venerdì, Luglio 30

Dal Vaticano II alla Nuova Evangelizzazione Intervista a don Francesco Cosentino, a 50 anni dalla chiusura del Vaticano II

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«Un fiore spontaneo di una primavera inattesa»: così san Giovanni XXIII amava definire il Concilio Vaticano II; fu un’ispirazione improvvisa, un’intuizione profetica destinata fin da subito a suscitare in tutto il mondo enormi attese e grandi speranze. Definire più precisamente il concetto di Chiesa; rendere fecondo il risveglio delle sue immense forze spirituali e morali; promuovere l’unità tra i cristiani: tanti gli obiettivi da raggiungere, ma su tutti, uno in particolare illuminò i passi di Papa Roncalli e del beato Paolo VIIl Vaticano II pose il mistero dell’uomo al centro della sua riflessione. I vescovi che da ogni angolo del pianeta giunsero a Roma erano il simbolo di esperienze e istanze diverse. Quando il 7 dicembre del 1965 calò il sipario sul Concilio, fu l’alba di un nuovo cammino per la Chiesa di Cristo. «Cari fratelli e sorelle, ho pensato spesso a come la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di essere testimone della misericordia. È un cammino che inizia con una conversione spirituale; e dobbiamo fare questo cammino»: sono le parole di Papa Francesco un attimo primo di annunciare il Giubileo straordinario. «Tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo»: è una delle frasi dell’Esortazione Apostolica ‘Evangelii Gaudium’ che meglio esprime tutto il potenziale della Nuova Evangelizzazione e dell’urgenza di ricaricare di nuovi significati parole come salvezza, vita eterna, misericordia e perdono. Ne è convinto anche don Francesco Cosentino, docente di teologia fondamentale alla Pontificia Università Gregoriana. L’annuncio è nuovo ma il messaggio è lo stesso: forse il cuore della Nuova Evangelizzazione sta in una comprensione ormai matura del significato più autentico del Vangelo?

È sempre in agguato il rischio che questa espressione diventi solo un vuoto slogan. Certo, il messaggio è sempre lo stesso, perché il Vangelo è la persona stessa di Gesù, che ci introduce nella comunione con il Padre, trasformando la vita di ognuno; proprio quando affermiamo ciò, diciamo anche che il messaggio non è mai sempre lo stesso. Non dimentichiamo che parliamo di una persona, di una relazione con una persona vivente, quindi, il messaggio è di volta in volta sempre nuovo, costantemente attuale. Papa Francesco ha chiarito con forza che la dottrina cristiana non è un insieme di teorie o di verità cui credere, ma è la carne del Verbo: se è carne è un organismo vivente. Il messaggio è sempre lo stesso e contemporaneamente sempre nuovo. È un vero peccato che a qualcuno sfugga che oggi stiamo vivendo una stagione avvincente grazie alla guida di un Pontefice che oltre ad essere un pastore attento e premuroso verso il popolo di Dio, è anche un profeta: il profeta non è chi predice il futuro, ma chi sa orientare la storia verso la prospettiva di Dio. Papa Francesco sta individuando per la Chiesa nuovi sentieri. Ci invita ad impegnarci a trovare linguaggi diversi, a declinare in maniera nuova alcune parole chiave del cristianesimo. Cosa vuol dire oggi essere salvati, vita eterna, misericordia? Senza dubbio, parole da riempire di nuovi significati. Dobbiamo avere il coraggio di osare, senza paura di aprirci a sentieri ancora inesplorati.

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