domenica, Agosto 1

David Cooper: AIDS, nuova scoperta field_506ffb1d3dbe2

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Sydney – Era il 17 luglio scorso quando il Boeing 777 della Malaysia Airlines, in partenza da Amsterdam e diretto a Kuala Lumpur, veniva abbattuto sopra i cieli dell’Ucraina Orientale, controllata da separatisti filo-russi. Nel disastro aereo perdevano la vita tutte le 298 persone a bordo, mentre il nono disastro aereo per numero totale delle vittime contribuiva a gettare il mondo in un clima di tensione ancora maggiore.
Le dichiarazioni di condanna sono state pressoché trasversali, ma le risposte più forti stanno arrivando dai Paesi con il maggiore numero di vittime, ovvero Olanda (193), Malesia (43) ed Australia (27). Quest’ultima, in particolare, ha già inviato nella zona del disastro un contingente di 230 uomini, composto da 190 membri della ADF (Australian Defence Force), da esperti di aviazione e personale medico.

Se dunque, da un lato, questa tragedia ha complicato notevolmente la delicata situazione ucraina, con risvolti prepotentemente internazionali, dall’altra ha rappresentato un forte colpo per la lotta mondiale contro un altro spettro della storia contemporanea, l’AIDS. Nel volo precipitato nei pressi di Torez, infatti, era presente un numero ancora imprecisato di medici e ricercatori diretti ad un importante congresso organizzato nella città australiana di Melbourne. Le stime iniziali parlavano di 108 esperti, ma al momento sono solo 6 i nomi confermati. Tra questi, il Dr. Joep Lange, ex Presidente della Società Internazionale AIDS; Dr. Lucie van Mens; Martine de Schutter; Jacqueline von Tongeren; il parlamentare olandese ed attivista per la ricerca sull’HIV Pim de Kuijer e Glenn Thomas, giornalista della BBC ed ex dipendente dell’OMS.

La tragedia dell’MH17 ha, dunque, colpito il mondo intero non solo per la perdita di vite umane e per i pesanti risvolti politici nella regione, ma anche per le conseguenze relative alla ricerca di una cura per una delle patologie più subdole che l’uomo conosca.
L’AIDS, acronimo inglese dal significato di Sindrome da Immunodeficienza Acquisita, è una malattia che indebolisce drasticamente il sistema immunitario, favorendo la contrazione di patologie gravi che normalmente un organismo sano avrebbe respinto. Tra queste, le più temibili sono infezioni e tumori. Mentre è accertato che i primi casi di contrazione umana siano avvenuti in Africa a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, a causa del virus da immunodeficienza delle scimmie, la malattia è stata studiata clinicamente per la prima volta solo nel 1981, negli Stati Uniti.
Da allora sono stati fatti grandi passi nella ricerca, che ha portato alla possibilità di una vita relativamente lunga e normale per i circa 38 milioni di persone che si stima siano affette dal virus a livello globale. E’ dunque comprensibile come, in seguito ad una tragedia come quella dell’MH17, i risultati eccezionali di uno studio australiano abbiano fatto il giro del mondo, dando nuova speranza in un momento di tristezza e sconforto generali.

A Sydney, infatti, due pazienti in cura per linfoma e leucemia sono stati sottoposti a trapianto di midollo osseo, una procedura estremamente invasiva, presso il St. Vincent Hospital. I due pazienti di 47 e 53 anni, a distanza di 3 anni dal trapianto di midollo osseo, non presentano più i segni della presenza del virus HIV, oltre che dei tumori, situazione confermata dall’assenza dei relativi anticorpi. I risultati di questo studio, guidato dal luminare australiano Professor David Cooper, sono stati presentati proprio alla conferenza internazionale di Melbourne dove erano diretti i ricercatori a bordo dell’MH17.

L’importante meeting, svoltosi dal 20 al 25 luglio con circa 12.000 partecipanti, ha visto presenti figure di spicco come l’ex Presidente USA Bill Clinton ed i maggiori esperti di AIDS al mondo. La notizia degli straordinari risultati presentati dal Professor David Cooper, immunologo di fama mondiale a capo del Kirby Institute della University of New South Wales, ha rincuorato l’intera platea ed è stata diffusa dai media di tutto il mondo, in quanto pietra miliare nella ricerca di una cura per l’AIDS.

Di questo risultato eccezionale ne abbiamo discusso direttamente con il Professor Cooper, in un’intervista esclusiva rilasciata a ‘L’Indro‘.

 

Professor Cooper, può descrivere cosa sia il virus HIV e quale sia il suo effetto sugli esseri umani?
L’HIV è un virus che attacca il sistema immunitario. Negli esseri umani, così come in alcuni primati, il sistema immunitario risulta talmente indebolito che diviene molto facile contrarre infezioni, tumori ed altre patologie gravi.

