sabato, Ottobre 23

Dalla Brexit allo scandalo molestie: ecco cosa (o chi) potrebbe far cadere Theresa May L'analisi di Lorenzo Colantoni, analista presso IAI, sullo stallo e l'incertezza che domina la Gran Bretagna

0
1 2


Il governo di Theresa May è nella bufera. Un dossier compilato da ricercatrici parlamentari britanniche, intitolato parlamentari ad alta libido, rischia di fra sprofondare il governo nella vergogna. Nel dossier vi sono infatti i nomi di circa 50 deputati conservatori inclusa una fetta consistente di membri dell’Esecutivo: ben 15 fra ministri e sottosegretari di un Gabinetto guidato per di più da una donna. Sono tutti accusati di comportamenti inappropriati che vanno dalle molestie, alle proposte di relazioni extraconiugali, sino ad arrivare a veri e propri abusi. E le prime teste sono già cominciate a cadere: il ministro della Difesa Michael Fallon ha rassegnato le sue dimissioni ammettendo di aver tenuto comportamenti poco consoni agli standard richiesti dalla carica che ricopre, mentre sull’attuale numero due della May, il segretario di Stato Damian Green, accusato di molestie sessuali da una giovane attivista, pende la spada di Damocle di un’indagine interna avviata dallo stesso Primo Ministro e ora numerosi Tories premono per un suo passo indietro.

Il coinvolgimento di Green nello scandalo sessuale rappresenta un duro colpo per la leadership di Theresa May: l’attuale segretario di Stato costituisce infatti un utile punto di riferimento per il Primo Ministro in virtù delle sue doti di mediatore in partite quanto mai delicate, su tutte quella relativa alla Brexit. Sul punto, le notizie che arrivano dall’altra parte della Manica non sono incoraggianti. I negoziati fra Londra e Bruxelles si trovano in una fase di stallo e il rischio di un fallimento delle trattative si fa sempre più concreto. L’uscita dalla UE dopo 44 anni di adesione senza un accordo preciso rappresenterebbe un pericoloso salto nel buio per il Regno Unito.

E se c’è una cosa che i mercati temono più di qualsiasi problema o brutta notizia, questa è l’incertezza. Gli scenari imprevedibili che potrebbero aprirsi in caso di una hard brexit senza un’intesa per il futuro causerebbero un contraccolpo notevole tanto per il sistema europeo quanto per l’economia di Londra. E su quest’ultima i segnali negativi cominciano già ad avvertirsi. Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le prospettive di crescita del Regno Unito per l’anno 2017, unica eccezione in un contesto di previsioni al rialzo delle economie dei Paesi avanzati. Il crollo della sterlina, che dalla data del referendum ha perso circa il 20% del suo valore contro il dollaro e l’euro, ha fatto sentire il suo peso sul sistema economico complessivo: l’inflazione è salita di quasi tre punti percentuali, il risparmio privato è ai minimi, l’indebitamento delle famiglie ai massimi.

L’Esecutivo presieduto da Theresa May, già notevolmente indebolito dal deludente esito elettorale di giugno, si sta dimostrando incapace di invertire questo trend negativo. Percepita come priva di empatia in casa e troppo remissiva ed incerta in Europa, Theresa May è sempre più costretta a giocare in difesa. Le ombre del recente scandalo rischiano, infatti, di arrivare sino alla poltrona del Primo Ministro, accusata dalla giovane deputata laburista Lisa Nandy di essere stata a conoscenza di comportamenti disdicevoli da parte dei propri colleghi ma di non aver fatto nulla di concreto per fermarli. Sugli scenari aperti dai recenti avvenimenti in Gran Bretagna abbiamo sentito Lorenzo Colantoni, analista presso lo IAI (Istituto affari Internazionali)

 

Innanzitutto come il recente scandalo molestie esploso in Gran Bretagna sta contribuendo ad accrescere l’instabilità politica del Paese?

