lunedì, Settembre 27

D'Alema, la sorellastra di Lady PESC field_506ffb1d3dbe2

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Forse è per far valere una logica gattopardesca, secondo la quale in apparenza tutto cambia, ma, nella sostanza, nulla cambia, che sta per essere pubblicata, sulla rivista in uscita ‘Critica Marxista‘ diretta dal duo Aldo Tortorella e Aldo Zanardo, una lettera di Palmiro Togliatti ad un fedelissimo, Fausto Gullo, datata Champoluc, 25 agosto 1954, in cui il cosiddetto ‘Migliore’ spara a palle incatenate contro il Segretario della Dc, Alcide De Gasperi.

Nel testo, il gran capo del comunisti bolla senza mezzi termini il democristiano, scrivendo di aver ravvisato in lui ‘qualcosa di torbido e ottuso‘.

La lotta politica, sia pure in una lettera che, presumibilmente, doveva rimanere privata ed è emersa sessant’anni dopo, non conosce il detto ‘absit iniuria verbis‘ (scrive la Treccani a proposito di tale citazione latina ‘Adattamento di una frase dello storico latino Tito Livio – che nel libro IX, cap. 19 della sua storia di Roma ‘Ab urbe condita’ dice: ‘absit invidia verbo’ -; si usa talora, anche nella forma del plurale, ‘absit iniuria verbis’, con lo stesso senso della frase italiana ‘sia detto senza offesa’): il leader Dc trentino era ancora caldo nella tomba, essendosi spento nella sua terra d’origine neppure una settimana prima, il 19 agosto. E forse il ‘torbido e ottuso’ equivaleva al rifiuto di De Gasperi di farsi intortare dal suo detrattore.

Livore, astio, senso del disprezzo… il fil rouge del mio pezzo di ieri riciccia fuori con una testimonianza di decenni dopo, dimostrando che, nella vita politica come in quella quotidiana, la terra con cui, nella Genesi, Iddio impastò l’uomo era ad alto contenuto di tali componenti.

Ora non andrò a pescare nella Bibbia e neanche in Tito Livio esempi storici di una costante presenza delle arterie della malevolenza nella storia (e nel nostro quotidiano; mi piacerebbe lanciare un appello per raccogliere testimonianze sulla banalità del male (W Hanna Harendt!) e farci un sito, sul genere di quello ‘Passodopopasso’ lanciato dal Premier Renzi; ma mi accorgo di aver sottovalutato la circostanza che le doglianze sono sempre soggettive e quindi non esiste un’oggettivazione dei fatti (e dei fati…).

Così, se Togliatti sputava veleno su De Gasperi, argomentando il proprio punto di vista (come? Lo scopriremmo solo comprando ‘Critica Marxista’ dall’editore Dedalo di Bari), era certo che il suo interlocutore avrebbe supinamente accolto il suo ragionamento.

Ed era un interlocutore di tutto rispetto, il cosentino Gullo, se si ricorda che fu lui il primo a proporre l’istituzione dell’Assemblea Costituente, nel corso della prima riunione del primo Consiglio dei Ministri dell’Italia liberata, come riportato dal suo diario di quei giorni; e che si batté per l’eguaglianza fra figli legittimi e naturali, nonché per la costruzione di un’Italia dei Comuni (vi dice qualcosa, tutto questo?), avversando vivamente il regionalismo.

Mi faccio sempre distrarre dai mille rivoli che possono nascere dal discorso che sto portando avanti. Il tronco principale è che Togliatti era un po’ Maramaldo ad ‘ammazzare un uomo morto’ e che la proposta di Giuseppe Fioroni di dedicare la corrente ‘Festa dell’Unità‘ ad entrambi gli uomini politici, De Gasperi e Togliatti, ricorrendo quest’agosto il sessantennale della scomparsa del primo e il mezzo secolo di quella del secondo, era proprio campata in aria… e quasi spero che, oltretutto parlandone da vivo, salti fuori una lettera dello statista trentino che ricambi la cortesia al cosiddetto Migliore‘.

Giro la ‘provocazione a Beppe Sangiorgi, Segretario generale della Fondazione Sturzo, che detiene le copie dell’Archivio di De Gasperi, mentre l’originale è stato depositato dalla figlia dell’ex Presidente del Consiglio, Maria Romana, presso l’Archivio Storico dell’Unione europea, ubicato a Palazzo Salviati a Fiesole.

