martedì, Novembre 30

Dal libro al cibo image

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Libro, cibo per la mente

Cosa è cultura oggi? La cultura è un termine che secondo l’Enciclopedia Treccani è: «L’insieme delle cognizioni intellettuali che, acquisite attraverso lo studio, la lettura, l’esperienza, l’influenza dell’ambiente e rielaborate in modo soggettivo e autonomo, diventano elemento costitutivo della personalità, contribuendo ad arricchire lo spirito, a sviluppare o migliorare le facoltà individuali, specialmente la capacità di giudizio».

Nel terzo millennio, quello nel quale ci troviamo, com’è cambiato il modo di fare cultura?

Bisogna chiarire che con essa si intendono una molteplicità di fattori che ne determinano le varie sfaccettature, a partire dalle industrie culturali, a quelle creative, passando per il patrimonio storico ed architettonico, performing arts ed arti visive. (tratto dal rapporto RAPPORTO SULLA CULTURA DEL 2013 – UNIONCAMERE) Le industrie culturali si interessano della produzione delle attività culturali comprendendo la cinematografia, la televisione, l’editoria e l’industria musicale, mentre le industrie creative che oltre alle attività creative si occupano di architettura, la comunicazione, le attività del made in Italy, l’enogastronomia. Il patrimonio artistico-architettonico comprende quella serie di siti ad alta concentrazione culturale come musei, biblioteche, archivi, monumenti eccetera, mentre nelle performing arts e arti visive cui appartengono quelle attività con eventi dal vivo che possono essere fruiti con la partecipazione diretta.

In tempi passati sembrava esserci una distinzione tra la cultura gestita dalle industrie culturali e quella prodotta dalle industrie creative, specie per quanto riguarda il settore gastronomico, confinato per decenni in sagre e feste territoriali, nel quale l’unico connubio poteva essere rappresentato dalla Festa de l’Unità, unica nel suo genere politico-gastronomico.

A partire dagli anni ottanta il trionfo del made in Italy  nel campo della moda, ha ampliato i confini del mondo culturale abbattendo le paratie che ne determinavano i compartimenti stagni, allargando e rivalutando il concetto della produzione italiana a svariati campi tra i quali quelli enogastronomici grazie anche al rinnovato apprezzamento della dieta mediterranea.

Solo dal duemila si è iniziato timidamente ad accostare libri e cibo in qualche manifestazione, dapprima con qualche riserva, per poi giungere ai giorni nostri con l’offerta di una cultura che passa anche dal cibo, specie se di prodotti del territorio nel quale si svolge la manifestazione.

Tra i molteplici appuntamenti culturali che si svolgono in Italia ce n’è  uno in particolare, divenuto impedibile per chi ama l’immersione nei libri, reading ed incontri ed è quello del Caffeina Festival che si svolge a Viterbo e giunto alla sua ottava edizione. L’evento atteso dagli affezionati e sempre più numerosi fruitori avviene tra l’ultima settimana di giugno e la prima di luglio, nel quale oltre alle presentazioni di libri e convegni a tema, mostre d’arte, da qualche anno associa lo Slow Food Italia con oltre cento appuntamenti dedicati a ‘L’Agricoltura familiare nel villaggio globale’, che dimostra come sia possibile l’interazione tra due modelli di cultura considerati antitetici per molto tempo. Questa associazione permette di espandere il concetto di cultura partendo dalle forme più raffinate come la scrittura per giungere a quello della conoscenza dei prodotti alimentari che fanno parte del nostro bisogno primario di nutrimento, inoltrandosi nell’arte antica della produzione, trasformazione degli alimenti, nel quale sono presenti i laboratori enogastronomici per i bambini affinché anche loro possano avere le mani in pasta nella conoscenza dei prodotti che fanno parte della cultura del nostro paese.

Fare cultura in questo modo permette alle piccole e medie imprese di poter essere presenti sul mercato presentando i prodotti in un contesto dove la degustazione trova un pubblico attento a conoscere ed apprezzare il lavoro di chi opera in questo settore, ottenendo così il giusto riconoscimento.

C’è di più, ad aprile del 2014 è stato inaugurato a Firenze uno store Feltrinelli con l’insegna RED ovvero Red Eat Dream, unendo in modo tangibile cultura e gastronomia, in pratica un ristorante in una libreria, con l’obiettivo di garantire il legame tra ristorazione e cultura, i cibi e i produttori toscani. Il locale con una superficie di vendita di 700 metri quadrati, offre un vasto assortimento tra libri e affini unitamente al ristorante da 70 coperti, impiegando 32 persone delle quali 14 per la libreria e 18 per il ristorante. 

Questo sottolinea la stretta interconnessione tra libri e cultura, del resto era cosa già nota, anche se strettamente domiciliare, quanti hanno letto libri mangiucchiando qualcosa lasciando qualche traccia sulle pagine avidamente assaporate insieme al bocconcino? Per non parlare della fiorente corrente letteraria sulla gastronomia, divenuta anche tormentone televisivo con il fiorire di programmi all’insegna del cibo che sta dilagando in questi anni.

Sempre più spesso può capitare di imbattersi in una presentazione editoriale con assaggio enogastronomico, segno evidente di questo connubio nonché della sponsorizzazione che supporta quegli eventi che altrimenti non potrebbero essere realizzati.

C’è fermento per quanto riguarda l’Expo 2015 di Milano il cui slogan recita ‘Nutrire il pianeta energia per la vita’ e quale nutrimento migliore che mettere insieme cibo e cultura? Ci hanno pensato i Nomadi di Parole un collettivo di artisti, lettori che hanno proposto ‘On the read’ un libro sulla strada, portando in scena i libri durante l’Expo 2015 il cui tema sarà l’alimentazione come quello dell’Esposizione Universale.

La relazione tra cibo e arte è una questione molto antica, la filosofia da Platone a Nietzsche ha sempre fatto i conti con il cibo, inteso sia come bisogno primario del corpo, sia come metafora di ciò che nutre l’umanità. Le ricette sono in cucina ciò che per Platone in filosofia erano le idee. Del resto il cibo è stato rappresentato nel mondo dell’arte in tutte le epoche, solo successivamente l’arte è entrata nel cibo come supporto, circolando in ambito culturale l’idea che fare-cibo possa essere considerata una modalità del fare arte.

Interessante a tal proposito l’articolo di Andrea Taglialapietra sul ‘Giornale di confine.net, dal titolo ‘La gola del filosofo – Il mangiare come metafora del pensare’ con simpatici aneddoti sui filosofi e le loro degustazioni alimentari. ( )

Smentendo ormai di rito la frase ‘Con la cultura non si mangia’ pronunciata da Giulio Tremonti in occasione del varo della legge finanziaria del 2010, divenuta un must ovvero il termine di paragone per indicare l’opposto di ciò che può avvenire nella realtà, si può constatare che operando bene nel sistema produttivo culturale si possono raggiungere effetti sull’economia in termini di occupazione e di valore aggiunto prodotto.

 

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