giovedì, Settembre 23

Dalla teoria alla pratica: ecco l'Università 2.0 field_506ffb1d3dbe2

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Seconda Universita di Napoli

E’  risaputo che in Italia il settore universitario e accademico non vive i suoi giorni migliori. Tra tagli alla ricerca, scarsità di fondi e difficoltà di incrementare (e mantenere) il numero degli studenti iscritti ai corsi di laurea (per non parlare della scarsezza degli aderenti ai percorsi post-laurea), la maggior parte degli atenei italiani è diventata una delle vittime più colpite della crisi economica. Già, perché non solo le risorse disponibili erogate dallo Stato sono diventate molto più esigue con il passare degli anni, ma anche gli studenti si sono notevolmente ridotti a causa delle difficoltà delle famiglie di mantenere questi ultimi agli studi.

Anche le facoltà che da sempre sono il ‘rifugio sicuro’ per quegli studenti in cerca di prospettive vantaggiose di impiego alla fine del ciclo di studi (come lo sono quelle del settore sanitario, che comunque registrano sempre una cospicua affluenza), hanno registrato una flessione.

Un disagio che viene testimoniato anche dalla presa di posizione di pochi giorni fa di una rete trasversale di più di 16 mila docenti appartenenti a circa 80 Università in tutta Italia, che hanno inviato un appello al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. In questo caso la protesta dei cattedratici è fondata sulla prospettiva paventata dal Governo di estendere il blocco degli scatti stipendiali (basati sul merito) anche al 2015, oltre che al timore di una nuova tranche di tagli al settore ricerca nell’ottica della famigerata spending review.

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Una buona notizia, però, arriva dal Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, che ha annunciato che per il prossimo anno il Governo ha deciso di aumentare la quota premiale del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) per gli atenei più meritevoli, un tesoretto che varrà 1,3 miliardi di euro (dagli 819 milioni precedentemente previsti) per le Università italiane.

Una situazione che sembra essere in fieri, tutto sommato, ma che ha portato molte strutture accademiche italiane a doversi ‘reinventare’ e a trovare nuove direzioni e partnership per poter sopravvivere alla crisi, alle volte con lo stesso mondo imprenditoriale che, da sempre, attinge alle menti formate dagli atenei italiani in un’ottica di rinnovamento e di avanguardia del proprio business. C’è da dire che, sempre a causa della stessa crisi che tiene stretti i cordoni della borsa delle imprese italiane da anni ormai, il ‘placement’ degli studenti italiani presso le aziende ‘di casa propria’ rimane ancora molto basso, generando il famigerato fenomeno dei ‘cervelli in fuga’. Ma c’è chi sta lavorando per cercare di invertire la tendenza.

Un esempio in questo senso è quanto realizzato dalla Seconda Università di Napoli (SUN), e dall’equipe del Fashion Research Lab (FaRe Lab), vera e propria fucina di cervelli nel settore della moda e del design in generale, che ha messo il proprio operato al servizio delle imprese del territorio (della Campania, in questo caso) e non solo. Principale obiettivo del laboratorio, che opera nell’ambito del corso di laurea magistrale in Design per l’innovazione, è formare i propri studenti fornendo conoscenze, competenze e professionalità perché diventino professionisti del fashion, in grado di operare sul mercato già durante il ciclo di studi.

Il FaRe si configura come una vera e propria fabbrica creativa, che si prefigge lo scopo di integrare saperi complessi e metodo scientifico allo scopo di realizzare prodotti, e fornire servizi innovativi all’intera filiera industriale della moda a livello locale, nazionale e internazionale.

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Un semplice designer” spiega Patrizia Ranzo, Presidente del Consiglio di Corsi di Studi Aggregato in Design e Comunicazione, Design per la moda e Design per l’innovazione presso la Sun, “non possiede le competenze, ad esempio, orientate ad una conoscenza del territorio, effettiva realizzabilità industriale di un progetto o come collegare la stessa produzione ad un attenta scelta dei materiali preventiva”. L’iter formativo degli studenti, infatti, si articola sulla base di uno studio complessivo che mette insieme fasi e metodologie produttive, studio dei materiali e metodo scientifico applicato su scala industriale con la creatività dei soggetti, tutto eseguito direttamente a contatto con le realtà delle maggiori maison di moda presenti sul territorio. “I designer formati dal FaRe sono dei professionisti a tutto tondo”, prosegue la Ranzo, “che hanno le capacità di gestire la produzione di una linea a partire dallo studio storico di un brand, fino alla materiale messa in produzione di una collezione”.

L’innovazione reale del progetto in seno alla Sun, però, è proprio nelle relazioni che si intessono con il mondo imprenditoriale, non solo relative alla formazione di giovani talenti da inserire in maniera efficace nel mondo del lavoro, ma in quanto vere e proprie partnership commerciali. L’attività del laboratorio non si conclude, infatti, con la formazione universitaria e il placement delle risorse ‘sfornate’, ma va oltre la concezione classica propria dell’ateneo, offrendosi direttamente al mercato delle imprese.

Infatti, le imprese che si rivolgono al Fa.Re “possono usufruire di un bacino di creatività e di innovazione di altissimo livello, rappresentato dalla grande qualità del lavoro dei nostri studenti/designers, anche direttamente sul territorio” spiega Roberto Liberti, professore aggregato in Disegno industriale presso la Sun. “Rivolgersi al Fa.Re significa meno costi per le imprese, un’efficienza e una qualità al pari o addirittura superiore alle migliori agenzie di design e comunicazione, nella misura in cui anche le imprese che non dispongono di grosse risorse, possono avvalersi del nostra professionalità e della nostra esperienza”.

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Una delle partnership più recenti, ad esempio, è quella in corso con la maison calzaturiera Mario Valentino, con la realizzazione della collezione ‘Bianca – DXIXMV‘. “Per la famosa casa di moda campana, gli studenti hanno realizzato una ‘capsule collection’, scelta poi dalla maison per essere presentata a Milano, nell’ambito della Fashion week”, spiega Ornella Cirillo, docente di Storia e tendenze della moda contemporanea presso la Sun, “ma anche altre importanti firme della moda nazionale e internazionale, del calibro di Ungaro e L’Oreal, si sono già avvalse della nostra collaborazione”.

Inoltre, tre degli studenti che hanno preso parte al FaRe sono stati selezionati per prendere parte alla mostra dell’ExpoGate (vetrina permanente presente alle porte di quelli che saranno i padiglioni del futuro Expo 2015 di Milano) e inseriti dal settimanale ‘Vogue’ nell’elenco dei 200 stilisti emergenti a livello internazionale.

Un percorso di studio e formazione, quindi, che vale anche come esperienza lavorativa: tutto materiale spendibile dagli studenti, una volta raggiunto il traguardo della laurea, nel mondo del lavoro. Un dato che è confermato dall’ottimo placement: “registriamo una cospicua percentuale di ragazzi che operano negli uffici stile e design di compagnie di altissimo prestigio”, spiega Mariantonietta Sbordone, professore aggregato presso il Dipartimento Dicdea della Sun “mentre altri restano in ambito universitario occupando posizioni di alto profilo come alcuni dei nostri Phd che collaborano al corso”.

Un modo innovativo di concepire l’operato dell’università, dunque, che si evolve dalla concezione classica di centro di studio e formazione, e diventa volano per lo sviluppo del tessuto imprenditoriale di un territorio, offrendosi come partner di avanguardia per le imprese e, allo stesso tempo, garantendo un supporto pratico (oltre che teorico) alla vita e alla carriera degli studenti.

 

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