giovedì, Settembre 23

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L’Orissa, Stato dell’India che si affaccia sul Golfo del Bengala, non è una meta turistica molto frequentata, nonostante bellissime spiagge e  foreste, riserve naturali, magnifici templi e un patrimonio culturale di 62 tribù tra cui i Bonda e i Dongria Kondh. A livello climatico, l’Orissa è attraversata spesso da cicloni e calamità naturali. E’ teatro di episodi di intolleranza religiosa verso i cristiani, e della guerriglia tra l’esercito indiano e i maoisti naxaliti, inclusa la operazione Green Hunt. Ricchissima di giacimenti di bauxite, la materia prima per ricavare l’alluminio, in Orissa alcune miniere sono aperte, altre sospese per le proteste degli indigeni. A Niyamgiri, un paradiso naturale, la Vedanta Aluminium ha aperto una miniera con estrazione e lavorazione di bauxite, grazie ad un accordo con il governo dell’Orissa. Ma, in seguito a forti proteste della popolazione e a interventi di politici indiani, tra cui Rahul Gandhi, la miniera è stata bloccata. Dal 2010 va avanti un tira e molla sulla eventuale riapertura ed espansione della  Vedanta. In un turbinio di politici locali, nazionali, ONG, attivisti, giornalisti e opinionisti, è difficile capire cosa sia realmente accaduto e cosa stia accadendo. Ma è facile immaginare cosa accadrà.

Recentemente il miliardario Anil Agarwal, proprietario della Vedanta Resources ha dichiarato: «Non nutrirò la mia raffineria di Lanjigarh con la bauxite di Niyamgiri, almeno finché non avrò la approvazione della comunità locale. Il nostro è un piano di sviluppo sostenibile sia da un punto di vista ecologico, che umano».

Una dichiarazione diplomatica e democratica, che stride con i forti interessi economici ma soprattutto con le testimonianze che ho raccolto a Niyamgiri. Partendo da Bhubaneswar, dove ho incontrato l’amico e collega giornalista Basudev Mahapatra, ho seguito una pista impervia che mi portò a parlare con  Kumti Majhi, leader tribale della popolazione di Niyamgiri:

Minacce e corruzione sono all’ordine del giorno a Niyamgiri, la Vedanta ha preso molta terra e ancora tanta ne vorrebbe, molti villaggi sono andati distrutti, la gente è stata deportata con la forza, le persone e gli animali sono morti a causa dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua arrecato dalla lavorazione della bauxite. Noi lottiamo per salvare la nostra terra, la nostra vita”.

Aggiunse R.M., un attivista locale: “Io so di essere in pericolo, hanno provato a ricattarmi, e poi mi hanno minacciato di morte, ma io non cedo. Facciamo scioperi e proteste. Loro vogliono  la nostra collina sacra, Niyamgiri, che contiene tantissima bauxite“. Dai racconti della gente sono venute fuori storie di spionaggio, tradimenti, violenze e inganni. “Una slealtà senza onore” aggiunse Kumti. In prima fila nella difesa di Niyamgiri c’è anche la tribù dei  Dongria Kondh 

In una email la mia amica e attivista indiana Uma, molto pessimista, mi ha scritto poco tempo fa:  “Tra associazioni, ONG, politici e attivisti, a Niyamgiri sono tutti corrotti. Alcune ONG che dovrebbero aiutare la gente tribale sono invischiate in politica. Kumti rischia di essere imbrogliato, e io non mi fido più di nessuno. Andrà a finire male per i diritti della popolazione”.

Cosa sta succedendo ora? La gente tribale dell’Orissa continua a lottare con tutte le forze per proteggere le proprie terre. Il governo ha fermato – per ora – la Vedanta a Niyamgiri, ma vi sono promesse di fargli aprire uno stabilimento altrove in Orissa. 

La gente dei villaggi è convinta che molti personaggi locali usino Niyamgiri solo per scalare le vette della politica: «Non esistono salvatori della nostra terra, ci dobbiamo difendere da soli».

 

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