lunedì, Aprile 19

Dantedì: viaggio nel mito (e nei misteri) del Sommo Poeta Dal 25 marzo le iniziative, nonostante la pandemia, nel Settecentenario della sua morte. A colloquio con Antonia Ida Fontana, Presidente della Dante Alighieri di Firenze: un focus sulle donne di Dante, con particolare riguardo a Gemma e sui proverbi che Dante ci ha tramandato

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Eccoci al secondo Dantedì, nella giornata del 25 marzo, dedicata al Sommo Poeta, proposta nel 2020 dal Comitato nazionale per le celebrazioni dantesche e istituita dal Governo. Se il primo ha avuto un carattere sperimentale, che ha tuttavia mostrato l’interesse ancora vivo per questo personaggio il cui idioma è sopravvissuto fino a noi, quest’anno la giornata dedicata a Dante coincide con le celebrazioni dei 700 anni della morte del Divin Poeta, avvenuta la notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321 a Ravenna.

Perché il 25 marzo? Perché gli studiosi convennero che quello potesse essere il giorno d’inizio del viaggio nell’aldilà, fissata intorno al 1300, data profetizzata come salutare per il genere umano. Così il Ministro Dario Franceschini,  formalizzò quella data da celebrarsi ogni Anno.

Per quanto riguarda invece le date in cui il Poeta iniziò a scrivere l’immortale capolavoro, la critica si è spesso dibattuta, indicando come probabili le seguenti date di scrittura: Inferno 1307, Purgatorio prima del 1316, e Paradiso tra il ’16 e il ’21. Quindi dopo il Convivium e il De vulgari eloquentia scritti tra il 1304 e il 1307, opere attraverso le quali Dante già indicava le regole e il metodo di quel ‘volgare illustre’ che avrebbe dovuto costituire il terreno di comunicazione di intellettuali e letterati, dell’intellighenzia delle corti e strumento formativo di  una coscienza se non nazionale, almeno panitaliana.

Quello delle datazioni è uno dei misteri che accompagnano la vita travagliata del Divin Poeta, a cominciare dal giorno della nascitaindicata tra il 21 maggio e le prime due decadi di giugno del 1265, da una famiglia di piccola nobiltà guelfa, che contava tra i suoi antenati un Cacciaguida morto nella II crociata. Secondo informazioni di seconda mano raccolte da messer Giovanni Boccaccio e riportate nel suo Trattatello in laude di Dante, il poeta avrebbe confidato a uno dei servitori, mentre era in punto di morte, d’esser nato sotto il segno dei Gemelli e di aver compiuto a maggio 56 anni. Approssimativa è anche la data delle nozze con Gemma di Manetto Donati, della casata avversa a quella dei Cerchi cui aveva aderito Dante: ricerche sugli atti notarili riportano   date diverse, ma tra queste quella più probabile appare quella del 1293, quando il Poeta avrebbe avuto 27 anni. Abbastanza plausibile.  

Così come poco si sa delle datazioni e dello stesso numero dei figli da lui avuti: Giovanni, Pietro, Jacopo e Antonia ( è lei che, fattasi monaca a Ravenna avrebbe preso il nome di Beatrice?). Potremmo continuare ancora su questi aspetti oscuri che  accompagnano, e continueranno a farlo, la vita e il fascino del personaggio, che fin da ultimo cercò di evitare la guerra tra i Guelfi di parte  Bianca, allora al governo della città, e i Guelfi di parte nera. Quelli si sa, erano tempi terribili, in cui la lotta politica era lotta di fazione e agli sconfitti era riservata una feroce repressione. Che non risparmiò neanche Dante, già allora illustre cittadino e poeta già Priore e quindi guida del governo cittadino per due mesi, il quale trovandosi in missione a Roma presso Papa Bonifacio VIII, per conciliare le parti, si vide costretto all’esilio poiché nel frattempo la fazione dei Neri, legata da interessi al potere Papale e con l’appoggio dell’inviato Carlo di Valois, con un colpo di mano aveva preso il potere, cacciando e sottoponendo  i bianchi  ad una durissima repressione: esecuzioni, torture, confisca dei beni, esilio. Nonostante il suo moderatismo, volto all’intesa tra papato e impero, durissima la condanna nei suoi confronti:  accusato di baratteria, concussione e opposizione al papa nel 1302 gli furono confiscati i beni e inflitta l’interdizione perpetua, commutate in  condanna al rogo.  

