domenica, Aprile 18

Dalla Russia con i robot spaziali (quando funzionano) Skybot F-850 o FEDOR, alto circa due metri, pesante 160 kg e con le sembianze umane, è attraccato alla SSI

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Nei giorni scorsi dagli altoparlanti della sala di controllo della base spaziale di Baikonur si è ascoltata una frase esclamata ben 58 anni fa. «Poechali!», che nella lingua di Fëdor Dostoevskij significa semplicemente ‘andiamo’. Solo che il 12 aprile 1961 fu un uomo a pronunciarla non appena saldamente ancorato ai comandi della sua Vostok 1. Con un cuore pulsante, un’emozione controllata ma assolutamente viva, fatta di preparazione, di addestramento, di sofferenze e di paura, quella di Jurij Alekseevič Gagarin.

Lo scorso 22 agosto invece –in maniera molto più atona e inespressiva- è stato Fyodor ad esprimersi così. Una macchina alta circa due metri e pesante 160 kg. con le sembianze da umano, forse tecnicamente perfetta, proposta con il nome più concreto di Skybot F-850 o FEDOR (Final Experimental Demonstration Object Research) nelle sale sterilizzate (clean room) della corporazione spaziale Energiya con la partecipazione di specialisti dell’Associazione tecnologica scientifica Androidnaya Tekhnika. Il suo sviluppo, secondo fonti russe, si concentra sia sulla riproduzione che sulla comprensione del linguaggio umano. Ma, per ammissione di Yevgheni Dudorov, uno dei suoi progettisti, il più dei sei esperimenti programmati sono segreti agli occhi del mondo. Ad assistere il congegno nei momenti più misteriosi, nel tempo del suo funzionamento, se sarà, toccherà solo al cosmonauta russo Aleksandr Skvortsov in missione sulla Stazione Spaziale Internazionale dal 20 luglio 2019 di quest’anno. Alla faccia della cooperazione senza frontiere nella casa comune nello spazio! 

Ma quando sembrava fosse andato tutto nel migliore dei modi, una fluttuazione imprevista della nave spaziale ha fatto fallire l’attracco con la Stazione Spaziale. Secondo l’agenzia di stampa Ria Novosti, la trasmissione si è interrotta quando la navetta era a circa 100 metri dall’approdo e non ha potuto agganciare la Stazione. Il robot non aveva le cognizioni per attraccare manualmente. Un altro tentativo di attracco oggi, 26 agosto, in mattinata ed ha avuto successo. Il reimpatrio del dispositivo è previsto per il prossimo 7 settembre.

Lo Skybot di cui al momento non sappiamo che fine farà, fa parte di una famiglia di intelligenze artificiali realizzati dal 2014 per coadiuvare gli esseri umani in attività come la guida di veicoli o le missioni di ricerca e salvataggio. Il sistema opera in modo completamente autonomo ma può anche funzionare sotto il comando di un operatore che indossa una speciale tuta di controllo. L’umanoide, sia pur grossolanamente ha molte delle sembianze umane, comprese le mani dotate di tattilità, due gambe in grado di assumere una posizione allineata in direzione opposta, formando un angolo di circa 180°, ovvero la spaccata. E una testa in cui sono concentrati i meccanismi che consentono il dialogo acustico con il resto dell’equipaggio.

Dunque, segreti a parte, Teodoro -è così che si italianizza il nome Fyodor- nei giorni che seguiranno, se salirà   bordo della SSI oltre a fare i fatti segreti del Cremlino, aiuterà l’equipaggio al momento a bordo della SSI tra cui il nostro col. Luca Parmitano.

E di attività per una macchina ce ne sono tante in ambienti così ostili come lo spazio. Lo sanno bene IBM, Airbus e l’Agenzia Spaziale Tedesca DLR che hanno realizzato il droide CIMON (Crew Interactive Mobile Companion), che pure è già imbarcato a bordo della SSI: un primo passo da dimostratore tecnologico per quello che potrebbe essere un assistente in un viaggio di esplorazione spaziale in un futuro molto breve.

Ma in realtà sono molti i compiti che affidati a un automatismo, alleggeriscono i rischi per gli astronauti, specie quando si tratta di operare in ambienti esterni, dove l’esposizione cosmica e le impossibili condizioni di vita devono necessariamente essere sottratte allo stress degli esseri viventi.

Qualunque sia la fine di questa storia l’agenzia russa Roscosmos potrebbe dare un futuro importante ai discendenti di Fyodor anche al di fuori del progetto iniziale, perché l’androide ha campi di applicazione molto interessanti anche in ambiente terrestre per missioni in zone inquinate, per esempio per lo sminamento o in salvataggi particolarmente difficili. O anche in caso di attività di soccorso in aree contaminate da radiazioni; e qui la Russia sarebbe un ottimo banco di prova visto che tra l’inquinamento causato dal disastro di Černobyl avvenuto il 26 aprile 1986 e le esplosioni durante il lancio di un missile Burevestnik avvenute lo scorso 8 agosto in un poligono militare nella regione di Arkhangelsk potrebbero fornire un’interessante letteratura tecnica al riguardo. A patto, naturalmente, che le autorità centrali e locali si ricordino per tempo di dare i dovuti allarmi!

Ma quali sono i rischi di utilizzare macchine non pensanti per operazioni importanti, non è facile dirlo. Ci sono taluni dispositivi che riteniamo ancora necessario siano controllati dalla mano umana. Dai suoi sentimenti e dalla sua etica. Ma anche dalla sua paura, ogni qual volta possa compiere atti che ne mettano a rischio l’incolumità. Non abbiamo mai fatto mistero di temere l’uso incondizionato e i rischi enormi nell’utilizzo di droni senza le dovute blindature delle sale di comando. Così come far vagare per gli oceani la centrale nucleare Akademik Lomonosov appena varata per elargire energia a chi ne ha bisogno è un pericolo enorme, così come asserito da molti gruppi ambientalisti. Perché una nave è sempre assai vulnerabile e l’esposizioni ai rischi di naufragio restano sempre intollerabilmente alti.

Sono interrogativi, quelli della follia umana, che dalla nostra postazione non trovano risposta. Occorre –e lo sosteniamo con forza- una responsabilità più universale e un maggior livello di sorveglianza da tutti gli organi competenti per evitare che delle grandi opportunità per il genere uman possano trasformarsi irreversibilmente in gravissime minacce.

Pertanto, l’opportunità di essere al passo con le comunità scientifiche internazionali potrà costituire un prezioso paracadute per cattive intenzioni e oltraggi all’umanità. Probabilmente la promozione di queste attività non ha la forza mediatica populista ma può rappresentare un punto di svolta per un Paese moderno e in grado di far ascoltare i propri intendimenti.

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