Quando abbiamo iniziato a studiare tale patologia e quali sono, secondo il suo parere, le maggiori scoperte a tal riguardo?
Nonostante esista da molto più tempo, la patologia è stata osservata clinicamente per la prima volta negli Stati Uniti, nel 1981. Nel 1984 c’è stata la scoperta ufficiale del virus, mentre l’anno seguente venne confermato che un’altra patologia scoperta l’anno prima era in realtà la stessa che si stava studiando. Lo stato dell’arte è oggi rappresentato dai farmaci antiretrovirali, mentre il metodo di somministrazione più efficace è quello della triplice combinazione di tali sostanze. L’utilizzo combinato di tre diversi farmaci antiretrovirali è molto importante per combattere mutazioni del virus. In tal modo, da metà degli anni ’90, si riesce con successo a contenere il virus a livelli accettabili.

La tragedia dell’MH17 non ha influenzato solamente lo sviluppo della pace in un’area del mondo molto delicata, ma ha anche colpito la ricerca per l’AIDS. Alcuni passeggeri erano ricercatori diretti al congresso di Melbourne, quali sono stati gli argomenti più discussi in questo importante meeting?
Gli argomenti sono stati tanti. Sicuramente si è discusso molto di come rafforzare l’azione generale di contrasto alla malattia e di come incrementare la quantità di trattamenti nei Paesi più poveri e più colpiti, soprattutto in Africa. Si è discusso di come migliorare l’azione congiunta tra Organizzazione Mondiale della Sanità e Nazioni Unite nella ricerca contro l’AIDS. Un ulteriore elemento di dibattito è stato la necessità di finanziare maggiormente la ricerca, di trovare nuove forme di finanziamento a livello internazionale, e di come rendere più efficienti le azioni di prevenzione ed i trattamenti che vengono oggi effettuati.

Ma, fortunatamente, la ricerca prosegue nel suo cammino. Lei ha appena presentato i risultati di una ricerca che vede 2 persone affette da HIV in cui non si riscontra più la malattia, in seguito ad un trapianto di midollo. Ci parli di questo risultato straordinario.
Sì, questi due pazienti sono entrambi affetti da Sindrome da Immunodeficienza Acquisita, ma sono anche colpiti da due diversi tipi di tumore: linfoma e leucemia. Sono entrambi stati sottoposti a trapianto di midollo osseo come trattamento tumorale ma, al momento, una conseguenza imprevista è stata che il virus non è più riscontrabile nei loro organismi, nonostante si utilizzino strumentazioni estremamente sofisticate e sensibili proprio a tale scopo. Un’ulteriore conferma di questa situazione è rappresentata dal fatto che gli anticorpi relativi al virus sono scomparsi. Una situazione simile si era già presentata in passato a Berlino ed in due casi diversi a Boston. In quest’ultimo caso, tuttavia, furono sospesi i trattamenti antiretrovirali e, come conseguenza, il virus si presentò nuovamente nei due pazienti. E’ proprio per questo motivo che noi non sospenderemo la somministrazione di farmaci antiretrovirali nei nostri due pazienti, è una misura cautelativa che riteniamo ancora fondamentale. Abbiamo da comprendere ancora troppe cose.

Ma lei crede che un tale trattamento potrebbe essere applicato anche ad altre persone affette da HIV? In altre parole, prevedete di standardizzare la terapia?
No, al momento no. Tale trattamento è mirato al contrasto di quelle particolari forme tumorali, ma è estremamente rischioso. Il trapianto di midollo osseo risulta fatale per il paziente in circa il 10% dei casi. Non si può ragionevolmente chiedere ad una persona malata di AIDS, oggi in grado di avere buone prospettive di vita se efficacemente trattata, di sottoporsi ad un tale rischio. Quello che dobbiamo fare è capire il meccanismo alla base di questo risultato, in che modo il trapianto di midollo osseo funziona anche contro il virus HIV ed infine riprodurre tale risultato, senza la necessità di effettuare un trapianto di midollo osseo. Questa è la strada da seguire.

Cosa ritiene che debba ancora essere fatto, a livello globale, per migliorare la situazione delle persone malate di AIDS?
Le terapie che si effettuano con la triplice combinazione di farmaci antiretrovirali sono buone, è necessario aumentare drasticamente il loro utilizzo e la loro diffusione al fine di ridurre al minimo il diffondersi di nuove infezioni e trattare quelle già esistenti. Abbiamo diversi dati che confermano che in alcuni Paesi africani, dove i trattamenti antiretrovirali e la prevenzione sono più presenti, la diffusione della malattia sta diminuendo. Dobbiamo continuare sulla ricerca, e abbiamo molto da fare, ma dobbiamo anche lavorare sul sempre maggiore utilizzo dei farmaci antiretrovirali. Dobbiamo concentrarci su questo.

 

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