martedì, Settembre 21

Dall’INPS ai migranti: un Governo da ridere Ministri che agiscono fregandosene altamente della Costituzione, della legge, del diritto internazionale, della logica. I 450 in mano a Salvini e l’INPS che si crede una proprietà privata di questo o quel Ministro

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Se tutto ciò di cui racconto tra poco non accadesse sulla pelle di esseri umani, colpevoli solo di non essere italiani e nemmeno padani e magri di essere di colore scuro, ci sarebbe solo da ridere. O da piangere per la levatura dei personaggi.

Alla domanda su cosa ne pensasse il mitico e ridanciano Luigi Di Maio della vicenda dei migranti della nave Diciotti e del modo di agire del suo collega Matteo Salvini, con il linguaggio raffinato e colto che lo distingue l’Onorevole risponde testualmente: «Non me ne frega niente se ha esagerato o meno, l’importante è che con l’intervento del Presidente della Repubblica si è sbloccata la situazione». Avete letto bene, si è sbloccata la situazione. Questo è tutto ciò che il politico insigne, il grande governante, il grande contrattista Di Maio sa dire. Non se il comportamento di Salvini è giusto o meno; non se rientri o meno nel contratto di Governo; non se sia legittimo dal punto di vista giuridico (vabbè, ha frequentato saltuariamente un paio di anni di Università, non si può mica pretendere che sappia di che parla); non se e come in prospettiva si intende gestire la situazione; non se vi siano considerazioni di umanità di cui tenere conto; non se si possano definire “clandestini” persone stivate in una barca e di cui nessuno sa nulla. Niente di tutto ciò: chi se ne frega, è intervenuto papà e ha risolto la situazione, quella situazione, ma ora? Cavour e Disraeli non avrebbero saputo fare di meglio: a beneficio dei nostri lettori politici, ricordo che il primo fu un noto Presidente del Consiglio italiano, alquanto decisivo per l’Unità di Italia, mentre il secondo, ‘premier’ lui sì, un po’, potremmo dire con linguaggio odierno, sovranista e imperialista.

Già, ma il clima si fa sempre più cupo e il giovanotto comincia a vedere nero. E qui la cosa è molto, ma molto più seria. Prima si scatena contro non meglio identificati funzionari italiani che parlano bene del trattato con il Canada, mentre lui ha ordinato di dire che fa schifo (dopo anni di trattative, dopo un accordo di fatto sottoscritto … ora non ratifica; ma lo sa che può incorrere in un illecito internazionale per violazione di promessa, cioè l’Italia può a lui che gliene frega?) e poi, con toni e modalità da gag comica (lo avete visto, il viso teso arrabbiato, anzi imbronciato, che parla a se stesso in un’auto che va chissà dove?) che si stupisce che nella relazione a un suo decreto (l’unico atto finora di questo Governo!) compare una cosa che lui non ha letto e se la prende con qualcuno che nottetempo la ha messa lì per fargli dispetto; anche qui, quei funzionari saranno puniti e cacciati.

Un momento, eh, un momento. A parte la figuraccia di chi fa una cosa e manco legge quello che fa, si sta parlando di funzionari dello Stato, non di dipendenti del Signor Di Maio. I funzionari dello Stato hanno il dovere assoluto di dire la verità, dato che rispondono allo Stato, e cioè ai cittadini.
Premesso che, come ovvio, l’obiettivo è Tito Boeri, in nome della nuova politica fatta di onestà e verità, la domanda da porsi è un’altra: quella cosa è vera o no? Insomma, parliamoci chiaro perché questa è una cosa fondamentale per la credibilità di chi ci governa: quella tabella non è statamessa (cioè redatta e scritta nel testo della relazione a firma Di Maio) nottetempo da Boeri acceduto agli uffici del Ministro con la maschera e i baffi finti, ma dagli uffici dell’INPS (e quindi sotto la responsabilità di Boeri) su richiesta esplicita del signor Di Maio, che, una volta letta, poteva ometterla o poteva non chiederla. Ma non può chiedere all’INPS di dichiarare una cosa diversa da quanto ai conti dell’INPS risulta. Chiaro?

Perché se è vera (e, ripeto, da molti giorni la si sentiva ripetere ed era nella relazione stessa, quindi tanto peregrina non deve essere) il funzionario che l’ha scritta non solo non va licenziato, ma va premiato e ringraziato e Di Maio non può disporne come della sua colf: l’INPS non è cosa di Di Maio, ma dello Stato. Sarebbe opportuno che finalmente questi giovinastri che presumono di governare si rendano conto che altro è la propaganda politica e altro, ben altro, è il, Governo del Paese, dove verità e giustizia dovrebbero essere di casa.