Condannato all’esilio, da allora non poté far più ritorno nella natia Firenze a rischio d’esser mandato al rogo. Nonostante i continui spostamenti da un luogo all’altro, da una corte all’altra, attraverso il suo capolavoro e le altre opere scritte, ci ha lasciato un patrimonio poetico, letterario, immaginario,  inestimabile. Costruito pezzo pezzo durante il suo vagabondareE’ durante quel suo peregrinare che scrisse e lanciò il manifesto della nuova lingua e letteratura, rivendicando ( nel Convivium e nel De vulgari eloquentia) al ‘volgare illustre’, che si era venuto formando attraverso le esperienze di un secolo, dai Siciliani allo Stilnovo, a lui stesso, il diritto di essere impiegato anche nella ‘trattazione  dei più alti argomenti:amore, armi e virtù’ (Sapegno). Un illustre storico (Giuliano Procacci) scrisse che il volgare illustre di Dante è l’immagine e lo  specchio stesso della funzione che gli intellettuali e i letterati tendevano ad attribuirsi nella società panitaliana. Gli unici che non si ponevano confini. Ma questa lingua era valida anche per i rapporti civili ed economici, e poteva essere compresa da diversi ceti sociali, capace di unificare, superando i dialetti,  il ‘bel Paese là dove ‘l sì suona’ ( così lo definisce Dante nel XXXIII canto dell’Inferno).

Da notare che in una società varia e dispersa come quella dell’età comunale, gli intellettuali erano il solo ceto sociale a possedere un germe di consapevolezza nazionale, ben presente al Petrarca secondo cui l’Italia è il Paese cinto dal mare e dalle Alpi e gli italiani eredi legittimi della tradizione romana: ‘sumus non graeci, non barbari, sed itali et latini’. Quello della lingua, che resiste da quasi otto secoli, è uno dei temi centrali di queste Celebrazioni. Ma non l’unico. Ne parliamo con Antonia Ida Fontana, Presidente della Società Dante Alighieri di Firenze, già direttrice della Biblioteca Nazionale e studiosa di fama.

Intanto, perché fu scelta la data del 25 marzo   per il Dantedì?

Immaginando il 1300 come anno d’inizio del viaggio dantesco nell’Aldilà, la scelta era tra il 7 aprile ( martedì santo) e il 25 marzo, Capodanno Fiorentino. Prevalse quest’ultimo.

Quale il ruolo della Dante Alighieri, che si occupa della diffusione della lingua italiana nel mondo, nella programmazione e gestione delle Celebrazioni?  

E’ un ruolo attivo, come degli altri organismi, che fanno parte del Comitato Nazionale, costituitosi presso il MIBACT e Presieduto dal prof.Ossola:  quest’anno le manifestazioni si svolgeranno, prevalentemente   nelle  tre città  più legate a Dante e segnate dalla sua presenza: Firenze, Verona e Ravenna. In ognuna di queste operano anche dei Comitati cittadini, essendo tantissime le iniziative da coordinare. Certo, la pandemia rende tutto più complicato,  ma anche le iniziative in streaming  registrano significative partecipazioni, di persone residenti in varie parti d’Italia e di una certa età che hanno acquisito dimestichezza con il web. Per quanto riguarda Firenze, è stato assai ben accolto il ciclo di 6 incontri sulla Firenze Medievale al tempo di Dante, tenutasi presso l’Accademia delle Arti e del Disegno, è slittata invece la proiezione,  in una sala del quartiere di Rifredi, sul cinema dedicato al Poeta: è una pellicola del 1911 dedicata all’Inferno.

Altre iniziative?

Una proprio il 25 marzo, per il Dantedì, sulle figure femminili presenti nella vita e nelle opere di Dante: Beatrice, Gemma e le altre, nella letteratura dell’800 delle scrittrici impegnate nella creazione del mito di Dante, simbolo della Nazione. Elisabetta Benucci,fine studiosa   della nostra letteratura affronterà questo aspetto significativo della vita del poeta. Un ‘ occasione per un focus su Gemma Donati, la moglie di Dante, della quale non si sa molto, se non il fatto di avergli dato 4 figli e di aver salvato alcuni canti dell’Inferno, che poi riuscì a fargli recapitare. L’appuntamento è alle 17,30 (si può accedere da qui).

A quando risale la costruzione del mito di Dante?

Il mito di Dante è cresciuto soprattutto verso le fine del ‘300, il Boccaccio è stato uno dei più  importanti divulgatori delle sue opere, lui stesso ebbe l’incarico nel 1373 di spiegare la Commedia nella chiesa di santo Stefano alla Badia, definita da lui stesso Divina nel trattatello in Laude di Dante. Sappiamo che nel ‘400 circolavano sue lettere copiate in tanti esemplari. Lo stesso Poeta si faceva copiare  alcune cantiche da portare  in omaggio alle corti presso  le quali cercava asilo,  per ingraziarsi i nobili che l’ospitavano. Non si ha una versione originale dell’opera scritta a mano ma solo alcuni esemplari ricopiati, sempre a mano ( la stampa non era stata ancora inventata), e  spesso diversi l’uno dall’altro, né altri testi scritti di suo pugno. Non si ha alcun documento autografo di Dante, né si conosce la sua firma! Il che ha reso più difficile verificare il percorso della sua vitacon altre fonti. Già i contadini, fino ai primi del ‘900 erano soliti declamare  nelle aie o nei casolari, le sue terzine. Si può  dire che  la Divina già in tempi lontani la  Commedia era un best seller….

Ma senza diritti d’autore!  

