martedì, Settembre 28

Dal tumulto dei Ciompi alla mobilitazione per la GKN Grande partecipazione popolare alla Festa della Fiom sull’Arno a Firenze - Intrigante dialogo tra Maurizio Landini e lo storico Alessandro Barbero - “In questo paese non può passare l’idea che si possa licenziare e chiudere una fabbrica dalla sera alla mattina “ così il Segretario della CGIL- “Insorgiamo “ è lo slogan dei 442 licenziati dalla società finanziaria inglese, contro le delocalizzazioni e la chiusura dell’azienda - Solidarietà allo storico Tomaso Montanari dopo gli attacchi delle destre

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A Firenze, in riva all’Arno, tra il fiume e le antiche mura medievali che conducono alla Porta di S.Frediano, uno dei quartieri più popolari della città e  anche più cool, secondo le riviste internazionali, son tornate  a sventolare le bandiere rosse, una accanto all’altra,  seguendo  una coreografia che  sembrava rimandare ad altri  tempi.  No, non erano quelle di partito, o delle Feste de l’Unità ( giornale scomparso da tempo), bensì quelle della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici della CGIL, che per quattro giorni ( dal 1 al 4 settembre) ha tenuto al Circolo Rondinella la sua Festa:  tanta gente a cena ,al riparo degli alberi, un servizio  di volontariato inappuntabile ( non solo di operai ma di lavoratori solidali) una sana allegria da sagra popolare. Insomma, si è respirata tanta voglia di partecipazione in quelle serate al chiaro di luna.

A cosa? Ad una serie di incontri e dibattiti che hanno toccato i temi sui quali il sindacato è particolarmente combattivo in questi  strani giorni  di fine estate: sì perché la Festa non è solo divertimento, voglia di ritrovarsi, di stare insieme fra ‘compagni’, come dicono qui, ma soprattutto di discutere,  approfondire,  mobilitarsi perché la situazione generale non induce all’ottimismo. “E non è tutta colpa della pandemia , sia chiaro,” dicono gli organizzatori, i quali hanno preparato per gli ospiti un ampio e singolare menù di temi e riflessioni da fare: dal tumulto dei Ciompi alle grandi lotte sindacali di oggi, dalla pandemia a nuove esperienze di solidarietà, dal rapporto tra cultura  lavoro  città e qualità della vita, all’attualità dell’antifascismo. Prendiamo  ad esempio, il primo e più curioso  dei dibattiti ( Dal tumulto dei Ciompi alle mobilitazioni di oggi: siamo ancora nel Medioevo?) tenutosi, in quanto “evento speciale”  nella vicina piazza del Carmine, davanti alla Chiesa  che custodisce nella Cappella Brancacci uno dei  capolavori di quel giovane scapigliatoMasaccioche “rivoluzionò” l’arte del suo tempo, segnando il passaggio dal gotico al naturalismo rinascimentale  (prima metà del ‘400),  e che nei secoli  ha subito censure e ripristini: ovvero, la Cacciata dei progenitori ( Adamo ed Eva),  raffigurati nella loro cruda nudità. Ebbene qui, al cospetto di tanta storia dell’arte e del costume, lo storico Alessandro Barbero e il leader della CGIL Maurizio Landini, hanno dialogato sul tema apparentemente provocatorio per capire se esiste un legame e quale insegnamento si può trarre da quella lontana esperienza e quelle in corso oggi in difesa del diritto al lavoro?

