mercoledì, Dicembre 8

Dall’idraulica alla politica c’è bisogno di filosofia La scuola deve generare cittadini consapevoli e critici, per questo è importante far entrare la filosofia anche nelle scuole tecniche. Oggi di cittadini consapevoli e critici se ne vedono proprio pochini, e, non per caso, la 'politica' se ne avvantaggia

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Mentre timidamente, molto timidamente, troppo timidamente si comincia a mormorare che nelle ‘scuole tecniche’ non può mancare la filosofia, la politica si occupa di altro, a cominciare dalla vicenda Berlusconi e senza dimenticare il trionfo non trionfale di Enrico Letta su non si sa cosa.
Procediamo con ordine.
Cominciando proprio dalla filosofia. Detta così la cosa appare solo un grido disperato di chi vede la cultura affondare sempre di più nel brodo bollente della ‘tecnica’. Ma io
credo che quel ‘grido’ di Roberta de Monticelli, vada letto con attenzione e seguito e accompagnato da altri gridi o gridolini. Perché credo e spero che non si tratti solo di una sorta di difesa della propria banderuola, della propria disciplina preferita. Insomma, io non credo che si tratti di una rivendicazione corporativa, ma di ben altro, del che dovrebbe occuparsi assai il Parlamento. Oddio, immaginare che i nostri più o meno giovani parlamentari si possano preoccupare di una cosa del genere forse è un po’ troppo, e quindi speriamo che qualcuno o qualcosa li obblighi a cercare di capire, o che lo capisca Mario Draghi.
Ciò non toglie che quel ‘
grido‘ (mi perdonerà la prof. De Monticelli se le attribuisco l’abitudine di urlare) sia molto importante e urgente. Perché non si tratta di salvare la filosofia, non soltanto. Non si tratta, specialmente, di trovare il posto per un paio di ore settimanali di filosofia, come accade per altre discipline con l’assenza delle quali continuiamo in questo Paese a emarginarci dalla realtà e dalla prospettiva di crescita. Tutti vediamo bene a cosa servano le due ore di arte, l’ora di educazione civica e prima ancora l’oretta o due di disegno. A nulla, anzi a molto: a fare disprezzare quelle discipline e a farle dimenticare, salvo accorgersi a trent’anni quanto sarebbe stato utile studiarle sul serio, ma specialmente esserne e farsene permeare.
Il grido, insomma, non è solo la richiesta di un’oretta di filosofia,
è una richiesta, anzi, una pretesa di costruire nella scuola persone socialmente accettabili e consapevoli, persone colte, insomma. Colte non significa che recitino a memoria la Divina Commedia. Ma che ne conoscano e apprezzino i contenuti, come quelli della storia, della filosofia e, perché no, del latino. E si tratta di un discorso da fare con urgenza, al più presto, perché il Ministro della Pubblica Istruzione sembra alquanto lontano da simili questioni, eppure la proposta viene da lui, che sogna una scuola che licenzi a getto continuo schiere di idraulici, elettricisti, geometri eccetera. Perché, ripeto, la scuola deve essere ciò: generare cittadini consapevoli e critici. Oggi di cittadini consapevoli e critici se ne vedono proprio pochini, e, non per caso, lapoliticase ne avvantaggia, cinicamente. Non voglio, per carità, attribuire a Draghi il disegno di generare una Italia di idraulici ignoranti, non esageriamo, ma il rischio c’è, e va gridato sui tetti!
Speriamo che quel grido, troppo unilaterale, sia, dunque, l’inizio di altri tanti gridi analoghi: il nostro Paese ha un bisogno estremo di cittadini capaci di critica, non o non solo di urlare in piazza.
Speriamo, ma non ci conto molto.