Quanto al mito, si è consolidato nei secoli successivi, nelle varie ricorrenze dalla fine del ‘700 in poi, nel 1821, nel 1865 ( per l’Unità d’Italia) e dopo la Grande Guerra….monumenti, piazze,  opere pittoriche, pubblicazioni si realizzarono ovunque. Ognuno cercò di piegare  dalla sua parte il mito dantesco, il fascismo cercando di identificarlo con il concetto di Dio e Patria, i neo guelfi e neo ghibellini tirandolo dalle loro contrapposte parti,  i romantici e i dannunziani fecero altrettanto….

Addirittura il Foscolo lo chiamò il ghibellin fuggiasco…. E’ la costruzione della lingua alla base del  mito, o vi concorrono anche altri aspetti, quello politico, teologico, filosofico, etico, le opzioni tra Bene e Male?

Quello linguistico è senz’altro il più duraturo, basti pensare che molte espressioni che usiamo sono ancora le sue…a tal riguardo, come Società Dante Alighieri, abbiamo varato un progetto per ricercare   i proverbi e le espressioni che derivano da Dante, è rivolto agli studenti delle terze e quarte liceali, un laboratorio che avvicini  i giovani allo studio della nostra lingua,che è viva creativa e importante per la loro formazione…anche se il nostro linguaggio è cambiato rispetto a quello del Manzoni più di quanto non  lo fosse il suo rispetto a quello di Dante.  Insomma, un viaggio sulle tracce di Dante attraverso i secoli.

Si è parlato e scritto in questi giorni della sua eternità, in che cosa consiste?

Nel suo messaggio morale, nella forza, nel coraggio, con cui ha sfidato le tante avversità incontrate, ogni epoca lo ha interpretato a suo modo….nella sua prospettiva di un’Italia unita sotto l’imperatore…un’anima ardente e candida alla ricerca della perfezione e profondità dei sentimenti…

Che però non le mandava a dir dietro….spesso sentiamo risuonare il suo grido “ “non più serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello»…).

Molte delle sue immagini forti sono giunte fino a noi…tipo Tu proverai sì come sa di sale | lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale.“ E si prendeva pure qualche vendetta….

Di solito le ricorrenze sono un’occasione non solo per diffondere e approfondire laconoscenza dei personaggi  celebrati, nel caso di Dante l’orizzonte è ampio e tocca vari aspetti, storici, culturali, psicologici,  artistici, letterari, che riguardano Dante e il suo tempo, Dante e noi oggi,  fra le novità letterarie quale ti ha colpito?

Ho trovato accattivante e piacevole nel tono il Dante dello storico Alessandro Barbero, un’opera di divulgazione ben fatta, rivolta ad un pubblico non di specialisti…

Salutiamo e ringraziamo Antonia Ida Fontana per questa chiacchierata intorno a Dante ed alle  Celebrazioni in atto, ricordando che non anche l’immagine del poeta, quale ci è stata tramandata nei secoli, ha suggerito  mostre che, forse, potranno aiutarci, al di là degli stereotipi, a conoscere com’era visto e rappresentato  dagli artisti del suo tempo o del secolo successivo. Fermo restando che il ritratto più antico è quello di Giotto “coetaneo et amico suo grandissimo” che lo raffigura con “Ser Brunetto Latini e messer   Corso Donati”, dipinto che si trova in un grande affresco sito nella Cappella della Maddalena nel Bargello, palazzo frequentato da Dante, quindi realizzato da chi il volto di Dante aveva ben noto, particolare importanza riveste anche quello del pittore del Rinascimento toscano Andrea del Castagno, custodito dalla Galleria degli Uffizi, che ha ritrovato la sua naturale giovinezza grazie al restauro dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. L’offuscamento dei colori aveva invecchiato il volto del Poeta che ora appare, dopo un restauro non invasivo condotto con le tecniche più innovative, luminoso ed animato da una freschezza quasi giovanile, finora del tutto inedita.

L’intervento, sostenuto dalla Signora Linda Balent dei Friends of the Uffizi Galleries, è durato circa sei mesi: avvenuto sotto la supervisione della direttrice del settore pitture murali dell’Opificio Cecilia Frosininiè stato eseguito dalle restauratrici Sara Penoni e Cristiana Todaro. Questo ritratto di Andrea del Castagno sarà protagonista della grande mostra ‘Dante – La visione dell’arte, organizzata a Forlì dalla Fondazione Cassa dei Risparmi della città romagnola insieme alle Gallerie, che concedono in prestito circa cinquanta opere, nell’ambito delle celebrazioni per il Settecentenario della morte del padre della Divina Commedia. Non solo: al termine della mostra l’affresco staccato verrà esposto a Castagno d’Andrea, nel comune fiorentino di San Godenzo, paese natale dello stesso pittore e luogo dantesco per eccellenza, in quanto fu proprio qui che l’Alighieri, esiliato da Firenze, decise di accettare il provvedimento dei fiorentini contro di lui e di non tornare nella sua città (dove, in tutta probabilità, sarebbe stato giustiziato) lasciando così per sempre le terre della sua Toscana. Questo di Andrea del Castagno si avvicina di più al ‘vero’ volto di Dante, in quanto ce lo presenta con un naso meno adunco del solito? Ognuno è in grado di farsi un’opinione in proposito.

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