicata. Dati da salvare ed eleborare in quantita’ enormi. Chi si vedrà passare tra le mani una tale quantità di informazioni saprà valutare il proprio potere e i limiti che bisognerà imporgli?

Anche in questo caso chi guarda alle proprie elite lo fa con inquietudine. Dai propri rappresentanti l’opinione pubblica pretende integrita’ di comportamenti e impegno sociale. Chi A Davos crede, o vorra’ far credere, che tutto stia tornando a posto,  dunque si sbaglia.

Senza trascurare l’aneddoto che il Forum si e ‘spesso’ rivelato un controindicatore. Nessuno dimentica l’importante ruolo svolto a Davos dalla banca d’investimenti americana, Lehman Brothers, fino alla scomparsa nei flutti della crisi finanziaria globale.
«Ottimistiche come mai finora» queste, secondo l’inchiesta annuale fatta dalla società di servizi professionali e consulenza alle imprese Price Waterhouse Coopers, le aspettative dei manager di Davos a gennaio 2007. Un anno dopo il mondo sprofondava nell’atmosfera contraria questa volta purtroppo fondata dell’angoscia da recessione. Certo nessuno può negare che il Forum svizzero sia un indicatore della condizione del pianeta. Non a caso i media internazionali impiegano oggi per la cittadina svizzera la stessa parola, fortezza, utilizzata per descrivere lo stato della città russa dove tra poco si apriranno i Giochi olimpici invernali del 2014. Davos e Sochi, per quanto diverse e lontane, unite dalla stessa minaccia terroristica.
Come tutti gli avvenimenti di rilievo che si ripetono, a volte avvitandosi su se stessi, anche il Forum economico nato nel 1971 rappresenta una sorta di Borsa dei contatti tra uguali. Dove le persone spesso arrivano solo perchè sanno di trovarci i propri simili. Significativo settore di incontri del mondo, ma anche catalizzatore dei cambiamenti globali. Questa almeno è sempre stata la speranza di Klaus Schwab. E a volta l’ambizione del fondatore del Forum si è rivelata fondata. Qui nel 1999 è nata la carta sociale dell’Onu, UN Global Compact. Qui sono partiti i dibattiti sui significati della formula dei Bric. La presenza dei mercati emergenti a Davos è la prova del salto tra le superpotenze economiche fatto da quei Paesi. Secondo Schwab qui è nata l’idea degli incontri regolari tra le venti nazioni ecomicamente più importanti del mondo, quello che in seguito sarebbe stato il G20. Qui nel 1990 si sono incontrati Hans Modrow, l’ultimo leader della Rdt, e il cancelliere della Rft, Helmut Khol. Qui due anni dopo si sono stretti la mano Melson Mandela e l’ultimo Presidente del Sud Africa appestato dall’apartheid, F.W. de Klerk. Nei due casi il terreno era già stato arato. A Berlino il muro era già caduto e a Pretoria il processo di riconciliazione già partito. In parte però la storia è passata da qui. Leggenda vuole che sarebbero stato i dialoghi di Davos a convincere Mandela all’idea dell’economia di mercato. Chissa’ come in futuro verra valutata la presenza contemporanea quest’anno a Davos del presidente iraniano Rohani e del Primo Ministro israeliano Netanyahu.

Da qui sono passati stelle dello show business come il cantante Bono, la stella del cinema Sharon Stone e lo scrittore brasiliano Paolo Coehlo. Indimenticabile la performance dell’attrice Usa che nel 2005, grazie al sostegno di Banca mondiale e altre istituzioni, riusciva a raccogliere un milione di dollari per centomila zanzariere da spedire in Africa. Le retine però arrivarono nel Continente nero provenienti da Pechino. Fabbricate infatti in Cina, con grande scorno dei produttori locali. Qui nel 2001, alloggiato in un hotel di seconda classe, Michail Khodorkovsky si preparava a presentarsi alla crema dell’economia mondiale. Oggi, scarcerato da Putin prima di Natale, l’ex capo Yukos ed ex uomo più ricco della Russia è ancora in Svizzera ma si terrà lontano dal Forum. Davos non è un luogo di confronto, hanno fatto sapere i boss del summit. Nulla toglie però che il volo verso la libertà sia stato organizzato da Ulrich Bettermann, imprenditore e veterano degli incontri di Davos.     

Come ha scritto il 20 gennaio l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) il numero dei disoccupati nel mondo è in crescita. Nel 2013 i senza lavoro sono stati 202 milioni. Quest’anno per la prima volta anche Davos si occuperà del problema. Finora snobbati, gli economisti che hanno sempre messo in guardia dal pericolo rappresentato dall’aumento delle diseguaglianze globali godranno di maggiori attenzioni. E con ottimi motivi. Secondo le statitische mondiali riportate dalla Ong Oxfam, le fortune dell’1% dell’umanità, 110mila miliardi di dollari, sono pari a quanto posseduto dal restante 99%. Uno scenario sconcertante e probabilmente finora inedito. Giustificato allora il tono preoccupato di Klaus Schwab. Il 75enne ideatore tedesco del forum, si è sempre definito un «capitalista meditabondo». Un attegiamento che a Davos, anche solo per tre giorni, molti  dovrebbero far proprio.         

 

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