giovedì, Luglio 29

Dalla Germania all’Italia

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Era già tutto previsto, dati cause ed il pretesto, così domenica 13 marzo 2016 è diventata una data da ricordare. E non entusiasticamente. Ché il successo in Germania della locale destra populista ed antimmigrati di ’Alternative fuer Deutschland’, ‘Alternativa per la Germania’, è simbolo e prefigurazione di quello che sta avvenendo in Europa, e può presto ancor più deflagrare in Italia. AfD entra infatti in tutti e tre i parlamenti regionali dei Land dove si è votato, Baden-Wuettemberg, Renania-Palatinato, Sassonia-Anhalt, superando in due casi i socialdemocratici e sfondando nell’Est già filorusso con un rotondo 24% proprio in Sassonia. Una mazzata per la Cancelliera Angela Merkel, cristianodemocratica, ed il suo Vice di Governo il socialdemocratico Sigmar Gabriel. «Una cesura nella politica tedesca, il centro democratico viene sfidato» ha detto lui preoccupato, e con qualche fondamento. Un esito in buona parte annunciato, si tratta di vedere ora se si tratti di un campanello d’allarme o piuttosto addirittura l’inizio di una pericolosa dinamica complessiva. Che coinvolge tutti, anche noi, anzi noi probabilmente più di altri.

Eppure era in buona parte previsto, e per l’appunto prevedibile. Si era già votato seppure  in un solo stato l’Assia sette giorni prima, domenica 6, e l’estrema destra aveva raggiunto la doppia cifra andando ad occupare il terzo posto. Ma prima di scandalizzarsi o compiacersi per la ‘cattiva’ Germania, pensiamo a noi che ben peggio stiamo ed all’incalzare dei nostrani protagonisti, che già rivendicano pure quel successo all’interno del proprio orizzonte politico. Intanto da quelle parti Frauke Petry, la leader del gruppo, ha incassato un vero trionfo. Aveva scippato la guida del monotematico ‘partito dei professori’ antieuro per dirigerlo in ben altra direzione, e dopo l’uscita del fondatore Bernd Lucke facendone un partito dichiaratamente di destra. Ha potuto così annunciare ora con qualche fondamento la fine dei ‘Volksparteien’, i partiti di massa, quelli che hanno avuto la ‘colpa’ principale di aprire le porte del Paese ai profughi accogliendone oltre un milione nel 2015 e rifiutando di porre un tetto limite.

In Italia e non solo certe tensioni corrono da prima, e forse con ancor maggiore cattiveria. Alexander Görlach, di ‘The European’, lega vittoria di Marine Le Pen in Francia alla possibilità che Donald Trump diventi il prossimo Presidente degli Stati Uniti e che al referendum del Regno Unito sull’uscita dall’Unione Europea prevalgano gli ‘scissionisti’. Un po’ tutti i Paesi dell’emisfero occidentale stanno vivendo un’esperienza simile tra loro, con i partiti populisti ed antiliberali che offrono agli elettori un quadro che spinge alla paura dell’altro, utilizzando formule limitate ed a volte ridicole, ma efficaci. L’Afd in Germania è già arrivato alla richiesta di produrre e rappresentare opere culturali, in tutti i sensi e i campi, che promuovano unicamente l’identità tedesca. Anche in Italia una tendenza che si va ugualmente allargando e che un centrodestra a guida ‘Lega ampia’ e Matteo Salvini sta cavalcando senza in alcun modo preoccuparsi delle conseguenze che potrebbe produrre un odio diffuso che diventi sempre più sentire comune.

Tutto, come sempre, è questione di contesto. Ed in questo caso il contesto, per la Germania e non solo, ce lo danno le notizie riguardanti Andreas Lubitz, il copilota della Germanwings che nel marzo del 2015 fece schiantare l’aereo su cui si trovava contro le Alpi francesi portando con sé alla morte centocinquanta persone. In realtà il suo stato disturbato era stato individuato ben per tempo da più medici, tanto che due settimane prima del tragico epilogo gli era stato prescritto il ricovero in clinica psichiatrica. Ma dal recente rapporto degli investigatori francesi e dalle conclusioni degli inquirenti si evince come i diversi sanitari che lo avevano in cura non avessero avvertito chi di dovere sulle preoccupazioni relative alla sua salute mentale. Lui, naturalmente, non informò nessuno delle proprie condizioni e quindi «nessuna azione poteva essere presa dalle autorità o dal suo datore di lavoro per impedirgli di volare». Provvedimenti si sarebbero dovuti mettere in atto in quel caso, e si sarebbero salvate molte vite. Così ora occorre interrogarsi su come comportarsi  verso chi conduce la nostra navicella politica, e l’economia italiana. Visto che gli avvertimenti questa volta li abbiamo avuti per tempo, ed essendo previsto tutto questo, dati causa e pretesto forse siamo ancora in tempo per non fare lo stesso.

 

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