martedì, Agosto 3

Dario Tamburrano: 100% rinnovabili Intervista al deputato europeo dei 5 Stelle

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Energia e Movimento 5 Stelle. Mentre il grillismo si diffonde e approda con una nutrita pattuglia di parlamentari anche in Europa non è chiaro quali siano nel dettaglio le politiche energetiche che il nuovo movimento porta avanti. L’energia inoltre, quale asset strategico, impatta con la politica estera europeo, o meglio quella che dovrebbe essere la politica europea. La recente cessione di asset importanti a imprenditori cinesi, la crisi dei rapporti con la Russia di Putin oltre al sostegno economico al nucleare britannico deciso in questi giorni sono tutti temi che fanno riflettere. Tra i deputati europei 5 Stelle senz’altro uno dei più esperti è Dario Tamburrano, odontoiatra di professione, ma anche traduttore di molti testi in lingua inglese sui temi dell’energia e ambiente. Oggi ha uno scranno al parlamento europeo a ed è membro della Commissione per l’Industria, la Ricerca e l’Energia e fa parte della Delegazione alla commissione di cooperazione parlamentare UE-Russia. Aderisce inoltre al Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia diretta.

 

Dario Tamburrano, in occasione dell’incontro del ministro per lo Sviluppo Economico Guidi al Parlamento Europeo lei, nel suo intervento, ha posto in evidenza l’importanza della cessione ai cinesi di asset strategici, evidenziando nello stesso tempo che in Italia la cosa non è stata molto dibattuta. Cosa è avvenuto in particolare?

Quest’estate un colosso cinese, la State Grid Corporation, è entrato nei consigli di amministrazione di Snam e Terna, i gestori delle reti nazionali del gas e della distribuzione dell’energia elettrica. Tutti i dettagli e gli approfondimenti sono sul mio blog personale

Pur rispettando formalmente le norme nazionali ed europee (Golden Share), lo Stato italiano sta cedendo asset strategici che secondo noi non è saggio cadano in mano di investitori esteri specie se non UE. E’ una delle conseguenze delle fallimentari politiche di austerità: per rispettare i parametri finanziari richiesti dall’Unione Europea, gli Stati nazionali svendono i gioielli di famiglia. Questo nonostante la Commissione Europea nella sua Comunicazione del 28 maggio 2014  scriva che Stati ed imprese “devono informare la Commissione non appena possibile prima di stipulare accordi intergovernativi che possano avere effetti sulla sicurezza dell’approvvigionamento energetico e sulle opzioni di diversificazione e devono chiedere l’assistenza della Commissione nel corso dei negoziati”.

Quali sono le istanze in tema di energia che i 5 Stelle portano all’attenzione degli organismi europei?

Noi sosteniamo la necessità di operare una rapidissima transizione ad un nuovo modello energetico che abbia come obiettivo prioritario l’affrancamento dell’Unione Europea dalla dipendenza dei combustibili fossili e nucleari e dell’energia di importazione, che pesa sulla bilancia dei pagamenti della UE per 400- 500 miliardi annui.

L’unico strumento per raggiungere questo affrancamento sono le energie rinnovabili, che sono in grado di portare vantaggi durevoli su tre fronti: economico, ecologico e politico. Investire massicciamente, anche con politiche monetarie e finanziarie ad hoc, puntando su un sistema energetico (e sociale) basato sulle rinnovabili presenta non solo noti vantaggi ecologici, ma mette al riparo la nostra economia dall’oscillazione dei prezzi dell’energia ed è in grado di generare prosperità diffusa. Indipendenza energetica inoltre significa maggiore indipendenza politica: l’Unione Europea può liberarsi sia dai ricatti di chi minaccia di interrompere le forniture, sia dal coinvolgimento in tensioni geopolitiche e potenziali conflitti.

La crisi internazionale, i rapporti attuali con la Russia di Putin e le possibili ripercussioni in tema di approvvigionamento del gas chiedono nuovi interventi. Quali al riguardo le vostre posizioni?

