martedì, Gennaio 18

David Sassoli, cuore e ambizione per l’Europa Grande europeista, vero cattolico democratico, appassionatamente per l'Europa dei diritti e delle libertà

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E allora, volendo aggiungere qualcosa al ricordo di David Sassoli, nato a Firenze il 30 maggio 1956 e andatosene ad Aviano quasi all’alba di questo martedì 11 gennaio 2022, e al tanto che già se ne è scritto e detto… Volendo non limitarsi a ripercorrere la sua ricca biografia, professionale da giornalista prima, politica da europarlamentare poi, la prima cosa da dire è che era un uomo perbene. Un po’ sempre sanamente guascone, pur nei modi contenuti imposti dai ruoli apicali tenuti via via nell’assise parlamentare di questa Unione Europea in perenne e pur precaria costruzione. Padre giornalista cattolico e democristiano toscano, genia tutta particolare in positivo, giovane zaccagniniano e lì divenuto strettamente amico, per sempre, di Dario Franceschini che lo spinge al salto dal giornalismo alla politica attiva.

Eletto Parlamentare europeo per il Partito Democratico la prima volta nel 2009, settima legislatura, e subito a capo della delegazione PD all’interno dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici. Poi rieletto nel 2014 e Vicepresidente del Parlamento Europeo. Quindi al terzo giro, il 3 luglio 2019, ne diventa Presidente, settimo italiano a ricoprire questa carica. Succede direttamente ad un altro giornalista italiano rapito dalla politica, Antonio Tajani, berlusconiano ante litteram e nei secoli fedele, esponente dei Popolari. Sassoli lo diventa ‘con il sostegno dei Gruppi europeisti’, come suol dirsi. Bisogna capire cosa esattamente significhi, in ogni caso contro la volontà dei Salvini, delle Meloni, delle Le Pen. Che già…

Sassoli e l’Europa. Sassoli è l’Europa. È (non era) la volontà della costruzione di una Unione politica nei limiti del possibile reale e non retorica. Quella per cui aveva lasciato il giornalismo da Vicedirettore del Tg1, e in rampa di lancio per dirigerlo. Scegliendo anche, nella sua lunga militanza giornalistica passata per Asca e Il Giorno prima di approdare alla Rai, di essere a fianco di Giuseppe Giulietti e dell’indimenticabile Federico Orlando nel creare ‘Articolo 21‘ associazione, e movimento, per la difesa della libertà di stampa. Che non è cosa da poco.

Già durante il suo discorso di insediamento da Presidente del Parlamento Europeo che riprendiamo da Radio Immagina, sottolinea l’importanza di recuperare e rilanciare lo spirito costituente e richiama il Consiglio dell’Unione europea alla necessità di discutere con il Parlamento la riforma del Regolamento di Dublino. Come primo atto della sua Presidenza decide di rendere omaggio alle vittime del terrorismo in Europa, visitando la stazione della metropolitana di Maalbeek, uno dei siti degli attentati di Bruxelles del 2016. Ma qui siamo ancora nei dintorni, pur giusti, di una biografia di routine. Quel che c’è da aggiungere è il lavoro per portare, o riportare, il Movimento Cinque Stelle nell’ambito progressista e democratico a partire dall’agorà europea. Un patrimonio su cui stanno ora costruendo Enrico Letta e Giuseppe Conte.

Tra pochissimi giorni, martedì 18 gennaio, avrebbe dovuto lasciare il posto, come già previsto e concordato ad inizio mandato, all’esponente indicato dal Partito Popolare Europeo. Una ‘rotazione’ ormai praticamente standard. A metà dicembre aveva annunciato che non si sarebbe ricandidato alla Presidenza succedendo a sé stesso «per non dividere la maggioranza europeista». Come dice ora Silvia Costa, sua amica da sempre e a lungo al suo fianco come Parlamentare europea, parliamo di «un grande europeista, un vero politico cattolico democratico, un uomo appassionato fornito di cuore e ambizione per l’Europa dei diritti e delle libertà».

Resta da dire che appena uscito da un tale prestigioso incarico sarebbe stato in primissima linea nella corsa per la successione a Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica. Molto, ma molto, di più di molti di cui molto si parla. Evidentemente non era cosa.

E dunque, e infine, David Sassoli addio. Non come viene comunemente inteso «Tutto finito e chi s’è visto s’è visto», ma etimologicamente «A Dio ti raccomando». E quindi ti raccomando e ti raccomandiamo a Dio. Che magari non c’è, o almeno non c’è fuori di noi, ma è comunque sempre un bell’augurio e poi hai visto mai… Addio, cioè a rivederci.

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’

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