mercoledì, Settembre 22

Dal Vaticano II alla Nuova Evangelizzazione Intervista a don Francesco Cosentino, a 50 anni dalla chiusura del Vaticano II

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Quanto è importante ricordare che la Nuova Evangelizzazione è uno dei frutti del Concilio Vaticano II?

In maniera più chiara che in passato, il Vaticano II ha affermato che la Chiesa per sua natura è essenzialmente missionaria, quindi, evangelizzare è il suo compito principale. Quando il Concilio ci invita ad aprirci e a dialogare con il mondo, con la cultura, con le scienze umane e naturali, con le altre confessioni religiose, la Chiesa inizia ad uscire dal proprio recinto, assumendo così una funzione veramente evangelizzatrice: in ciò consiste l’ansia pastorale di Papa Francesco. Le prime parole della ‘Gaudium et Spes’ sono: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo». Papa Francesco invita la Chiesa a essere un ospedale da campo in mezzo agli uomini, a raccoglierne le ferite esistenziali, le domande e i sussulti spirituali, prima ancora di ogni annuncio dottrinale o morale. Il pronto soccorso è la cosa fondamentale, poi verrà tutto il resto.

 

Mi fa venire in mente la ‘vocazione terapeutica’ del buddhismo e il suo carattere di urgenza: la parabola della freccia avvelenata proposta dal Buddha ai suoi discepoli coincide perfettamente con quanto ha detto.

Certo, c’è una riscoperta della semplicità. Una semplicità che non è mai banale, ma che consiste in un ritorno alle origini.

 

Troppe persone affermano di essere cristiane o di non credere, senza conoscere nulla del messaggio di Gesù: in relazione a ciò, come ha agito il Concilio Vaticano II e quali strumenti intende impiegare la Nuova Evangelizzazione?

Il Vaticano II ha incoraggiato i laici a uscire da una situazione di minorità per diventare protagonisti della fede e dell’annuncio; da tutto ciò sono nati numerosi cammini anche di approfondimento, che hanno trasformato completamente il volto del laicato: la nuova evangelizzazione deve aiutare questo processo, che in realtà si è un po’ arrestato. Quando nella ‘Evangelii Gaudium’ Papa Francesco scrive che la maggior parte dei cristiani sono fedeli laici e la gerarchia è una minoranza che deve porsi al servizio del popolo di Dio, desidera sollecitare la Chiesa a un confronto diretto anche con i non credenti. Potrei fare numerosi esempi: presso l’Università Gregoriana dove insegno, ogni anno si stabilisce un tema che viene sviluppato da diverse angolature lungo un ciclo di incontri. La sala è puntualmente piena e non è detto che siano laici praticanti coloro che vi partecipano. Tutto ciò avviene anche in alcune parrocchie; persone lontane dalla Chiesa rimangono affascinate, iniziano a porsi domande diverse e a criticare, ma in maniera costruttiva, nel dialogo.

 

Nel 1975, nella ‘Evangelii Nuntiandi’, Paolo VI parla di un nuovo modo di evangelizzare, che non può non passare anche attraverso una nuova evangelizzazione della Chiesa stessa, partendo proprio dal suo interno. In questa prospettiva, quali sono le sfide più urgenti?

Henri de Lubac, uno dei protagonisti del Vaticano II, affermò che il mistero di Dio ci sfugge sempre, e sempre occorre riscoprirlo brancolando nel buio; ritornare al Vangelo è un obbligo per tutti noi. Benedetto XVI ha parlato spesso del bisogno di far pulizia nella Chiesa e Papa Francesco continua a ribadirlo, sollecitando una conversione che parta proprio dall’interno. Le sfide in questi termini sono molte, ma principalmente bisogna fare i conti con la credibilità: Paolo VI disse che il mondo ha bisogno di testimoni. Che modello di Chiesa offriamo al mondo? Gesù nel Vangelo dice: ‘Là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore’. Se noi mostriamo al mondo che il nostro tesoro è altrove, nel successo, nel potere e nell’approvazione politica, chi ci circonda non può ritenerci credibili. Dobbiamo mostrare, con la nostra vita, che la mitezza, la povertà, la libertà interiore e la misericordia sono il nostro tesoro e la nostra via.

 

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