lunedì, Maggio 16

Dalla perdita dell’incrociatore Moskva all’affondamento della Russia in Ucraina? La perdita della nave non è un ‘punto di svolta’: non conferma né la sconfitta della Russia, né la vittoria dell'Ucraina. L’analisi di Cyrille Bret, Sciences Po

0

Si è tentati di vedere nella perdita dell’incrociatore russo Moskva il simbolo di un naufragio più grande: quello dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

In primo luogo, questo evento ha una portata operativa, soprattutto perché la flotta russa del Mar Nero non può essere rafforzata dalla flotta del Nord attraverso lo stretto dei Dardanelli e del Bosforo, che la Turchia ha chiuso dall’inizio della “operazione militare speciale” lanciata dal Cremlino. Ma ha soprattutto un significato politico: la perdita della principale nave russa vicino alla costa ucraina sembra illustrare il graduale capovolgimento degli equilibri militari, mediatici e strategici tra Ucraina e Russia.

Sul piano militare, un rapporto del debole con il forte

Che sia il risultato di un attacco ucraino (come sostiene Kiev) o di un incendio accidentale (come sostiene Mosca), la scomparsa dell’incrociatore Moskva, ammiraglia della flotta del Mar Nero, mette in luce diversi aspetti elementi essenziali del confronto militare in corso.

Ammessa in servizio attivo nel 1983, questa nave di oltre 12.000 tonnellate, inizialmente battezzata Slava (Gloria), è un lascito dell’URSS, progettata negli anni ’70 dagli ingegneri sovietici per condurre la seconda Guerra Fredda, quella dell’era Breznev, in un momento in cui le forze armate sovietiche erano schierate in tutti i continenti. Ritirato dal servizio per un decennio, dal 1990 al 2000, ha contribuito al rinnovamento degli eserciti russi sancito dal grande piano di ammodernamento varato nel 2009 da Vladimir Putin.

Il suo affondamento è il simbolo dei limiti di questa modernizzazione delle forze armate portata avanti da più di un decennio in tutte le dimensioni (aria, terra, mare, cyber) per affermare a distanza il potere della Russia (in Siria dal 2015) ma anche vicino ai suoi confini (Caucaso, Baltico, Mar Nero, Nord Atlantico). In altre parole, la combinazione dell’eredità militare sovietica e della modernizzazione delle forze di Putin non è sufficiente per ottenere una vittoria militare decisiva, chiara e indiscutibile.

Dall’inizio dell’invasione di febbraio, nonostante le pesanti perdite civili e militari subite dall’Ucraina, nonostante la distruzione di diverse città e numerose infrastrutture, e nonostante la presunta superiorità delle forze armate russe, Mosca non ha raggiunto i suoi obiettivi dichiarati: cambiare il governo ucraino e imporre uno status di stretta neutralità al paese.

Per l’Ucraina, che afferma di aver affondato la nave come un’azione geniale, questo episodio costituisce tutto un simbolo di speranza sul piano militare: a lungo criticato, recentemente riformato e beneficiato fino a poco tempo solo di un limitato sostegno da parte dell’Occidente, l’esercito ucraino così si vendica della presunta invincibilità dell’esercito russo e di un edificio che ha paralizzato la sua azione in mare, fallita un’invasione dispiegata su almeno quattro assi, supportata da una forza aerea di primo grado ed esperta in operazioni esterne.

Inoltre, la scomparsa della Moscova ha un effetto diretto sulla dimensione marittima dell’invasione russa. Se Mariupol a est e Odessa a ovest sono obiettivi strategici per la Russia, è perché la conquista di queste città costituirebbe per Mosca il completamento strategico dell’annessione della Crimea. In effetti, gli avrebbe permesso di trasformare il Mar Nero nel “lago russo” che era durante l’era sovietica e di privare l’Ucraina di una facciata marittima. Ma una tale conquista dipende fortemente dalla capacità delle navi russe di supportare l’assalto alla terraferma dal mare…

Dall’affondamento di un incrociatore di 40 anni alla vittoria sulla Russia, c’è un salto importante, ma questo episodio sottolinea l’ovvio: sul piano militare, l’Ucraina riesce ad instaurare un rapporto debole-forte che priva la Russia della vittoria che cercava da quasi due mesi.

Nello spazio dei media, un conflitto di generazioni

Il destino della Moscova divenne rapidamente il rogo di un conflitto molto lontano dal Mar Nero e dalle operazioni navali. Per diverse ore ha incarnato il confronto delle storie.