Comunque, poiché tale giudizio tranchant è stato rintracciato in una lettera destinata ad un corrispondente di Togliatti, la ricerca potrebbe essere fatta a tutto campo, fra i tanti personaggi che potrebbero aver avuto uno scambio epistolare con De Gasperi. Anche se sono convinta che lo statista, proprio per carattere, fosse alieno da questi giudizi intrisi di disprezzo… pantofole vaticane contro scarponi chiodati da rivista sulla Piazza Rossa.

Ma veniamo al presente, che si presenta sulla scia delle tradizioni. Dunque, rispetta le migliori consuetudini di politica spruzzaveleno il sempre sprezzante Massimo D’Alema che l’altro ieri, alla sunnominata ‘Festa dell’Unità’ – che poi è un reperto storico, visto che L’Unità è stata mollata nelle pesti e chiusa… una dei soliti nonsense all’italiana! – sentenzia che, al momento, i risultati del Governo sono insoddisfacenti. (come se, poi, quelli dei due Governi guidati da lui lo fossero stati, soddisfacenti…)

Il mio pensiero, appena per agenzia ho letto tale bordata contro il ‘Padrone del Nazareno’, è stato d’impulso eguale a quello espresso da Pierferdy Casini, presente anche lui sul palco del dibattito: ‘Sembri invidioso’.

Una battuta ben assestata, perché il lider Maximo aveva sperato – non so con quali àtout in mano – di ottenere il ruolo europeo poi andato a Federica Mogherini. Sono ambizioni che non erano certo un segreto e che erano state strategicamente accompagnate da una non belligeranza di D’Alema nei confronti di Renzi.

Diciamocela tutta, era sembrato strano che non avesse messo becco nella questione e quest’intervento bolognese post nomina mogheriniana è lapalissianamente un outing del livore provato.

Un altro particolare succoso è rappresentato da una risposta piuttosto spocchiosa (specialità della casa) che D’Alema ha dato a chi, nel dibattito, gli ha chiesto cosa ne pensasse di un articolo di Fabrizio Rondolino sul quotidiano ‘Europa’ in cui il suo ex amico sosteneva che sulla carriera politica dell’ex bi-Presidente del Consiglio fosse caduta una pietra tombale: ‘Europa… lei si occupa di stampa clandestina‘, è stata la risposta piccata di D’Alema.

Una frase, questa, che dà la stura ai miei ricordi: quando, molti anni fa, scrivevo per Il Popolo‘, quotidiano della Dc progenitore di Europa‘, incontrai ad un convegno alla Mostra d’Oltremare a Napoli l’allora ministro (o comunque maggiorente del Partito) Paolo Cirino Pomicino.

Gli rivolsi una serie di domande e lui, dopo avermi risposto esaustivamente, mi chiese per quale giornale scrivessi. Alla mia risposta, ribatté: ‘Ah, per il giornale clandestino…’. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. E, per di più, pare che alla fine di questo mese ‘Europa’ dovrebbe essere silenziata…

L’altro ricordo riguarda Palazzo Chigi, nel periodo della Presidenza di D’Alema, in cui Rondolino, autore di questo giudizio piuttosto d’alemiano sullo stesso D’Alema, faceva parte della cosiddetta scuderia dei Lothar, le teste rasate del pool del Presidente.

Con lui, Claudio Velardi e Nicola Latorre. Poi c’era anche Nicola Rossi, ma lui i capelli ce li aveva e forse fu per questo che si trovò pure la fidanzata bionda in loco.

Ebbene, l’armonia di Rondolino col Presidente si ruppe in occasione della pubblicazione, su Panorama‘, di una intervista alla moglie del primo, in cui c’erano confidenze hard su un libro semi hot pubblicato dalla coppia.

Ne sono stata testimone oculare (e auricolare…), D’Alema era furioso e Rondolino dovette dare le dimissioni senza neanche gli otto giorni.

Amore con amor si paga. E, in più, c’è un altro proverbio da richiamare: Fabrizio Rondolino si è seduto sulla celeberrima ‘riva del fiume’.

 

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