Ebbene, quel tumulto (19 luglio 1378), scoppiato in una grande e importante città  europea qual’ era allora Firenze, oltre 100 abitanti pur se decimata dalla terribile pestilenza del 1348, ebbe per protagonisti – tra i primi in Europa –  gli operai della lana,  scardassieri, salariati addetti alla pettinatura e cardatura, gli ultimi della catena produttiva i quali,  fintanto che si posero l’obbiettivo di salire qualche gradino nella scala sociale e politica,  riuscirono a promuovere  un efficace sistema di alleanze con altre categorie e ceti sociali;  poi, quando la lotta si trasformò in violenta  rivolta (impiccagione del Bargello  e chiusura dei nobili nel palazzo) portando  al potere   un semplice scardassiere (Michele di Lando), al momentaneo trionfo delle Arti minori, seguì  una fase di riflusso che negli  anni successivi ebbe come sbocco  un regime  che, dal 1382 in poi vedrà il potere ben saldo nelle mani di una ristretta  oligarchia di patrizi e banchieri. Se quella fu una lotta per il riconoscimento del  ruolo sociale  della categoria lavorativa più umiliata( i Ciompi, appunto), oggi vi è il problema,  sollevato anche da Papa Francesco, della centralità e dignità del lavoro,  calpestata e umiliata dai comportamenti  delle multinazionali e delle società finanziarie, per le quali i lavoratori  non sono persone ma solo numeri  da cancellare a proprio piacimento. Il caso più  grave ed emblematico di questi comportamenti sempre più diffusi, è quello della GKN, l’azienda dell’area fiorentina (nel Comune di Campi Bisenzio) che produce semiassi per l’industria automobilistica. Ebbene, il 9 luglio scorso i 442 lavoratori della GKN (e di conseguenza quelli dell’indotto), si sono visti recapitare per email  la notifica del  loro licenziamento in tronco, da parte del fondo  finanziario, l’inglese Melrose, che annunciava la chiusura del grande stabilimento. Non perché  fosse in crisi. No, per delocalizzare il lavoro in Paesi dove il costo del salario è minimo,  si da accrescere profitti e dividendi.  Il caso non è unico, altre aziende  in Italia hanno attuato il licenziamento dei dipendenti non appena il governo ha posto fine al blocco. Diversamente da quanto avvenuto altrove, attorno ai lavoratori in lotta della GKN che dal 9 luglio presidiano la fabbrica,  si è sviluppata un ‘ondata di grande solidarietà, che coinvolge i lavoratori di altre aziende ( tra queste anche quelli del Centro Commerciale i Gigli), delle istituzioni  (Comuni e Regione), di varie associazioni solidaristiche., semplici cittadini. D’altronde, gli operai e le operaie della Gkn  per giorni e giorni hanno portato la loro protesta in vari luoghi della città, nella sede della Regione, della Prefettura, alla Stazione di SM Novella, nelle piazze e nelle strade di Firenze. ‘Insorgiamo’ è il loro slogan, che è anche un invito ad unirsi in questa loro lotta che nasce dalla  convinzione che intorno alla salvaguardia della Gkn si sta disputando una partita decisiva,  non solo per il futuro dello stabilimento ma anche per porre un freno allo strapotere delle multinazionali e  delle finanziarie. E per riaffermare la dignità del lavoro, elemento che la Costituzione pone a fondamento della vita sociale del nostro paese. E’ anche per il valore di questa lotta, che attorno alla GKN si sono mobilitati singoli cittadini, gente dello spettacolo e della cultura, lavoratori di altre aziende e rappresentanti delle istituzioni. Che la lotta sia dura è dimostrato dall’atteggiamento sprezzante della proprietà che finora non ha fatto alcun passo indietro: che per i lavoratori vuol dire innanzitutto ritiro dei licenziamenti. Non deve passare in questo paese l’idea che si possa licenziare e chiudere una fabbrica dalla sera alla mattina,  affermaLandini. Le richieste dei lavoratori riuniti in assemblea permanente sono fissate in un documento redatto da un gruppo di giuslavoristi:  Delocalizzare un’azienda in buona salute vi si afferma – trasferirne la produzione all’estero al solo scopo di aumentare il profitto degli azionisti, non costituisce libero esercizio dell’iniziativa economica privata, ma un atto in contrasto con il diritto al lavoro, tutelato dall’art. 4 della Costituzione. Ciò è tanto meno accettabile se avviene da parte di un’impresa che abbia fruito di interventi pubblici finalizzati alla ristrutturazione o riorganizzazione dell’impresa o al mantenimento dei livelli occupazionali. Lo Stato, in adempimento al suo obbligo di garantire l’uguaglianza sostanziale dei lavoratori e delle lavoratrici e proteggerne la dignità, ha il mandato costituzionale di intervenire per arginare tentativi di abuso della libertà economica privata ( il documento cita l’ art. 41, Costituzione secondo il quale   l’iniziativa economica privata è libera. Ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana).
Alla luce di questo, i licenziamenti annunciati da GKN – si afferma ancora nel documento si pongono già oggi fuori dall’ordinamento e in contrasto con l’ordine costituzionale e con la nozione di lavoro e di iniziativa economica delineati dalla Costituzione.

Dal governo i sindacati si attendono perciò una proposta  di legge sulle delocalizzazioni, che ancora non c’è. Alcuni lavoratori che hanno subito in passato, per gli stessi motivi, il licenziamento in tronco, hanno portato la loro solidarietà a quelli della Gkn. Secondo uno dei 318 licenziati della Bekaert (un terzo ricollocati altrove) non basta il ritiro dei licenziamenti, occorre da parte del governo una politica di reindustrializzazione secondo parametri di sostenibilità, cosa che non può essere fatta in un giorno.  

