martedì, Settembre 21

Dal giornale senza giornalisti a tutto il resto Il futuro è già oggi: hanno vinto i robot. E noi abbiamo affittato il cervello

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E arriviamo fatalmente al villaggio globale. La definizione è stata geniale, tanto da rappresentare con grande intuizione quello che da tempo è il nuovo mondo. La prima volta Marshall McLuhan, sociologo canadese e studioso delle comunicazioni di massa, ne parlò nel 1962, in un suo libro: ‘The Gutenberg Galaxy: the Making of Typographic Man‘ (la galassia Gutenberg: nascita dell’uomo tipografico). Una maniera, anche vagamente romantica, per definire un mondo piccolo (villaggio, appunto) all’interno del quale si annullano le distanze fisiche e culturali e dove stili di vita, tradizioni, lingue, etnie sono rese sempre più internazionali. In una parola: la globalizzazione. Un concetto che ampliò sei anni dopo in ‘War and Peace in the Global Village‘, spiegando in maniera più dettagliata gli effetti della comunicazione sia sulla società che sul comportamento degli individui. E già allora parlò di ‘veicolazione della notizia’ con la celebre tesi secondo cui ‘il medium è il messaggio’. Spiegava: «Una volta che abbiamo consegnato i nostri sensi e i nostri sistemi nervosi alle manipolazioni di coloro che cercano di trarre profitti prendendo in affitto i nostri occhi, le orecchie e i nervi, in realtà non abbiamo più diritti. Cedere occhi, orecchie e nervi a interessi commerciali è come consegnare il linguaggio comune a un’azienda privata o dare in monopolio a una società l’atmosfera terrestre». Pensateci, perché questo è già oggi.

Nella Galassia Gutenberg, McLuhan sottolineava per primo l’importanza dei mass media nella storia umana, ricordando che con l’avvento della stampa a caratteri mobili (1455) si compie definitivamente il passaggio dalla cultura orale alla cultura alfabetica (‘nascita dell’uomo tipografico’). Alla base del pensiero di McLuhan prevale in definitiva l’idea che la struttura mentale delle persone (e dunque la cultura) sia influenzata dal tipo di tecnologia a disposizione della società. E spiega come la stampa abbia avuto un eccezionale impatto nella storia occidentale, veicolando la riforma protestante, il razionalismo e l’illuminismo e originando il nazionalismo, l’industrialismo, la produzione di massa, l’alfabetismo e l’istruzione universale. Ogni nuova tecnologia esercita su di noi una lusinga molto potente, tramite la quale ci ipnotizza in uno stato di narcisistico torpore. Che dire? Ormai ci siamo.

Potrei concludere con un pensiero serio di Alexander Graham Bell («Una buona regola di vita è avere sempre il cuore un po’ più tenero della testa») ma preferisco adeguarmi e stare al gioco. Ricordate: se dovete occultare un cadavere, mettetelo nella casella ‘altri’. Perché  «la vera forza di Facebook è di essere riuscito a farci credere che le nostre vite sono così interessanti da volerle raccontare agli altri». Rassegnatevi: siamo tutti cloni.

 

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