Dunque torniamo alla politica, sempre più povera e provinciale. A giudicare da vari giornali che ne parlano, forse la mia idea per cui la ‘mossa’ di Silvio Berlusconi non è affatto un appiattimento sulla Lega e su Giorgia Meloni, non è tanto peregrina. Quirinale a parte, il problema è che anche Berlusconi comincia a capire che la sola idea che un domani possa sedere a Palazzo Chigi Salvini o la signora Meloni è da terrore. Troppo lontani, quei due, non solo dalla vita reale, ma specialmente dalla capacità di interpretare, altro che in forma di potere assoluto, i bisogni degli italiani.
So bene di rischiare di suscitare una omerica risata nei miei Lettori, ma io non credo affatto che la mossa di Berlusconi tenda solo a giocarsi la carta Quirinale, ma tende proprio al contrario. Piuttosto stranamente (ma nella politica italiana è spesso così), lui punta ad una sorta di federazione, esattamente allo scopo di staccare le frange più estreme dei due, per portare il resto ad una forma di convivenza e di accordo con le forze di centro, attualmente allo sbando. Il fatto è che se l’operazione riuscisse, Berlusconi si troverebbe a capo (magari non formalmente, ma non è importante) di una forza conservatrice, rivolta alla sinistra, ma passando per il centro. In una parola, a mio parere Berlusconi punta ad una replica della sceneggiata del Nazareno, con l’incontro tra Matteo Renzi e lui stesso. All’epoca il tentativo (cinico e inconcludente) fallì, ma oggi le cose sono cambiate. Renzi non è più del PD, ammesso che lo sia stato mai, ma ha costruito una sua ‘forzetta’ litigiosa e rompiscatole, destinata a creare continui problemi per culminare in una sorta di alleanza di emergenza sufficiente ad andare al Governo. In termini numerici, la possibilità c’è; in terminipoliticila cosa va costruita, ma lo si può fare solo se la destra sia unita, in vista della separazione della sua frangia più estrema. E poi, non si deve mai dimenticare che, mutatis mutamdis, qualche parlamentare in vendita si trova sempre. Il Quirinale, perciò, sta in realtà sullo sfondo.
Certo, tutto ciò sta alla politica come il cavolo sta alla colazione, ma questa è la politica italiana.

Tanto più che, dall’altra parte, si manifesta uno strano personaggio, che trionfa senza trionfalismi e che chiede agli elettori di fare proposte politiche, che poi lui e i suoi colleghi dirigenti valuteranno se portare in Parlamento. Questa storia dell’Agorà, che trovo francamente sciocca e puramente propagandistica, serve solo a fare vedere che il PD ‘consulta’ non solo la propria base, ma i cittadini tutti, chiamati a dare idee e suggerimenti.
Però, sia come si voglia che sia, l’unicamossapolitica di Letta, appare a dir poco suicida. Letta, infatti, propone pervicacemente una alleanza stabile, definitiva e quindi duratura con gli stellini, per governare il Paese: insieme fino alla morte, per capirci. Ora, lo si voglia o no, gli stellini sono quasi alla canna del gas, allearsi così fortemente con loro è come legarsi una pietra al collo e buttarsi a mare dicendo ‘guardate come nuoto bene!’. Viceversa, credo, se il PD vuole sperare di andare al Governo o di essere preso sul serio nelle sue aspirazioni, deve portare avanti lui una linea, proporre lui azioni politiche e di governo, immaginare lui una prospettiva per il futuro di questo Paese, che, non solo faccia a meno degli stellini, tra non molto ridotti all’ombra di sé stessi, ma che proponga soluzioni e progetti di sinistra. Proposte e progetti dei quali c’è in questo Paese un bisogno estremo e urgente, per uscire dal grigiore plumbeo nel quale siamo condannati a restare, per immaginare un futuro.
Attardarsi a discutere su una limatura di quota cento e del reddito di cittadinanza è a dir poco secondario, per non dire semplicemente inutile. Voglio dire: solo da un PD orgoglioso della propria origine possono venire proposte non soltanto di piccolo cabotaggio: immaginare un futuro con gli stellini innamorati della politica è decisamente deludente e noioso.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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