Mi chiedo quanta parte di questa crisi non sia conseguenza degli interessi strategici e commerciali occidentali legati al transito del gas russo e ai giacimenti ucraini di shale gas che troppe mani vorrebbero sfruttare senza ostacoli e incuranti dei costi economici, ambientali e umani. L’Unione Europea non può permettersi di essere coinvolta in un conflitto per le risorse energetiche. L’accordo di associazione sottoscritto con l’Ucraina è stato un passo precoce e imprudente. La Comunicazione della Commissione Europea del 28 maggio 2014 in tema di sicurezza energetica è una dichiarazione di guerra commerciale alla Russia: gli effetti li abbiamo già visti: la spirale di sanzioni e ritorsioni. Per quanto riguarda i rischi per questo inverno, ci sono zone d’Europa a Est completamente dipendenti dal gas russo. Sebbene l’Italia importi dalla Russia circa il 30 per cento del gas, può comunque contare su diverse direttrici per l’approvvigionamento e su stoccaggi tali che, anche in caso di crisi acuta, dovrebbero essere sufficienti da porci al riparo. Fermo restando che in questi casi fare previsioni affidabili sull’evoluzione del mercato e dei prezzi dell’energia è davvero azzardato.

L’Italia si è più volte detta contraria al nucleare ma, a più riprese, come sotto l’ultimo governo di centrodestra, si torna a parlare di nucleare. Possiamo finalmente dire davvero addio al nucleare? Cosa ne pensa l’Europa sul fatto che non esiste ancora un sito definitivo per le stoccaggio delle pregresse attività nucleari e di quelle legate ai processi ospedalieri?

Bisognerebbe porre la seconda domanda alla Commissione Europea, che nonostante le evidenze contrarie continua a ritenere il nucleare “una fonte affidabile” di energia elettrica. Purtroppo nell’UE soffia un forte vento filo nucleare. La Commissione Europea ha dato il via libera ad ingenti aiuti di Stato al nucleare britannico. Ha deciso per il nucleare fatto col denaro dei cittadini e sulla pelle dei cittadini alla vigilia della scadenza del suo mandato. Un colpo di mano, una porcata che toglie ossigeno alla costruzione di una società sostenibile e che sottrae ricchezza alla collettività per convogliarla verso i grandi gruppi industriali. L’UE purtroppo è diventata un Robin Hood al contrario: i colossi mondiali del nucleare pregustano gli aiuti di Stato in Europa e si leccano i baffi. Già prima che gli aiuti di Stato fossero varati ho indirizzato un’interrogazione scritta alla Commissione

La Commissione Europea giustifica gli aiuti di Stato sostenendo che il nucleare non troverebbe finanziatori sul mercato. Ovvero, la Commissione – che impedisce le politiche anti austerity definendole economicamente insostenibili – quando si tratta di nucleare accorre invece a sostenere l’insostenibilità economica.

Qual’è la vostra posizione e quella europea rispetto alle trivellazioni in Italia per la ricerca di gas?

La posizione dell’Unione Europea è che ogni Stato ha libertà di scelta in materia. Negli ultimi anni in Italia abbiamo assistito al rilascio di un gran numero di concessioni più che per il gas, soprattutto per trivellazioni petrolifere, principalmente in mare. I combustibili fossili presenti nel sottosuolo italiano sono scarsi sia in quantità, che in qualità e non sono minimamente in grado di contribuire ad un rilancio stabile dell’economia nazionale. La loro estrazione è diventata conveniente a causa dell’aumento del prezzo sul mercato e perché in Italia le compagnie petrolifere pagano royalties inferiori alla media dei paesi OCSE.

Noi ci opponiamo a questa politica di sfruttamento del territorio. Infatti di fronte a vantaggi limitati e del tutto temporanei a livello economico e nella riduzione della dipendenza energetica, pagheremmo un prezzo inaccettabile e permanente in termini di tutela dei mari e delle economie locali basate sul turismo. Inoltre essendo il Mediterraneo un mare chiuso, un qualsiasi incidente, anche modesto, avrebbe conseguenze irreparabili sulla pesca, la salute e il turismo balneare.

Sulle riserve Italiane, si possono consultare il testo recentemente uscito di Luca Pardi Presidente di ASPO Italia “Il paese degli elefanti. Miti e realtà delle riserve italiane di idrocarburi” e il report

Quali posizione avete in merito ai sistemi di Carbon Capture Storage?