Si tratta di uno scandalo che rende ulteriormente fragile il Governo di Theresa May e contribuisce ad erodere quel potere che l’attuale Primo Ministro era riuscito ad ottenere ricevendo la guida del Paese dall’ex premier David Cameron nei giorni successivi al referendum sulla Brexit. E ora, le prospettive di un Governo di coalizione con le opposizioni o addirittura di un passo indietro della May attraverso le sue dimissioni, prospettive a fatica scongiurate dopo l’esito deludente delle elezioni anticipate, rischiano di concretizzarsi. Theresa May si comporta come se avesse una maggioranza assoluta che tiene stretta ‘con le unghie’ grazie al partito dell’Irlanda del Nord quando in realtà colui che più ha potuto guadagnare dal voto di giugno è stato proprio il leader dell’opposizione laburista Jeremy Corbyn.

Il Governo presieduto da Theresa May come pensa di reagire di fronte a questa minaccia alla sua stabilità?

Vi sono due punti su cui Theresa May deve lavorare. Il primo è la coesione interna al suo partito e il secondo è il ruolo finora rivestito come Primo Ministro. La May non ha infatti trovato un’opposizione eccessivamente forte sui problemi caldi relativi all’Europa: pertanto i suoi maggiori problemi si sono manifestati a livello di partito piuttosto che a livello di Governo. Theresa May si è ritrovata di fronte ad un problema, come quello della Brexit, portato avanti con due visioni differenti da parte dei membri del suo partito: i suoi avversari sono i membri del partito conservatore che hanno sempre sostenuto un approccio maggiormente liberale al problema e la necessità di concludere un accordo commerciale con l’Unione Europea anche a costo di tradire quella che è stata l’anima della Brexit e di conseguenza promuovendo la libera circolazione delle persone. Quindi quello che potrebbe fare Theresa May sarebbe cercare di conservare quel poco di coesione all’interno del partito cercando di non offrire la sponda per ulteriori attacchi da parte dei propri avversari. Dall’altro lato, invece, Theresa May potrebbe andare avanti con un forte atteggiamento di leadership individuale: una leadership già in parte sviluppata e che spiega come mai si sia parlato molto di più della May piuttosto che dei singoli ministri del suo gabinetto.

I laburisti hanno accusato la May di sapere di alcuni comportamenti riprovevoli da parte di alcuni compagni di partito, si tratta di un’accusa fondata?

Si tratta di un’accusa inevitabile, strettamente legata agli attacchi contro la leadership di Theresa May. Tale accusa, a prescindere addirittura dalla sua fondatezza, potrà condurre a due conclusioni entrambe altamente problematiche: se Theresa May ammettesse di aver saputo cosa stava accadendo allora verrebbe accusata di aver mentito sullo scandalo, se invece negasse tutto allora verrebbe vista come un Primo Ministro che non ha il controllo sul proprio staff. Cosa è peggio? Un primo Ministro connivente, o un capo di Governo che non ha il controllo dei propri Ministri? Per la leadership della May sarebbe forse peggiore addirittura la seconda accusa. Theresa May si mostra come il personaggio abbastanza forte da poter tenere a bada i negoziatori europei: pertanto dimostrare il contrario, l’incapacità da parte del Primo Ministro di tenere sotto controllo i suoi sottoposti, diventerebbe un’arma molto forte per i suoi oppositori.

Quanto influirà il fatto che nell’occhio del ciclone relativo allo scandalo molestie sia finito l’attuale vice della May, Damian Green, insieme anche ad altri membri importanti del suo entourage politico? Theresa May risulterà più isolata o al contrario potrà affermare di essersi ‘liberata’ dei membri più scomodi o controversi del suo entourage?

Questo è quello che affermerà Theresa May per costruirsi una difesa. Ma anche tale affermazione risulta pericolosa, bisogna infatti distinguere, nell’entourage governativo, fra i soggetti che la May ha voluto e i soggetti che ha dovuto avere al suo fianco. L’eliminazione dei soggetti che ha dovuto nominare potrebbe portare ad un guadagno, ma la perdita, invece, dei soggetti che ha voluto nella propria squadra potrebbe compromettere ancora di più la sua capacità di negoziare le linee d’azione con il proprio partito. In tal caso la situazione complessiva si complicherebbe: una semplice divisione fra il Primo ministro e il suo partito sarebbe più lineare da gestire, mentre avere il supporto di una parte del proprio partito ed incontrare l’opposizione di alcune fazioni del medesimo, rende piuttosto difficile individuare un punto di incontro a fronte di input politici così distanti l’uno dall’altro. In questo modo si raggiungerebbe, con ogni probabilità, uno stallo ancora peggiore di quello attuale.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->