mercoledì, novembre 21

Dalla Leopolda a Bolzano, evanescenze e sconfitte del PD Mentre Renzi si diverte a fare il conduttore, il Partito Democratico perde anche le elezioni in Alto Adige

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Se la critica al governo giallo-verde arriva da un cimelio sul palcoscenico, qualcosa fa pensare che lo spettacolo sia l’unico contenuto della kermesse tenutasi alla Leopolda, dove il suo anchorman guidava un’auto in retromarcia che lo ha portato così lontano dal presente che tutti si sono smarriti circa il messaggio che doveva avere quel ‘ritorno’.

La comunicazione tra giornali e comunicazione è stata anche un po’ cinica a rappresentare la sfilata: le riprese mostravano un pubblico e i suoi protagonisti a metà tra la noia e il risentimento, con il conduttore che non gli pareva vero di avere ancora una scena senza domandarsi che cosa di lui stavano riprendendo. Lui avrà senz’altro creduto che riprendevano il meglio, noi che ne guardavano i ritagli sui TG vedevamo il solito egonescente, sorta di clone tra evanescenza e io.

I dati reali e non dello spettacolo dicono che in Alto Adige il PD è arrivato al 3,8%: se ne sono accorti protagonisti, spettatori e comparse dell’ennesimo disastro?  Ah, diranno, il PD non è mica condotto da Renzi. E allora perché è sempre pronto a farsi riprendere in ogni dove e a dare la linea di un partito se non è più suo? Che figuraccia fa quel Maurizio Martina che ogni volta deve ricordare a se stesso di essere lui il segretario e non l’asfaltato per eccellenza? Il PD è su questa comica che sta naufragando: mentre i dati, che il PD ha, dicono che i suoi ancora potenziali elettori non gradiscono quel saltimbanchi della politica, il PD continua a farsi condizionare da Renzi. Ma possibile che nessuno sia capace di richiamare una volta per tutte Renzi e iniziare davvero un nuovo corso?

Evidentemente non lo è, e questo spiega la forza del consenso del governo giallo-verde, un forza che gli viene da un’opposizione agonizzante, compresa quella del centro-destra,  inefficace in ogni cosa che dice e tanto più se a dirla sono i due suoi portavoce ufficiali, Bernini e Lastella.

Intanto l’Italia si trova davanti a un vulnus incomprensibile: esiste una parte dell’Italia fortemente preoccupata dalla conduzione di questo governo, ma non riesce a essere rappresentata perché non si riconosce nella proposta delle altre forze politiche in campo. Sarà vero che 5S e Lega raccolgono il 60% del consenso, ma resta un 40% che potrebbe essere più forte se qualche  formazione fosse capace di intercettarlo. Capace soprattutto di stanare i non votanti; fatti i conti, esiste una maggioranza di italiani che non si riconosce nei giallo-verdi ma non si percepisce, non viene rappresentata.

Succede così che quella parte d’Italia assiste impotente a dichiarazioni assurde, che iniziano pure a dar fastidio. I giallo-verdi si accordano e promuovono scelte politiche ed economiche da Paese medievale in materia dei diritti civili e da prima Nazione al mondo in materia economica e finanziaria, ma continuano a dire che sono loro il governo del cambiamento. La sola cosa che questo governo cambia è il tono del proclama giornaliero, perché poi i provvedimenti sono i più vecchi possibili o impossibili da frequentare. Hanno dichiarato di escludere la società gestore di autostrade per la ricostruzione del ponte, e quella società è in pista per la ricostruzione; dovevano chiudere TAV e TAP e si accorgono che non possono farlo, ecc.

Quando, invece, prende posizioni lo fa in uno spirito che di fatto mostra le vere intenzioni sull’Europa di questo governo: mentre ‘rassicurano’ banche e investitori sulla loro volontà di rimanere in Europa, 5S e Lega aprono autostrade alla Via della Seta, un progetto globale di investimenti e infrastrutture commerciali voluto da Xi Jinping e contrastato dall’Europa. E capiamo la ragione: la finanziaria messa a punto da questo governo non ha i soldi per fare ciò che ha scritto. Ma dalla Cina quei soldi potrebbero arrivare e arriveranno quando l’Italia ufficializzerà la sua collaborazione al progetto ‘Via della Seta’. Curioso destino quello dei sovranisti : pur di non seguire le regole europee, accettano di finire nelle mani cinesi. Anzi, di far stringere ancora di più  la presa della Cina sull’Italia, facendo dell’Italia una regione nel grande Impero della via della seta.

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