Nessuna legge sulle nostre teste, ma una legge che sia scritta con le nostre teste. Siamo pronti a presentare il testo di legge, ad arricchirlo sui cancelli di ogni azienda, a sostenerlo nelle piazze. E’ questa la linea del fronte indicata dai lavoratori della Gkn. I quali  preannunziano la loro presenza  al Tribunale di Firenze il 9 settembre, prossimo ove si svolgerà la causa promossa dal segretario della Fiom Daniele Calosi,  contro l’azienda per comportamento  antisindacale. E intanto, per il 18  tutta la città è chiamata alla mobilitazione sotto lo slogan “Insorgiamo”.  Dunque, la lotta continua.

Da quella piazza del Carmine,  su richiesta del segretario  nazionale della CGIL  è scattato anche un applauso di solidarietà con  lo storico dell’arte Tomaso Montanari,oggetto di violenti attacchi  della destra italiana e richieste di dimissioni dall’incarico di Rettore della scuola per stranieri presso l’ Università di Siena,  per aver ribadito la sua ferma contrarietà  alla istituzione – avvenuta nel 2004  della Giornata del Ricordo (  Foibe, 2 febbraio) a ridosso e in evidente opposizione a quella della Memoria (Shoah, 27 gennaio) che non sono comparabili.  In tale operazione  Montanari  ravvisa   l’intento di contrastare l’epopea antifascista (25 aprile ) su cui si fonda la Repubblica. Il suo  è un fermo invito a dire No al disegno di legge ( giacente al Senato) con il quale verrebbe considerato reato il negazionismo delle Foibe. Insomma, un forte richiamo il suo ai valori dell’antifascismo. La sera successiva proprio Montanari è stato tra i protagonisti  del dibattito su “Firenze: un bene pubblico d’arte, lavoro e cultura” al quale hanno preso parte il segretario Fiom Daniele Calosi, l’attrice Daniela Morozzi e don Andrea Bigalli ( Libera). Rassicurati i presenti che non si dimetterà da Rettore(L’Università italiana è doppiamente antifascista  per la sua natura libera e umana e per la sua adesione incondizionata alla Costituzione), lo studioso è intervenuto su un tema a lui particolarmente sentito: il destino delle città d’arte e, in questo caso, di Firenze.  Il “modello” che si sta delineando e che sembra ricalcare Venezia, non va….. in quanto mostra l’idea di una città  subordinata agli interessi  delle immobiliari italiane e straniere che stanno realizzando resort, studentati di lusso, grandi alberghi  o che favorisce  (fenomeno in atto ormai da anni) l’abbandono del centro storico e dei quartieri popolari da parte dei residenti e delle attività lavorative artigianali,  artistiche, mercantili, mentre proliferano i B&B. E’ chiaro che lo sfruttamento intensivo e brutale del suo patrimonio   artistico,  non risponde agli interessi dei suoi residenti,  ma solo di  alcune categorie, mettendo in crisi l’idea stessa di città come bene pubblico, riducendo  lo stesso immenso patrimonio  artistico  lasciatoci in eredità dalle botteghe e dai grandi artisti del passato, a bene “ estrattivo” da sfruttare  ( assurdo pensare ad un biglietto  di 45 euro per visitare il corridoio Vasariano quando riaprirà: chi ci  potrà andare?), o ad una teleferica che unisca il costruendo   albergo sulla Costa S.Giorgio al Giardino di Boboli. Per chi, per gli ospiti dell’hotel svizzero? No, Firenze deve tornare a produrre beni utili e cultura (se vuol tenere il passo con il suo passato) e soprattutto deve porre fine allo spopolamento del centro storico ( come a Venezia appunto) evitando di trasformarsi in una disneyland  artistica  o in supermarket di paccottiglie. Il senso del dibattito è stato più o meno questo, al quale l’attrice di varie fiction, Daniela Morozzi,  pur apprezzando il fatto che durante la pandemia  si sono scoperte nuove solidarietà e che oggi, anche il mondo dello spettacolo  è tornato a   fare i primi passi,  la sua sensazione è quella di  una “frenesia senza visione”, di una ripresa sfilacciata e frammentata, per cui occorrerebbe  ripensare anche il modello artistico e culturale offerto dalla città che non può più essere quello del passato pre-pandemico. A quando un coinvolgimento dei cittadini su questi temi? In questi quattro giorni, conclusi con la presenza ed il pieno sostegno ai lavoratori della Gkn, sono emerse tante idee critiche sul presente e  anche tanta voglia  di cambiamento. Che stia riaffermandosi  un ‘idea di  sinistra?

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