giovedì, Maggio 13

Dallas, strage di poliziotti durante la protesta afroamericana field_506ffbaa4a8d4

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Si fa sempre più grave lo scontro razziale negli USA. Durante una manifestazione di protesta ieri sera a Dallas contro le uccisioni di afroamericani da parte di poliziotti, quattro cecchini hanno cominciato a sparare sulla polizia: alla fine il bilancio è di cinque agenti uccisi e sei feriti. Il panico per le strade della città, per diverse ore alcuni agenti hanno tenuto sotto scacco in un edificio uno dei sospetti, che aveva lanciato l’avvertimento (poi risultato falso) di bombe dislocate in tutta Dallas. Poi l’arresto: si tratta di un 25enne incensurato, residente nell’area di Dallas, e senza legami con gruppi terroristici.

Dopo la strage sono state fermate alcune persone, tra cui una donna. Un sospetto che era stato fermato dopo essersi costituito è stato poi rilasciato. Il capo del Dipartimento di polizia di Dallas, David Brown non ha fornito ipotesi sull’attacco ma ha affermato: «Il loro piano era di ferire e uccidere il maggior numero di agenti possibile». Mentre un testimone ha raccontato: «Ho visto un uomo scendere da un Suv, in abbigliamento ‘tattico’, con un fucile Ar-15. Si è diretto verso un agente che era a terra e gli ha sparato forse tre-quattro volte alla schiena. E’ stato orribile. Sembrava un attacco pianificato, l’uomo era preparato, sapeva dove stare, aveva molte munizioni». Immediata la condanna dell’attacco di Dallas da parte del Black Lives Matter (Le vite dei neri contano), che ha sottolineato come l’organizzazione impegnata a contrastare la brutalità dei metodi della polizia contro gli afroamericani «si batte per la dignità, la giustizia e la libertà. Non l’omicidio». Da Varsavia è intervenuto anche il presidente Barack Obama, impegnato nel vertice Nato: «Quello di Dallas è stato un attacco feroce e premeditato» e le uccisioni degli afroamericani da parte della polizia «non sono una questione solo nera o ispanica, ma americana. Tutte le persone imparziali dovrebbero essere preoccupate della frequenza con cui la polizia uccide gli afroamericani».

Arriva il primo accordo al vertice Nato di Varsavia. Il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, ed i presidenti del Consiglio europeo, Donald Tusk, e della Commissione europea, Jean Claude Juncker, hanno firmato la ‘Dichiarazione congiunta’ di Ue e Nato per una più stretta cooperazione contro le guerre ibride, per la sicurezza cibernetica e marittima, lo scambio di informazioni ed esercitazioni comuni. Sette i punti principali individuati e che saranno oggetto di cooperazione. Ma è stata anche la giornata del premier britannico David Cameron, che ha voluto rassicurare gli altri Paesi sul fatto che la Gran Bretagna intende mantenere un ruolo cruciale, nonostante la Brexit, e che invierà altri 650 militari sul ‘fronte orientale’ per quella che da molti è definita un’azione di ‘contenimento’ della Russia. «L’Europa unita è una delle più grandi conquiste dei tempi moderni e deve essere preservata», il commento del presidente americano, Barack Obama, che ha annunciato sempre nell’ambito del rafforzamento dei confini est della Nato l’invio di mille soldati in Polonia. Una sorta di deterrente contro Mosca, che sicuramente nelle prossime ore risponderà a quelle che già nelle scorse settimane ha definito delle gravi provocazioni. Il presidente Obama poi è tornato anche sulla questione Brexit: «Gli Usa hanno interesse in una Ue forte e democratica. L’Unione Europea è una delle grandi conquiste della storia, dobbiamo difenderla». Ammette che l’incontro «arriva in momento critico perché l’uscita della Gran Bretagna getta incertezza sul futuro della Ue», ma a chi dice che il futuro europeo è in discussione risponde: «Sono fiducioso che la Gran Bretagna e la Ue lavoreranno insieme in modo pragmatico perché l’ uscita sia ordinata e senza frizioni».

Nuova strage in Iraq. Almeno 35 persone sono morte e sessanta ferite in un attacco contro un mausoleo sciita a Balad, a nord di Baghdad. L’attentato ha visto l’utilizzo di diversi kamikaze e di uomini armati. E dopo gli attentati di domenica scorsa, che hanno visto la morte di 292 persone, il primo ministro iracheno, Haidar al Abadi, ha annunciato la rimozione del comandante delle operazioni militari di Baghdad e responsabili dei servizi di sicurezza e di Intelligence locali.

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