mercoledì, Settembre 22

Dal giornale senza giornalisti a tutto il resto Il futuro è già oggi: hanno vinto i robot. E noi abbiamo affittato il cervello

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Cosa è rimasto, dunque, di umano? Siamo soffocati dall’Internet delle cose, cioè ogni oggetto collegato al web, come dire che abbiamoaffittatol’intelligenza. C’è il frigorifero che ordina la pizza, l’invasione dei droni, i robot che salvano le persone nei disastri. Addirittura ci sono quelli in grado di consolare da un dispiacere. In genere funzionano molto gli animali. Un’avanguardia che nasconde un grande affare: solo negli Stati Uniti ci sono ottanta milioni di cani, molti di più dei ragazzi under 18. Di sicuro il web (cioè il mondo virtuale) si è ormai impadronito totalmente della nostra vita reale. C’è una nuova dimensione su informazione, salute, denaro, cultura, politica, relazioni personali, tempo libero. A tal punto che presto la rivoluzione digitale ci porterà a una nuova costituzione planetaria dove, soprattutto, non ci sarà più privacy. E magari, con l’avvento delle stampanti 3D, sarà sconvolta anche la condizione fisica: ognuno potrà costruirsi quello che gli serve. In fondo abbiamo sempre sognato un robot. Già nel 1900 gli umani pensavano a un mondo pieno di robot pronti a svolgere le mansioni più ingrate.
Sempre più robotizzati, potremo fare in futuro anche a meno della memoria. L’idea, in fase sperimentale, è di Google: un brevetto  -‘Timeline’- che permette di indossare un dispositivo, tipo ‘Glass’, in grado di registrare tutti i nostri spostamenti per poi rivederli sul pc. Un rapporto delle Nazioni Unite sull’alimentazione è allarmante, ma anche fondato su basi reali. Si prevede  che entro il 2100 la popolazione mondiale avrà superato la soglia dei dodici miliardi persone. Si pensi alle risorse naturali che già oggi scarseggiano, soprattutto l’acqua, che per oltre un miliardo di persone è già una rarità, come conferma la diffusa desertificazione. Oltretutto l’aria sarà notevolmente più tossica di quella che respiriamo adesso. Insomma abbiamo esagerato e il nostro super-consumismo ci sta divorando il futuro. E’ uno scenario apocalittico, ma la sfida di sfamare tante persone è reale.

C’è chi è andato decisamente oltre. Rene Anand, uno degli scienziati della Ohio State University, sostiene di aver creato in provetta un cervello umano quasi completamente formato. Sebbene non pensante, questo mini-cervello, grande quanto la gomma da cancellare delle matite, e paragonabile a quello di un feto di cinque settimane, rappresenta il cervello umano più sviluppato mai creato in laboratorio.  Anand e il suo team di scienziati affermano di aver riprodotto il 99% dei diversi tipi di cellule e geni del cervello, compresi il midollo spinale e la retina.  Al di là degli esperimenti in laboratorio, ci si avvia, comunque, sempre più concretamente al controllo mentale: cioè a inviare pensieri e sensazioni dal cervello di una persona a quello di un’altra attraverso impulsi trasmessi con elettrodi. L’idea di collegare i cervelli, mettendo in connessione i neuroni di più persone, è antica quanto la fantascienza, ma sembra che ormai siamo vicinissimi al super-brain collegato via web. Scienziati serissimi continuano a lavorarci sopra. A Oxford stanno mettendo appunto una nuova macchina della verità. Si chiama TheySay, un software che, sfruttando una serie di algoritmi di analisi linguistica e semiotica, è in grado di ‘misurare’ i livelli di umorismo, sarcasmo e, soprattutto, sincerità di un testo. Come dire che è arrivata l’ora di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. E se scrivete sul profilo che siete alti, belli e con gli occhi azzurri c’è TheySay in grado di smascherarvi.

I primicervellonisembrano ormai ferraglia capace solo di stupire per le dimensioni. Da allora ne è passato di tempo, di ricerca, di letteratura e di cinema. Tutto comincia nel 1921 grazie al dramma teatrale di fantascienza: ‘R.U.R‘.  Gli umanoidi di Karel Capek rivoluzionano l’economia con il loro lavoro  e finiscono per conquistare il mondo causando l’estinzione della razza umana. L’allarme in effetti è preoccupante: negli Stati Uniti nel 2025 si perderanno in America nove milioni di posti di lavoro per colpa delle macchine«In tanti non hanno letto o hanno dimenticato», scrive Maria Laura Rodotà, «un romanzo di Douglas Coupland del 1995, intitolato Microserfs, cioè ‘microservi’: in cui il quartier generale di Microsoft è descritto come un mondo feudale di cui Bill Gates è il re e i ragazzi progettisti sono servi della gleba dediti giorno e notte ai loro progetti. Pochi hanno letto ‘The Circle‘, romanzo recente di Dave Eggers che sembrava scontato ma forse non lo è, su una ragazza assunta in un misto di Google/Facebook che fagocita e monitora la sua esistenza. Tantissimi, però, hanno visto l’ultima grande inchiesta su Amazon del ‘New York Times‘. In cui si racconta di programmatori e colletti bianchi governati da un ‘darwinismo intenzionale’ feroce. In cui i buoni sono detti ‘Amabots’, insomma bravi robot. In cui bisogna seguire regole cattivissime. Insomma, la New Economy sta producendo modelli di lavoro -e di pensiero- darwinisti di impianto e totalitari nelle conseguenze. È il megagigacapitalismo trionfante che per massimizzare i profitti e rendere abbordabili, e irrinunciabili, i prodotti spreme e butta a mare gli umani».

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