Da un lato, la Russia minimizza l’evento mentre cerca di diminuire l’impressione del suo isolamento internazionale, minimizzare il numero dei suoi soldati uccisi in Ucraina e negare le accuse di crimini di guerra.

La comunicazione di guerra di Mosca è ben affinata dall’esperienza: aveva già dato la sua misura dall’inizio dell’operazione russa in Siria. È anche supportato dalla padronanza delle onnipresenti “fabbriche di troll” sui social network, e trasmesso dai media tradizionali sempre più controllati dal governo in nome della Sacra Unione, dallo sforzo bellico e dalla fedeltà al Paese.

Tuttavia, nel caso della perdita della Moscova, la comunicazione ufficiale russa è illustrata dal suo arcaismo: traendo la sua matrice dalla propaganda ufficiale dell’URSS, intrisa del culto del personaggio televisivo del presidente russo, ripropone temi così classico che sembrano rimaneggiati e faticano a mobilitarsi. Interamente strutturato dalla “verticale del potere” che, come in epoca sovietica, fa apparire il leader solo al vertice del potere e del controllo, martella il fatto che la Russia è oggetto di una cospirazione mediatica occidentale che distorce volutamente la realtà, come nel “semplice” incendio accidentale sulla Moscova. In breve, la comunicazione del 20° secolo dotata delle tecnologie del 21° secolo… esattamente come la Moscova, modernizzata con apparecchiature degli anni 2000.

La strategia mediatica dell’Ucraina rompe con il 20° secolo. Questa osservazione vale in generale per la comunicazione del presidente Zelensky e, in particolare, per l’episodio della perdita della Moskva, nave già derisa dall’Ucraina all’inizio della guerra, quando i marinai ucraini dell’Isola del Serpente, minacciarono da questo immenso incrociatore e chiamato ad arrendersi, gli aveva risposto in termini scortesi.

Parlando direttamente all’opinione pubblica e ai leader politici di tutto il mondo, spesso nella loro lingua, mettendo in evidenza individui, combattenti della resistenza o vittime dell’invasione russa e sottolineando tutte le crepe nell’apparato militare russo, il presidente ucraino e le agenzie di comunicazione pubblica ucraine padroneggiare la grammatica dei media contemporanei.

Rinunciando a monopolizzare la narrazione, conferendo alla comunicazione ufficiale l’aspetto di un reality quasi spontaneo, l’attuale comunicazione ucraina è ovviamente influenzata dalla precedente carriera di Zelensky, ma anche dall’esperienza acquisita dopo la crisi del 2014. Gli enti pubblici e le aziende stanno conducendo contrattacchi virali contro la propaganda russa attraverso i social. Insomma, in ambito mediatico come nelle città ucraine, il governo ucraino sta conducendo una guerriglia che privilegia il movimento, le schivate e gli equipaggiamenti leggeri, come i missili antinave e anticarro… e i video autoprodotti del Presidente di Ucraina.

Nel conflitto tra Ucraina e Russia per la conduzione della narrazione, colpisce l’asimmetria dei mezzi e l’eterogeneità delle strategie nel caso della Moscova. Da un lato, propaganda di stato artificiosa, basata sulla negazione sistematica. Dall’altro, una nuova generazione di comunicatori, reattivi e agili.

Vittoria improbabile, trattative impossibili

La perdita dell’incrociatore Moskva sottolinea anche lo stato degli equilibri politici e diplomatici tra una Russia che sta lottando per ottenere la vittoria e un’Ucraina perennemente indebolita. Questa nave aveva effettivamente permesso alla flotta russa del Mar Nero di svolgere la sua superiorità militare. Grazie alla sua potenza di fuoco, la Russia aveva stabilito un blocco delle coste ucraine, ostacolando sia la vita economica delle regioni meridionali del paese che l’affermazione della sovranità ucraina nelle proprie acque territoriali.

Oggi, la perdita di questa nave non è un ‘punto di svolta’: non conferma né la sconfitta della Russia, né la vittoria dell’Ucraina. Né affretta i colloqui di cessate il fuoco, tanto meno prepara i negoziati di pace. Come molti episodi della guerra, questo evento non suggerisce una via d’uscita. Questa è la tragedia di questa guerra: successi simbolici sono possibili ma le vittorie definitive sembrano escluse. Di conseguenza, le ostilità sembrano destinate a trascinarsi, a costo di molteplici vite umane, in particolare tra i civili ucraini.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->