sabato, Luglio 24

Dal Venezuela, facciamo il punto sulle prossime elezioni Venezuela: piú che il tempo limitato, il problema dell’opposizione é il candidato. Mentre l’opinione pubblica spera in un outsider

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Oggi tutti i giovani venezuelani possessori del ‘Carnet de la Patria’ possono ritirare il loro ‘Bono del Día de la Juventud‘ del valore di 700.000 bolivares, circa 3 dollari al cambio parallelo. Dopo quelli per il Carnavale, per il Parto Umanizzato e per Disabili, é il quarto bonus che Maduro elargisce ai presunti sostenitori della Rivoluzione Bolivariana da inizio anno. Con le elezioni presidenziali arbitrariamente e incostituzionalmente decretate dall’Assemblea Nazionale Costituente (ANC) per il mese di aprile, il Venezuela é ufficialmente in campagna elettorale. Campagna che, – in un Paese in cui, secondo dati Provea, solo nel 2017 sono usciti dall’etere otto canali televisivi, 49 emittenti e 17 pubblicazioni che hanno smesso di circolare a causa di restrizioni dirette o indirette del Governo, – non si puó sperare si svolga in condizioni di equilibrio.

I giorni scorsi hanno visto il fallimento del tentativo di dialogo in Repubblica Dominicana tra il Governo e l’opposizione in cui uno dei punti in discussione era la garanzia di elezioni libere e trasparenti organizzate da un Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) equilibrato. Il 7 febbraio, poche ore dopo che il presidente domenicano, Danilo Medina, annunciasse la cessazione dei colloqui tra il Governo e l’opposizione, il Consiglio nazionale elettorale (CNE) ha convocato le elezioni presidenziali per il 22 aprile.

 Il dilemma dell’opposizione

Nel contesto di iperinflazione e ipersvalutazione che sta vivendo il Paese, la decisione di Maduro di anticipare le elezioni mira, da un lato a precedere per quanto possibile il passo di una crisi economica senza precedenti e, dall’altro, ad approfittare di una opposizione debole, destrutturata e fratturata che difficilmente sará in grado di organizzarsi per l’imminente appuntamento elettorale. L’opposizione dal canto suo non ha ancora assunto una posizione ufficiale sulla partecipazione alle elezioni. Di fronte ad un processo elettorale che non rispetta le condizioni basiche per votazioni democratiche, l’opposizione si trova di fronte ad un dilemma: non partecipare, chiamando all’astensione come meccanismo di protesta verso un Governo chiaramente antidemocratico, o partecipare, prendendo parte al processo sotto protesta con la speranza di generare un impeto tale in favore dell’opposizione che il Governo difficilmente potrá occultare.

Questo secondo scenario, tuttavia, potrebbe rivelarsi disastroso nel caso di un opposizione incapace di unificare il discontento popolare attorno ad un solo candidato. La situazione attuale dell’opposizione venezuelana non lascia presagire nulla di buono: la scelta nel luglio 2017 della Mesa de la Unidad Democrática (MUD), principale coalizione di partiti oppositori, di sedersi al tavolo di dialogo con il Governo nonostante gli oltre 100 morti nel corso delle proteste di inizio anno, divisioni e personalismi interni hanno minato fortemente la credibilitá dell’opposizione di fronte all’elettorato venezuelano. Inoltre, i principali leader dell’opposizione, Henrique Capriles Randoski (PJ), Leopoldo López (VP), Freddy Guevara (VP) e Antonio Ledezma (Alianza Bravo Pueblo), sono inabilitati politicamente per i prossimi 15 anni con imputazioni che, denuncia l’opposizione, hanno motivazioni politiche.

Alle difficoltá interne e ai processi giudiziari, si aggiunge l’obbligo stabilito dal CNE, su richiesta di Maduro, di rinnovare le nomine per i partiti dell’opposizione che per protesta non parteciparono alle elezioni municipali del passato 10 dicembre. Dei cinque partiti esclusi, solo Acción Democrática (AD), Mesa de la Unidad Democrática (MUD) e Primero Justicia (PJ) hanno chiesto di partecipare al processo di rinnovo; nonostante ció il Tribunale Supremo di Giustizia (TSJ) ha dettato l’esclusione della MUD in virtù della legge che vieta la doppia militanza ai cittadini. Tra i leader dell’opposizione preferiti dall’opinione pubblica, tra coloro che non sono inabilitati, spiccano i nomi di Henry Falcon (Avanzada Progresista) e Henry Ramos (AC).

Sotto questi auspici e con il fallimento della negoziazione in Repubblica Dominicana, risulta evidente che le elezioni di aprile non saranno né libere né trasparenti: la chiamata alle urne è stata respinta da organismi internazionali come il Gruppo di Lima e l’Organizzazione degli Stati americani (OEA), i quali hanno indicato che il processo senza osservazione internazionale ed il rinnovo totale del CNE lasciano il Paese nella medesima situazione.

Il Parlamento europeo il 7 febbraio ha approvato una risoluzione per indicare che riconosceranno solo un processo elettorale per il quale esista un ‘calendario attuabile’, mentre gli Stati Uniti hanno promesso, attraverso un comunicato della portavoce del Dipartimento di Stato, Heather Nauert, di continuare ad esercitare pressione sul regime al fine ripristinare l’integritá della Costituzione venezuelana. «È deplorevole che il regime di Maduro non abbia il coraggio di partecipare alle elezioni a parità di condizioni», ha aggiunto Nauert.

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