martedì, ottobre 23

Dal Quirinale segnali precisi, ma la politica… La politica politicante pensa ad altro: PD e rebus da risolvere; centrodestra rischia di pachidermizzarsi

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Non si può che cominciare dal messaggio del Presidente della Repubblica. Intervento sobrio, misurato, quello di Sergio Mattarella; tra i messaggi di fine (e inizio) anno andrà annoverato tra i più brevi e insieme i più densi, meno retorici eppur evocativi, centellinato e cesellato con la precisione dell’esperto farmacista quando prepara le sue pozioni.

Conciso perchè consapevole che pochi, essenziali concetti bisogna esprimere. Serio, pacato, senza concessione alla retorica, perchè consapevole che non si gradiscono roboanti e inconcludenti esternazioni. Ben attento a pesare le parole perché consapevole di un uditorio di persone ad un tempo ricche di potenzialità umane e civili, ma anche insofferente di vane promesse, che vuole si dica (e si operi) all’insegna del ‘pane al pane, vino al vino’. Infine, accorto e sensibile agli obblighi e ai ‘doveri’ imposti dal suo rango: a due mesi da importanti elezioni politiche non poteva non sottolineare l’importanza della scadenza; al tempo stesso non poteva (e doveva), evocando temi e questioni aperte, dare l’impressione di voler dettare un’agenda politica al prossimo Presidente del Consiglio. Così ecco alla fine un discorso pieno dicose‘, al tempo stesso inattaccabile e ineccepibile sotto ogni profilo: costituzionale, politico, civile, umano.

Il parallelo con la generazione dei diciottenni mandati a combattere sul Piave cent’anni fa: immagine suggestiva per ricordare da una parte la fortuna di chi non conosce quei dolorosissimi momenti; ma anche che diritti e conquiste hanno avuto i loro altissimi dazi, non sono automaticamente acquisiti per sempre, vanno quotidianamente difesi e consolidati. Il lavoro: massima priorità, per giovani e non solo per loro. Crescita e sviluppo, ritrovata fiducia nelle proprie capacità sono garanzie per l’intero Paese; e al tempo stesso, al di là  delle ‘materiali’ garanzie, sono l’argine migliore e più efficace alle spinte demagogiche e populistiche che rischiano di prevalere e dilagare con devastanti effetti.

Il moderato, cauto ottimismo circa i risultati finora conseguiti lasciano inoltre trasparire la preferenza a future soluzioni di Governo all’insegna di una stabile continuità. Mattarella insomma, pur restando fedele al suo ruolo di garante rispettoso delle regole del gioco costituzionale, invita a riflettere sui tempi che viviamo: che richiedono condivisione fruttuosa e non contrapposi ne sterile. Non unanimismo confuso, ma unione consapevole nel pieno rispetto delle autonomie e delle diversità. Non è azzardato ricavarne che Mattarella si augura che una figura non divisiva marotondacome Paolo Gentiloni possa guidare il futuro Esecutivo.

Fin qui, la ‘nobiltà’ degli auspici del Quirinale; ora la realtà di una situazione politica che non si vuole definirepollaio‘, ma che ne ha tutta l’aria. Il centro-sinistra appare un magma tutto preso da sondaggi unanimemente in negativo, con un leader (Matteo Renzi) che ostenta ottimismo ma che nelle classiche di gradimento segna solo deimeno‘; una squadra che stenta a decollare: comprensibile, man mano che ci si avvicina allo show-down del 4 marzo tutti si preoccupano del loro seggio e della candidatura ed elezione del propri ‘cari’.

Renzi, poi, deve sbrogliare diverse matasse: garantirsi una nutrita pattuglia di fedeli, spesso anche ingombranti (Maria Elena Boschi in primis); addobbarli con spruzzate di società civile (e vai a trovarli); augurassi che l’armata Brancaleone costituita da pezzi di socialisti, verdi, prodiani, Italia dei Valori e altri rimasugli, possano costituire un argine al partito di Piero Grasso, Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema, la cui ambizione è un risultato a doppia cifra (a scapito, ovviamente, soprattutto del PD); poi la ‘sirenadell’astensionismo, che fa breccia sopratutto tra i giovani delusi e frustrati; la concorrenza del movimento di Beppe Grillo: nonostante le pessime prove date nel governo di Roma, e i funambolismi di Luigi Di Maio ancora conserva una capacità attrattiva che gli avversari non sanno contrastare. Infine: ultima tegola: la piccola coalizione guidata da Emma Bonino (e che comprende un maestro nel cambio delle casacche come Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi) hanno deciso dicorrerecon una lista non apparentata con il PD: che a loro giudizio non ha fornito sufficienti garanzie e non ha modificato la legge elettorale per consentire loro di “correre” con pari dignità. Gli osservatori più smaliziati ritengono tutto si risolva in un ‘chiagni e fotti’: nel senso che la minaccia di sottrarre un 2-3 per cento di voti (a questo punto preziosissimo, per Renzi) induca il PD a candidare in collegi forti tre o quattro esponenti boniniani; e la cosa ha una sua logica. Però vai a convincere chi su quei seggi ha già ipotecato un pesante diritto di prelazione, a rinunciarvi.
Insomma, nel campo PD una quantità di rebus ancora da risolvere.

Più semplici le cose nel centro-destra. Le ‘polemicheche oppongono Silvio Berlusconi a Matteo Salvini sono tattica. Alla fine prevarrà il ‘buon senso’ spartitorio di collegi e posti di potere, confortati da un trend elettorale tutto in positivo. Saranno ancora tanti coloro che cercheranno di correre in soccorso al vincitore. Il centro destra semmai avrà il problemacomune al movimento di Beppe Grillo di gonfiarsi troppo, e cosi, se il termine è consentito, di pachidermizzarsi. Ne parleremo.

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