Ma non è finita, perché alle 17 circa del medesimo 13 luglio, il dotto Ministro Salvini dichiara su Facebook (ormai la politica si fa su Facebook, su Twitter, su Instagram e chi più ne ha più ne metta, ma in Parlamento no, che volgarità, sulla Gazzetta Ufficiale, cartaccia): «Come promesso, io non mollo. Un barcone con 450 CLANDESTINI a bordo è da questa mattina in acque di competenza di Malta, che si è fatta carico di intervenire. A distanza di ore però nessuno si è mosso, e il barcone ha ripreso a navigare in direzione Italia. Sappiano Malta, gli scafisti e i buonisti di tutta Italia e di tutto il mondo che questo barcone in un porto italiano NON PUÒ e NON DEVE arrivare. Abbiamo già dato, ci siamo capiti?» e ci mette pure la faccina!

Sorvoliamo sul ‘mondo’ che deve sapere (ormai la megalomania è di casa da quelle parti), ma ormai il ‘gioco’ è questo, un gioco pericolosissimo. Salvini alza continuamente il tiro, fregandosene altamente della Costituzione, della legge, del diritto internazionale, della logica. Siamo, direbbero a Napoli, al ‘chi so io e chi si tu’. Ma la sua è una posizione radicale, del tutto indifferente alle regole, un capriccio. Al quale dovrebbe provvedere il papà (a lui piace molto la parola) quel bel giovanottone un po’ stracciafemmine, che si aggira nei corridoi di Palazzo Chigi. Ma appunto si aggira e quindi dovrà intervenire di nuovo il nonno?

Questo è il problema serio, grave, gravissimo. Anzi, i problemi sono due: uno costituzionale e l’altro, diciamo così, gestionale.

La nostra Costituzione è chiarissima nella divisione dei poteri. Il Capo dello Stato è il garante, non l’agente. Abbiamo già visto che danni crea un Presidente troppo attivo, Mattarella non vuole assomigliargli, ma non può nemmeno permettere che si straccino le leggi e la Costituzione nel suo silenzio, visto che chi ha il potere e l’obbligo di agire tace. Tanto più che Salvini, e, a quanto pare, il suo amico Di Maio, ben consigliato da comici e affaristi, straccia deliberatamente la Costituzione, vuole stracciarla, come altri hanno fatto in passato, ma non avendo minimamente la capacità anche da guitto di chi lo ha preceduto, rischia solo di fare danni e di portare il Paese veramente nei guai.

Può un Ministro della Repubblica dire che un certo barcone non può né deve arrivare? E se arriva che fa, come suggeriscono alcuni buontemponi, gli spara? Per fortuna non dispone anche della Marina militare, ma non si sa mai. Tanto è vero che, alla fine, prende su quella gente e la carica su due navi pubbliche italiane, perché se affogano, lui ci fa una brutta figura. Ebbene, per fermarmi a quello, Signor Salvini, l’art. 4 del Codice della navigazione italiano (a un sovranista come lei dovrebbe bastare, no?) afferma orgogliosamente: «Le navi italiane in alto mare e gli aeromobili italiani in luogo o spazio non soggetto alla sovranità di alcuno Stato sono considerati come territorio italiano».  Potrei citare la Convenzione sul diritto del mare, il diritto internazionale generale, mille altre cose, ma questa basta. Se, dunque, sono su suolo italiano, quei tali vanno trattati nel rispetto della Costituzione e della legge italiana. Mi piacerebbe, anche se purtroppo non ci conto, che qualche giudice in Italia se ne accorgesse!

Ma quei migranti, signori Salvini e Conte, non sono cani, sono uomini. Come si può dire senza vergognarsi che Macron ne prende 50 e altri 50 li prende La Valletta e gli altri intanto aspettano galleggiando sul mare? Ma vi rendete conto? Non lo chiedo ai due di cui sopra, inutile chiedere ad un razzista se non gli dispiace di essere razzista, lo chiedo ai cittadini italiani, ai giudici, alle istituzioni che hanno voce e diritti autonomi rispetto ai politici.
Dovrei citare, a questo punto la ben nota sentenza Hirsi della Corte Europea dei diritti dell’uomo (Grande Camera 23.2.2012) che afferma, all’unanimità (dei 17 giudici cosa molto rara), che in una situazione analoga, essendo le persone ricorrenti (migranti appunto) sul territorio italiano (una nave pubblica) l’art. 3, proibizione della tortura (che sarebbe potuta conseguire al rientro in Libia o in Somalia o in Eritrea) della Convenzione europea sui diritti dell’uomo è violato così come l’art. 4 del Protocollo 4 (divieto di espulsioni collettive) e l’art. 13 (per quel che ci riguarda la cosa più importante) la privazione del diritto ad un ricorso effettivo alla giurisdizione dello stato italiano, e, quindi, condanna l’Italia a pagare un risarcimento di quasi 17.000,00 euro a ciascun migrante. Si pensi oggi a quella cifra moltiplicata 450!