L’unico metodo certamente funzionante e sostenibile di Carbon Capture Storage che io conosco è la fotosintesi clorofilliana. Secondo l’Accademia delle Scienze statunitense, il CCS può innescare terremoti e la sua  pericolosità è addirittura superiore a quella del fracking. Come ha sottolineato inoltre inoltre la Standford University, già i terremoti di modesta entità – quelli che non provocano danni – sono in grado di causare il rilascio nell’atmosfera dei gas serra stoccati sottoterra. Nonostante questo, l’Unione Europea include il CCS nella sua strategia energetica e soprattutto lo finanzia sebbene ultimamente i fondi destinati allo sviluppo di questa tecnologia siano stati ridotti. Il CCS è comunque molto caro: senza finanziamenti pubblici, il prezzo di vendita dell’energia elettrica potrebbe aumentare anche del 70-80 per cento.

I dare contributi europei al CCS sono uno dei tanti modi con cui vengono foraggiate le lobby delle energie fossili e con cui si toglie ossigeno alle rinnovabili. Come nel caso del nucleare, il CCS sarà pagato dai contribuenti: toglierà risorse alla comunità e alla reale transizione verso un modello energetico e sociale post carbon.

In Italia l’eolico non è accettato da tutti. Cosa ne pensano i 5 Stelle e al riguardo come si muove l’Europa?

Il M5S non si oppone all’eolico in ogni caso, ma quando va a impattare sul paesaggio e quando –  come è accaduto in passato – la mala gestione degli incentivi e il mancato studio preliminare dei siti vanno ad arricchire la malavita organizzata frodando lo Stato e senza un reale contributo alla generazione elettrica.

Cambiamento climatico e politiche energetiche sono strettamente connesse a causa degli effetti di inquinamento che gli studiosi pongono alla base di un surriscaldamento del clima. Quali mix di energie sarebbero utili e in che ambiti si sta muovendo la ricerca europea?

Il mix ideale di energia sarebbe per noi composto dal 100% di energie rinnovabili, che non causano emissioni di gas serra e dovrebbe essere un obiettivo da perseguire il prima possibile. Sul breve periodo è urgente pianificare subito la fase di transizione, dal momento che, a parte le considerazioni sull’impatto climatico, l’epoca dei combustibili fossili abbondanti ed economici volge al tramonto. Affrontare la transizione significa insegnare alle persone ed alle comunità a diventare “resilienti”, cioè ad adattarsi agli inevitabili, profondi cambiamenti economici e sociali legati alla fine del petrolio e del gas a buon mercato senza esserne travolti. Da questo orecchio, purtroppo, l’UE è sorda. Il vocabolo “resilienza” effettivamente compare più volte nella sua strategia energetica, ma con tutt’altro significato. Per l’UE, la “resilienza” non significa affrontare i cambiamenti necessari imparare a vivere con meno energie fossili, ma costruire più infrastrutture per permettere ad un modello energetico fallito di sopravvivere.

C’è una fonte energetica che tutti dimenticano: l’idrogeno. L’Europa ha di recente prestato attenzione a questa fonte. Cosa si potrebbe fare per passare dalla ricerca all’applicazione concreta come sta avvenendo in alcune aziende all’avanguardia in Italia?

L’idrogeno non è una fonte di energia. E’ un vettore energetico. A meno di non andare a prenderlo sul Sole, l’idrogeno va prodotto e attualmente la maggior parte dell’idrogeno viene prodotta con processi chimici dagli idrocarburi, ma può anche derivare dall’elettrolisi dell’acqua; ma questo processo richiede molta più energia di quella che si ricava dalla combustione dell’idrogeno. Quando riusciremo a produrre tantissima energia da fonti rinnovabili, che sono per loro natura discontinue, la produzione di idrogeno dall’acqua potrà essere un sistema possibile per stoccare i surplus e i picchi di produzione. Fino a quel momento, ben vengano gli studi: ma bisogna valutare le situazioni caso per caso prima di plaudire incondizionatamente all’applicazione concreta.

 

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