venerdì, Settembre 24

Dalla Francia senza amore (per l'Europa) image

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E’ arrivato il momento, superato lo shock, di riordinare le idee a valle del risultato elettorale francese.

Erano elezioni amministrative, si sono espressi 600 comuni su 36.000, c’è stato un astensionismo intorno al 40%, d’accordo. Ma il bottino di voti raccolto dal Front National di Marine Le Pen in quell’ambito limitato, si aggira sul 5% dei totale voti calcolati sul bacino nazionale. E’ un dato assolutamente straordinario -per quanto, come è stato rilevato, FN non sia il terzo partito, posizione da accreditare, invece, a Europe Ecologie, che dovrebbe raccogliere, dopo il secondo turno, circa il 10 per cento, contro circa il 7 del Front National.

Naturalmente, il leit motiv risuonato nei  talk show e negli articoli usciti a caldo su tutti i giornali è il ritornello sul populismo, sintomo già quasi divenuto  malattia grave nonché principale chiave di lettura mediatica della tornata elettorale francese, con i rischi che comporta  di influenzare pesantemente le elezioni continentali del maggio prossimo venturo per il Parlamento UE.

Già echeggiano chiamate e risposte, interlocutorie ma significative, al di là e al di qua delle Alpi, e anche sorprendenti: se era facile immaginare un filo diretto tra l’FN e la Lega, la stessa sintonia appare più problematica con Beppe Grillo, con il quale finora non è corso buon sangue, al punto di far dire alla Le Pen che Grillo ‘la odia’. In realtà, tra i due, chi può vantare un patrimonio di idee più chiaro e strutturato è sicuramente la francese, anche e soprattutto dal punto di vista dell’assunzione di responsabilità. Ed è pertanto meno classificabile come populista del nostro capitan fracassa telematico.

Quello che desta stupore è però il messaggio, più che subliminale, che invia Barbara Spinelli al M5S. Sostiene la figlia del grande Altiero che la lista Tsipras vuole «più Europa, non meno» e che Grillo in realtà è «meno antieuropeista di quanto sembri». Applicando un po’ bovinamente la proprietà transitiva, se Grillo e Le Pen vengono con una certa logica accostati, sia pure nell’ottica catulliana dell’ ‘odi et amo’, e contemporaneamente Spinelli manda segnali di fumo a Grillo, l’uomo della strada potrebbe concluderne che in fondo Tsipras e FN qualcosa in comune potrebbero avere.

Diciamo che il fil rouge (o noir, scegliete voi) che tiene insieme queste prove di dialogo è la voglia, in fase ancora piuttosto grezza, di ripudiare il modello di Europa finora perseguito con risultati obiettivamente deludenti, caratterizzato da economie e sovranità ben divise, ma unito con diverse fortune solo dalla moneta comune.

Subito dopo, però, le strade sembrano dividersi inesorabilmente, se è vero che le stelle polari della destra francese sono l’identità nazionale e la sovranità popolare. Concetti che la accostano a Grillo ma non certo alla Lega, e sicuramente poco frequentati da un movimento che si autoproclama alfiere della ‘vera’ sinistra come quello di Tsipras. Sembra un po’ il gioco del domino, dove ogni elemento ha due componenti che gli permettono di essere accostato a due altri elementi diversi, ma solo uno a destra e uno a sinistra.

A questi attori, nel nuovo scenario che prenderà presto forma, si devono doverosamente aggiungere nella parte diciamo così, provinciale che riguarda la nostra politichetta,  la Giorgia Meloni  vogliosa di trovare uno spazio purchessia ai nazionalistissimi Fratelli d’Italia (a questo punto chiamati per l’ennesima volta a digerire gli antinazionalistissimi leghisti) e il povero Niki Vendola che ha appena dichiarato che «La modernità non è quando la sinistra fa cose di destra» e sembra non raccapezzarsi più tra ciò che è o non è di sinistra, se parla di “ricette tipicamente di destra” che il governo italiano applicherebbe non si sa bene come e quando.   

Ma qui stiamo parlando di problemi di sopravvivenza, nell’auspicabile ipotesi che le riforme istituzionali vadano finalmente avanti senza troppi trabocchetti.      

  

 

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