Ma non basta, perché l’art. 5 n. 3 lettera a bis della legge 23.8.1988 n. 400 (la legge sulla Presidenza del Consiglio) stabilisce che il Presidente del Consiglio (sì, certo, non il premier!) promuove «gli adempimenti di competenza governativa conseguenti alle pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo emanate nei confronti dello Stato italiano; comunica tempestivamente alle Camere le medesime pronunce ai fini dell’esame da parte delle competenti Commissioni parlamentari permanenti e presenta annualmente al Parlamento una relazione sullo stato di esecuzione delle suddette pronunce». In altre e più semplici parole, così sono chiare anche a Di Maio e Salvini mentre forse il professore di diritto queste cose potrebbe saperle, lo Stato italiano è obbligato ad applicare quella sentenza, che ovviamente vale anche per le altre analoghe situazioni, e a regolarsi di conseguenza.

Ora poi il professore di diritto Giuseppe Conte scrive alla UE (‘Caro Jean Claude, Caro Donald’ … santa pace, ma siamo seri!) per dire che l’Italia rivendica l’applicazione di alcuni punti del famoso comunicato di Bruxelles dove non c’è nessun impegno, come ho già scritto, e mentre canta vittoria per l’invio di, oggi già 150, di quei poveri cristi a Malta, Francia e Germania, riceve una rispostaccia dal ceco  Andrej Babis, più razzista e sovranista perfino di Salvini, per non parlare dell’omologo austriaco.  

Mi si vorrà riconoscere che non ho usato una sola parola di compassione o di ‘umanità’, ma solo di diritto e di logica.

Orbene, non si può non rilevare che così, da un lato la Costituzione repubblicana viene stracciata quotidianamente da questo strano papà come ama definirsi, dall’altro l’organo che dovrebbe intervenire, la Magistratura, tace salvo ad incriminare i due ‘facinorosi’ della Vos Thalassa, e Salvini … la ringrazia! Cioè ha agito per fare un favore a lui, cos’è la privatizzazione anche della Magistratura? E per di più Salvini annuncia di voler commettere un reato, non fare ‘entrare in porto’ il barcone, e fin qui visto che li ha ‘salvati’ passi, ma anche di non volere accogliere i ‘clandestini’, minacciando cioè un refoulement: che deve fare di più per smuovere qualche giudice?

Ma poi, a qual titolo Salvini può definire delle persone che non consce e di cui non sa nulla ‘clandestini’ a parte il fatto banale che nessuno può essere clandestino se prima non si nasconde.

Qui non è più commedia di un Governo diretto di fatto da un comico e da uno che crede che la democrazia rappresentativa non serva perché bastano i (suoi) sondaggi. Qui si rischia la tragedia, non più solo il ridicolo.

Non è dubbio in alcun modo che l’Italia abbia il pieno diritto, e perfino il dovere (nell’interesse dei cittadini italiani) di chiedere, pretendere e ottenere dagli altri Paesi europei collaborazione e aiuto nell’affrontare il problema delle migrazioni, l’Italia ciò può ottenerlo grazie ad un negoziato chiaro e leale, nel quale, come in ogni negoziato, sarà essenziale la credibilità, l’affidabilità e la lealtà delle parti e, per quanto ci riguarda, dell’Italia.

È anche vero, e probabilmente sia Salvini che Di Maio ci contano che la drammaticità del tema potrà indurre (come infatti oggi sembra che stia accadendo) ad accogliere altrove più migranti ed a modificare certe regole, ma attenzione, perché i negoziati sono globali e nulla esclude che su altri temi, l’equilibrio negoziale possa pesantemente cambiare … certo sarà più difficile che i singoli cittadini lo comprendano (e ciò che sembra interessare realmente a questo Governo è la propaganda … non diversamente purtroppo dal non compianto Governo Renzi e non solo), ma c’è sempre la stampa, bellezza! Almeno speriamo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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